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STIAMO IN CAMPANA

È giusto premiare Bastoni?

Il ‘Rosa Camuna’ al calciatore contestato in tutti gli stadi: ecco cosa pensa don Arienti della proposta

Mauro Cabrini

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mcabrini@laprovinciacr.it

20 Marzo 2026 - 05:25

CREMONA - Nell’ottava puntata di ‘Stiamo in campana’, rubrica online de La Provincia di Cremona e di Crema a cura di Mauro Cabrini, si parla di calcio. Meglio: di etica sportiva. Nello specifico, del ‘caso Bastoni’. Cosa è accaduto al calciatore dell’Inter e della Nazionale lo sanno ormai tutti: la sua simulazione e poi la sua esultanza per la conseguente espulsione di Pierre Kalulu, durante Inter-Juventus, hanno innescato un’ondata di indignazione che lo accompagna da oltre un mese, con il difensore di Piadena fischiato in tutti gli stadi.

La novità è che il presidente del consiglio regionale, Federico Romani, in quota Fratelli d’Italia, e Pietro Bussolati, consigliere del Partito Democratico, hanno proposto per il terzino il premio Rosa Camuna, riconoscimento che la Regione consegna ogni anno a lombardi che si siano particolarmente distinti «per impegno, operosità, creatività o ingegno nel contribuire allo sviluppo economico, sociale, culturale e sportivo della Lombardia».

La motivazione: «Il valore sportivo dimostrato nel corso della sua carriera e la capacità di affrontare con serietà e correttezza anche i momenti più difficili, riconoscendo pubblicamente un proprio errore, chiedendo scusa con trasparenza e assumendosi la responsabilità di un gesto avvenuto in campo». Tradotto: Alessandro Bastoni ha sbagliato, ma ha saputo chiedere scusa; e, quindi, va premiato. Giusto? Secondo don Paolo Arienti, in fondo, sì.

E il ‘sì’, oltre il caso particolare e oltre anche la morale, trova le sue ragioni generali in considerazioni prima di tutto culturali: «Se passa il concetto che l’uomo, in questo caso l’uomo-calciatore Bastoni, non può più sbagliare, e che se cade non ha il diritto di rialzarsi, allora imbocchiamo una strada che non ha ritorno. E che mostra evidenti profili di pericolosità. E attenzione, poi: la dinamica del perdono, non solamente concesso ma prima di tutto richiesto, è un’operazione antropologica di tutto rispetto. Che mette in gioco la maturità della persona e della comunità».

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