L'ANALISI
13 Marzo 2026 - 05:25
CREMONA - Nella settima puntata di ‘Stiamo in campana’, rubrica online de La Provincia di Cremona e di Crema a cura di Mauro Cabrini, si torna a parlare di giovani e di social. Nello specifico, di pre adolescenti e di WhatsApp. Il motivo: proprio due giorni fa, la piattaforma di Meta ha comunicato ufficialmente l’apertura degli account per under 13, gestiti da un genitore e con l’esperienza d’uso limitata solo ai messaggi e alle chiamate, non quindi ai canali e al chatbot Meta AI. Il dispositivo, si spiega, «sarà implementato gradualmente per ricevere i feedback degli utenti e offrire alle famiglie il modo più sicuro e privato per comunicare».
Le garanzie: «Le nuove impostazioni e funzioni di parental control sono protette da un ‘Pin genitore’ sul dispositivo gestito e solo i genitori possono accedere alle impostazioni sulla privacy e modificarle, così da avere la possibilità di personalizzare l’esperienza della propria famiglia. Tutte le conversazioni personali rimangono private e protette con la crittografia end-to-end e nessuno, nemmeno WhatsApp, può vederne o sentirne il contenuto».
La domanda sorge spontanea: è giusto o è un azzardo? Esiste, anche oltre il sistema di controllo assicurato, un tema di sicurezza? E di consapevolezza degli stessi ragazzini e anche, forse soprattutto, dei genitori? A rispondere è come sempre don Paolo Arienti: «Di certo, dobbiamo imparare ad abitare con molta prudenza, evitando un accesso indiscriminato, mondi che tutti usiamo e che però presentano contenuti infiniti, alcuni anche inadatti e a volte pericolosi per i giovani e per gli stessi genitori, perché non hanno né codici etici, né gerarchie morali». Indietro, però, non si può tornare: «Sarebbe antistorico. Ma un suggerimento lo voglio dare — avverte don Arienti —: evitiamo che lo smartphone colonizzi, cannibalizzandolo, il tempo delle famiglie».
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