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Raul Montanari presenta "Il vizio della solitudine"

L'autore dialoga con Paolo Gualandris sull'eterno 'scontro' tra legge e giustizia

Paolo Gualandris

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pgualandris@laprovinciacr.it

16 Giugno 2021 - 12:03

CREMONA - L’eterno 'scontro' tra legge e giustizia, il coraggio (o l’incoscienza) di scegliere la seconda sapendo di mettere a rischio la propria esistenza e condannarsi a una vita di solitudine.  E’, questo, uno dei temi centrali  de Il vizio della solitudine, nuovo romanzo che Raul Montanari, direttore di una delle scuole di scrittura creativa più note e quotate d’Italia e penna di valore assoluto, racconta oggi in questa 'pillola' di letteratura conversando con Paolo Gualandris.  “C’è una scena nel libro a cui tengo tantissimo – ci spiega lo scrittore -, quella in cui Ennio, per curiosità o per sfogarsi, entra in una chiesa e confessa gli omicidi che ha compiuto. Il prete (che forse non gli crede nemmeno) gli fa notare che il quinto comandamento non prescrive semplicemente di non uccidere ma specifica: ‘non uccidere l’innocente e il giusto’. Anche la scrittura quindi ammette la possibilità, a volte la necessità, di uccidere per prevenire un male maggiore”.

 

L’ex ispettore Ennio Guarneri conduce una vita appartata. Cacciato dalla polizia per essersela presa con un intoccabile, non ha amici e si concede un unico sfizio: rifare in un anno tutte le elementari andando a lezione dalla sua anziana e dolcissima maestra. È solo, perché non ha bisogno di nessuno. Ma quando assiste per caso ai preparativi di un omicidio, d’istinto interviene e l’aggressore finisce ucciso. Ennio non poteva saperlo ma quella che ha interrotto era un’esecuzione: per questo il suo gesto scatena contro di lui la vendetta di Han, una misteriosa organizzazione di giustizieri. Nella drammatica avventura che segue, Ennio è costretto a esplorare la parte più oscura di se stesso, proprio quando l’incontro con una ragazza diversa da tutte sembra aprirgli l’orizzonte di un amore inatteso, improbabile, eppure irresistibile. Un dubbio rimarrà alla fine: se per lui, come per tutti noi, la solitudine sia un male a cui sottrarsi o un vizio da coltivare con cura. A trent’anni esatti dal suo esordio nel 1991, quando il noir si leggeva quasi solo in traduzione, Raul Montanari torna a esplorare le atmosfere del genere con la sua carica esistenziale e la sua scrittura cristallina e trascinante.

 

Tutti consideriamo la solitudine una disgrazia da cui tenersi lontani- ci dice Montanari -  Ennio Guarneri l’abbraccia come un vizio e ne fa una specie di fortezza… almeno all’inizio. Realizza alla lettera una bellissima frase di Leonardo da Vinci: 'Sii solo e sarai tutto tuo'. Ma è cosi solo fino ad un certo punto. L’ex ispettore rompe il suo isolamento per una lezione a settimana, con la sua maestra delle elementari. Vuole affrontare tutto il programma dei cinque anni di scuola in un anno solo. E per la maestra inizia a scrivere un diario, che racconta della vicenda nella quale si trova suo malgrado coinvolto. Gli sconvolge la vita l’incontro con una ragazza, completamente diversa da lui, che lo costringe ad aprirsi per la prima volta dopo tanti anni. Ennio trova così la forza e la voglia di salvarsi la vita, quando la situazione precipita e si trova nel mirino di una inconsueta e spietata organizzazione di giustizieri. E’ stato scritto che “Montanari scrive benissimo e i suoi personaggi sono indimenticabili. La maestra Guarnieri è un inno alla nostra infanzia, ai ricordi di tutti noi, al rimpianto per la nostra età migliore. E poi c’è la periferia di Milano. Uno scenario suggestivo che fa da sfondo ideale a tutta la storia. Fino all’ultima scena, che si imprime negli occhi e nella mente in modo indelebile”. Non si può non essere che d’accordo.

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