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NEL CREMASCO

Agguato, pestaggio brutale: cinque indiani in carcere

Operazione della squadra mobile di Cremona e del Commissariato di Crema. Le ipotesi di accusa: sequestro di persona e lesioni personali aggravate, in concorso

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

29 Aprile 2022 - 07:00

CREMA - Gente che va in giro a marcare il territorio armata di coltelli, spranghe e bastoni. Dev’essere stato un pezzo grosso di una banda rivale l’indiano di trent’anni al quale sette connazionali hanno teso un agguato, lo hanno massacrato di botte, sequestrato in auto, ferito a colpi di coltello per poi lasciarlo, quasi in fin di vita, davanti al Pronto soccorso dell’ospedale Maggiore di Crema. La brutale aggressione risale al 29 gennaio scorso, sabato.

Ora cinque indiani sono finiti in carcere a Cremona, mentre due sono irreperibili, scappati forse all’estero. Le ipotesi di accusa: sequestro di persona e lesioni personali aggravate, in concorso.

E’ l’esito dell’operazione ‘Agguato’ della squadra mobile di Cremona e del Commissariato di Crema. I poliziotti hanno eseguite le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip Elisa Mombelli su richiesta del pm Francesco Messina che ha coordinato l’indagine. Hanno collaborato le squadre mobili di Brescia, Bergamo e Lodi.

Gli indagati hanno tra i 25 e i 40 anni. Tre risiedono nel Cremasco, tre nel Lodigiano (uno è irreperibile), il settimo, anche lui fuggito, ha casa nella Bergamasca (vi abitano i genitori) e il domicilio nel Bresciano. Qui, in passato, è stato titolare di una officina meccanica. Tutti gli altri lavorano nelle stalle. Nella Bergamasca vive, invece, la vittima.

 

I FATTI DI QUEL SABATO SERA.
 

E’ andata così quel sabato sera: una spedizione punitiva in piena regola, avvenuta in due tempi. Il trentenne si era recato a Bottaiano, frazione di Ricengo, paese nel Cremasco. Aveva un appuntamento con un amico. Lo stava aspettando sotto casa (l’amico non è mai sceso), quando sono sbucati alcuni indiani della banda. Erano in auto, lo avevano tenuto d’occhio. Hanno puntato i fari, hanno accelerato e tentato di investilo. Il trentenne si è messo a correre, ma è finito un vicolo cieco.

I violenti lo hanno pestato a sangue, con una corda gli hanno legato le mani dietro la schiena, lo hanno costretto a salire su un’auto e sono ripartiti. Hanno raggiunto un posto isolato, in mezzo alla campagna di Romanengo, paese del Cremasco.

Sono arrivati gli altri indiani armati di coltelli, spranghe e bastoni. Il trentenne è stato vittima di un secondo, brutale, pestaggio. E’ stato colpito con una violenza inaudita su quasi tutto il corpo. Ed è stato minacciato: "Non metterti contro di noi, altrimenti uccidiamo te e la tua famiglia". L’uomo ha perso conoscenza. Si è ritrovato in ospedale, il Maggiore di Crema. Davanti all’ingresso lo avevano lasciato i suoi aggressori con il corpo pieno di ferite profonde e traumi.

I poliziotti del dirigente della Squadra Mobile Marco Masia e del vice questore Bruno Pagani del Commissariato di Crema, hanno iniziato la "lunga e complessa" attività di indagine. Una indagine tecnica e tradizionale insieme. Hanno intercettato i sospettati, li hanno tenuti d’occhio, pedinati. E hanno ricostruito un possibile movente della spedizione punitiva culminata nella violenta aggressione. Chi ha indagato parla di "precedenti dissapori relativi ad alcuni episodi delittuosi avvenuti negli ultimi mesi ed un tentativo di affermazione di predominanza territoriale degli aggressori".

Prima dell’arresto, con l’aiuto dei colleghi di Lodi, Brescia e Bergamo, gli investigatori hanno passato al setaccio le zone dove i sette indiani abitano o lavorano. Alle tre di notte sono andati a prenderli. Intanto, continuano a cercare i due indiani irreperibili, forse già all’estero.

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