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IL MEDICO RISPONDE. IL VIDEO

Imenotteri, allergia al veleno: quando il rischio è reale

Dalla puntura all’intervento medico: la dottoressa Gentile spiega come riconoscere sintomi, insetti responsabili e le strategie per prevenire e trattare reazioni anche gravi

Cinzia Franciò

Email:

cfrancio@laprovinciacr.it

25 Gennaio 2026 - 05:25

CREMONA - Protagonista della rubrica ‘Il medico risponde’ è la dottoressa Camilla Gentile, medico allergologo dell’Ospedale di Cremona.

In che modo può manifestarsi l’allergia al veleno degli imenotteri?
«L’allergia al veleno degli imenotteri si manifesta con una reazione immunomediata, potenzialmente anche molto grave, che viene scatenata dopo una puntura di imenottero, dopo che comunque si è verificata una sensibilizzazione, quindi una produzione di anticorpi di tipo IgE specifiche contro gli allergeni presenti nel veleno. A differenza delle reazioni normali, che rimangono locali e limitate al sito di puntura, nel paziente allergico possono presentarsi reazioni locali estese in cui l’eritema e l’edema superano i 10 cm di diametro. Queste reazioni tendono comunque a una prognosi favorevole e si ripetono in modo simile a successive punture, anche se in una piccola percentuale dei casi possono evolvere in una reazione sistemica. È importante prestare attenzione se coinvolgono il volto o il cavo orale, poiché potrebbe verificarsi un’ostruzione delle vie aeree e, in questi casi, è prudente recarsi in pronto soccorso. Le reazioni sistemiche si sviluppano a distanza dal sito di puntura e possono coinvolgere la cute, l’apparato gastroenterico, respiratorio e cardiovascolare. I sintomi comprendono prurito diffuso, orticaria, angioedema, dispnea, costrizione toracica, capogiri, calo della pressione arteriosa e, nei casi più gravi, perdita di coscienza».

Quali sono i principali imenotteri responsabili e come ridurre il rischio di puntura?
«I principali agenti responsabili appartengono agli apidi e ai vespidi. Tra gli apidi, la specie più nota è l’ape mellifera, tendenzialmente non aggressiva e che punge solo per difesa; ha un pungiglione seghettato che resta nella pelle insieme alla vescicola velenifera, causando la morte dell’ape dopo la puntura. È importante rimuovere il pungiglione senza schiacciare la vescicola per evitare ulteriore rilascio di veleno. Tra i vespidi troviamo vespe come il polistes, il giallone, il calabrone e la vespa velutina, nota per la particolare aggressività. Questi insetti hanno un pungiglione liscio che permette più punture consecutive e sono attratti da alimenti e bevande zuccherate. In estate, consumando cibi all’aperto, è consigliato prestare attenzione e limitare il rischio di puntura. Altre precauzioni includono evitare profumi intensi, indossare abiti dai colori neutri e scarpe chiuse».

Quando è indicata una visita allergologica?
«È indicato rivolgersi a uno specialista allergologo in caso di reazione sistemica con sintomi come orticaria diffusa, angioedema, broncospasmo, ipotensione o perdita di coscienza, oppure in caso di reazione locale estesa oltre 10 cm, per ottenere diagnosi appropriata e terapia».

Come viene diagnosticata l’allergia al veleno?
«La diagnosi parte da un’anamnesi dettagliata: segni, sintomi, tempi di insorgenza, attività svolta, luogo e ora della puntura, tipo di imenottero e caratteristiche del nido se osservato. Si eseguono test cutanei con veleni purificati e esami ematici per rilevare IgE specifiche verso gli allergeni. Anamnesi, test e analisi permettono di identificare l’insetto responsabile e indirizzare, se indicato, verso immunoterapia specifica».

Quali sono le opzioni terapeutiche?
«Per reazioni locali estese si applica terapia atopica: ghiaccio in loco, pomate cortisoniche, antistaminici orali e, se necessario, cortisonici per bocca. Per le reazioni sistemiche, oltre alla terapia cutanea, è fondamentale avere a disposizione adrenalina autoiniettabile, da somministrare intramuscolo alla prima sospetta reazione anafilattica, e allertare i soccorsi anche se i sintomi sembrano in miglioramento. L’immunoterapia specifica modifica la storia naturale della malattia, offre protezione fino al 95-98% contro successive punture e prevede somministrazioni sottocutanee crescenti fino al dosaggio di mantenimento, mantenuto mensilmente per cinque anni, seguito da rivalutazione».

La rubrica, realizzata insieme ad Asst di Cremona, può essere ascoltata anche sul sito internet del quotidiano La Provincia di Cremona e di Crema e sul suo canale YouTube.

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