L'ANALISI
27 Marzo 2026 - 05:05
CREMONA - Nella nona puntata di ‘Stiamo in campana’, rubrica online de La Provincia di Cremona e di Crema a cura di Mauro Cabrini che trovate oggi sul sito www.laprovinciacr.it e su tutti i canali social del quotidiano, si parla del referendum. Non, però, del ‘no’ degli italiani, che raggiungendo il 53,4% ha bocciato la riforma della giustizia; e nemmeno del terremoto nel governo che ne è seguito, con le dimissioni della ministra del Turismo Daniela Santanchè, del sottosegretario Andrea Delmastro e della capo di gabinetto del ministro Nordio, Giusi Bartolozzi.
Sotto la lente di ingrandimento di don Paolo Arienti finisce invece la partecipazione alla consultazione della Generazione Z: chi ha fra i 18 e i 28 anni si è presentato in massa alle urne, con una adesione al voto del 67% ritenuta da quasi tutti gli analisti inattesa e sorprendente.
«La controtendenza rispetto alla disaffezione degli ultimi anni è indubbiamente un dato significativo ed è ancora più interessante se lo valutiamo nello specifico della mobilitazione dei giovani. Forse — ipotizza don Arienti — è scattato qualcosa di diverso perché i ragazzi hanno intuito come ci fosse dietro una partita importante, seppure tecnicamente complicata. C’è da sperare che il dato non sia occasionale ma, invece, il segno della ritrovata voglia di partecipazione di una generazione che si mostra spesso lontana da certi temi, se non addirittura dispersa».
La spiegazione? «Due. La prima: questa volta non si sono mossi solo i partiti, ma anche la società civile, e questo può aver smosso i ragazzi. La seconda: sul piatto c’era la Costituzione».
Il ruolo della scuola: «Il nostro Paese ha dimostrato spesso una grande capacità di bypassare ciò che crea tensione. Io però sono convinto che il mondo educativo debba affrontare certe tematiche con l’obiettivo di far capire ai ragazzi che è possibile discutere nel merito, con un certo tipo di linguaggio e con competenza, ragionando anche di politica senza ideologia. È un impegno e una grande sfida. Ma — non ha dubbi, in conclusione, don Arienti — io ritengo sia anche un dovere fondamentale».
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