L'ANALISI
18 Gennaio 2026 - 05:25
CREMONA - Protagonisti della rubrica ‘Il medico risponde’ sono il dottor Alberto Silla, direttore DAPSS (Direzione Aziendale Professioni Sanitarie e Sociosanitarie) di Asst Cremona; la dottoressa Miriam Mariani, dirigente DAPSS - Polo Ospedaliero; il dottor Gianmario Pedretti, dirigente DAPSS - Polo territoriale.

Dottor Silla, qual è oggi il ruolo dell’infermiere nel sistema sanitario italiano e come è cambiato negli ultimi anni in termini di competenze e responsabilità?
«Oggi l’infermiere è una figura centrale del sistema sanitario italiano: un professionista autonomo, responsabile dell’assistenza e della presa in carico della persona lungo tutto il percorso di cura. Negli ultimi anni il suo ruolo è profondamente cambiato: da esecutore di compiti è diventato un professionista con competenze cliniche, relazionali e organizzative sempre più avanzate. L’infermiere partecipa attivamente alle decisioni assistenziali, lavora in team multiprofessionali e svolge un ruolo chiave nella sanità territoriale, nella prevenzione e nella continuità delle cure, soprattutto a domicilio e nelle comunità».
La carenza di personale infermieristico è un tema molto discusso: quali sono le principali cause di questa situazione e quali conseguenze ha sulla qualità dell’assistenza ai cittadini?
«La carenza di infermieri non è temporanea, ma il risultato di anni di mancata programmazione e scelte politiche che non hanno valorizzato adeguatamente la professione. Turni insostenibili, retribuzioni inadeguate, scarse prospettive di carriera e bisogni di salute in aumento rendono la professione meno attrattiva, favorendo abbandoni ed emigrazione professionale. Dove il rapporto infermiere-paziente è adeguato, mortalità e complicanze diminuiscono; al contrario, dove manca, aumenta sovraccarico, ritardi e rischi per i pazienti. Interventi strutturali su organici, condizioni di lavoro, valorizzazione professionale e percorsi di carriera sono indispensabili».

Dottoressa Mariani, in che modo i carichi di lavoro, i turni e le condizioni operative incidono sul benessere psicofisico degli infermieri e sul rischio di burnout?
«Carichi pesanti e turni massacranti accumulano stress, disturbi del sonno e carico emotivo. Questo porta al burnout: calo motivazionale, distacco dai pazienti e, nei casi estremi, abbandono della professione. Non è solo un problema individuale: se chi cura non sta bene, l’intero sistema si indebolisce. Turni prolungati, reperibilità continua e tempo ridotto per i pazienti aumentano frustrazione e senso di impotenza, calo della qualità delle cure e rischio per la sicurezza».
Quali interventi ritiene prioritari per valorizzare la professione infermieristica e contrastare la crisi attuale?
«Servono interventi strutturali: aumentare gli organici e pianificare turni sostenibili, garantire spazi di recupero psicofisico, investire in aggiornamento professionale e supporto emotivo come counseling e gruppi di peer support. Sul piano contrattuale, stipendi adeguati, incentivi per chi opera in contesti complessi e stabilità occupazionale sono indispensabili. Bisogna passare da una logica emergenziale a una strategia strutturale che metta al centro la salute degli operatori».

Dottor Pedretti, quanto contano il riconoscimento professionale, economico e sociale nel rendere la professione attrattiva per i giovani?
«Il riconoscimento integrato è determinante: professionale significa valorizzare competenze, autonomia e percorsi di carriera; economico vuol dire retribuzioni adeguate e incentivi; sociale implica rispetto quotidiano e consapevolezza del valore scientifico e umano della professione. Solo investendo in queste leve la professione può tornare a essere scelta desiderata, sostenibile e capace di affrontare le sfide della sanità contemporanea».
Guardando al futuro, quale ruolo e quale modello di assistenza immagina per l’infermiere all’interno di una sanità territoriale orientata alla cura della persona?
«L’infermiere sarà pilastro nella presa in carico di pazienti fragili o con cronicità. Nelle Case della Comunità, Centrali Operative Territoriali e assistenza domiciliare integrata, coordinerà i percorsi di cura, monitorerà la situazione clinica, raccordando équipe multiprofessionali. Tecnologia e telemedicina amplificheranno il ruolo, senza sostituirlo, e l’infermiere promuoverà salute, prevenzione e empowerment dei pazienti, diventando protagonista strategico della salute pubblica e della qualità delle cure».
La rubrica, realizzata insieme ad Asst di Cremona, può essere ascoltata anche sul sito internet del quotidiano La Provincia di Cremona e di Crema e sul suo canale YouTube.
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