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LA RIFLESSIONE

Bastoni: dal linciaggio mediatico alla Rosa Camuna

Dopo settimane di critiche e indignazione per un episodio in Inter-Juventus, il difensore riceve una candidatura inattesa: un premio lombardo che mette in luce correttezza e responsabilità, ribaltando ogni previsione: «Ha chiesto scusa»

Mauro Cabrini

Email:

mcabrini@laprovinciacr.it

14 Marzo 2026 - 10:21

Bastoni: dal linciaggio mediatico alla Rosa Camuna

PIADENA DRIZZONA - Nella bufera, la notte del derby d'Italia: il contatto minimo con Pierre Kalulu, la simulazione fin troppo evidente, l'esultanza smodata per l'espulsione dello juventino.

Travolto da critiche, indignazione, fischi e persino inaccettabili minacce di morte, da allora: prima al centro delle polemiche, inseguito dalle traiettorie velenose dei moralisti del «vergogna, toglietegli subito la maglia azzurra», e poi contestato in tutti gli stadi; braccato anche lì dai tifosi avversari, perché semplicemente tifosi avversari, e da quelli che invece, improvvisamente puri, dopo quella sera pare non abbiano più visto calcio che non fosse ‘pulito’.

Le cose cambiano, però. A volte anche in fretta.

Perché adesso, a 28 giorni esatti da quella partita giocata come si conviene senza troppo amore nonostante fosse San Valentino, Alessandro Bastoni è candidato a ricevere il premio Rosa Camuna, riconoscimento che la Regione consegna annualmente a chi si sia distinto «per impegno, operosità, creatività o ingegno nel contribuire allo sviluppo economico, sociale, culturale e sportivo della Lombardia».

E qual è il merito del piadenese classe 1990, difensore dell’Inter e della Nazionale? Forse essere riuscito «nell’impresa un tempo inimmaginabile di far espellere ingiustamente uno juventino» come supposto da Massimo Gramellini nel suo ‘Il caffè’ sul Corriere del 18 febbraio, dedicato al calciatore (e contestualmente anche al referendum) e maliziosamente (o malignamente?) intitolato ‘Moralità limitata’?

No. A dimostrazione di come lo stesso fatto possa essere valutato in maniera molto differente, a seconda della lente con cui lo si guarda, delle esperienze personali e della sensibilità che si possiede, la ragione della proposta è un’altra: «Per il valore sportivo dimostrato nel corso della sua carriera, per il ruolo simbolico che ricopre nel calcio lombardo e per la capacità dimostrata di affrontare con serietà e correttezza anche i momenti più difficili, riconoscendo pubblicamente un proprio errore, chiedendo scusa con trasparenza e assumendosi la responsabilità di un gesto avvenuto in campo».

Eccola lì, la sorprendente svolta di visione che rivoluzione la parabola del mancino ‘braccetto di sinistra’, per dirla come quelli bravi di adesso, tanto diversi da me che ancora mi piace chiamarlo terzino. Cambio totale di paradigma. Confezionato tra l’altro in pressing coordinato e bipartisan, perché la candidatura è stata ufficialmente presentata dal presidente del consiglio regionale Federico Romani, in quota Fratelli d’Italia, e da Pietro Bussolati, consigliere del Partito Democratico. Che a volte il pallone riesce ad unire quel che la politica divide.

Si spiegano meglio, gli interisti Romani e Bussolati, separati in aula ma compagni di fede calcistica, il piddino anche presidente dell’Inter Club di Palazzo Pirelli.

«Bastoni rappresenta uno dei volti più autorevoli e riconoscibili del calcio lombardo, italiano ed europeo. Con la maglia dell’Inter e della Nazionale ha dimostrato negli anni qualità tecniche, personalità e senso di responsabilità che lo rendono un punto di riferimento dentro e fuori dal campo. E le scuse che ha presentato dopo Inter-Juventus sono la testimonianza, non scontata e non comune, del rispetto per il gioco, per gli avversari e per i tifosi che ha sempre dimostrato».

Tutti d’accordo? Io sì, se interessa. Perché un errore non cancella una carriera e tantomeno una storia; perché si può sbagliare e non tutti sanno chiedere scusa dopo averlo fatto; e perché, seppure a basso livello, a calcio ho giocato e a dispetto dei lealisti a tutti i costi so come funziona. In Serie A come in Terza Categoria.

Ma molti altri no: polemiche di nuovo, ieri; subito. E allora rileggo Gramellini: se il calciatore dello schieramento avverso «afferma o commette una bestialità, mi indignerò, griderò ‘vergogna’ mai meno di due volte e lascerò trasudare il disgusto morale che quel comportamento mi provoca». Ma se, al contrario, «ad affermare-commettere la medesima bestialità è qualcuno della mia squadra, ribalterò lo schema, negherò che lo abbia fatto oppure, dopo un meccanico riconoscimento di colpa pronunciato a fior di labbra, sosterrò che il mio campione ha sbagliato in buona fede». E ha chiesto scusa. Appunto.

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