Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

CORONAVIRUS. LA SCUOLA

Covid, giovani affamati di relazioni: «Prigionieri nelle camerette»

Presentata all’Università Cattolica la ricerca sulla didattica ai tempi della pandemia. L’indagine ha coinvolto 2.699 studenti delle medie e 6.309 ragazzi delle superiori

Nicola Arrigoni

Email:

narrigoni@laprovinciacr.it

30 Gennaio 2022 - 18:16

CREMONA - «Non avrei mai immaginato che tanti ragazzi chiedessero con forza di tornare a scuola». Esordisce così Laurentiu Strimbanu, presidente della Consulta degli Studenti, e questo la dice lunga sull’effetto della pandemia sugli adolescenti. Nell’aula magna del campus della Cattolica è stata presentata la ricerca promossa dall’Ust di Cremona tra gli studenti di medie e superiori della provincia e analizzata in collaborazione con il dipartimento di pedagogia della facoltà di scienze di formazione della Cattolica.

A sostenere la ricerca è stato l’ex provveditore cremonese, Fabio Molinari, che nel suo saluto ha sottolineato come sia importante innamorarsi della scuola per compiere la missione docente. A coordinare la ricerca sono stati Elisabetta Ferrari, docente distaccata presso l’Ust e referente dell’ufficio benessere dello studente, e Alex Severgnini, docente di matematica e collaboratore dell’Ust. Pietro Bacecchi, dirigente del comprensivo Crema 2, ha parlato di resilienza, analizzando i dati che riguardano il rapporto dei ragazzi con la Dad.

LA DAD NON SODDISFA.

La ricerca ha messo in evidenza come il 31,6% degli studenti della secondaria di primo grado e il 43,1% degli studenti della secondaria di secondo grado dichiara di ritenersi poco o per nulla soddisfatto di questa nuova modalità di fare lezione. Ma soprattutto come della scuola in presenza agli studenti è mancata maggiormente la socializzazione con i compagni (l’84,59 % per la secondaria di primo grado e il 79,34% per la secondaria di secondo grado), seguita dalla mancanza dei giusti stimoli per darmi da fare (45,74%) nella scuola secondaria di secondo grado. Agli studenti è mancato il rapporto con gli insegnanti solo per il 28% alle medie e il 24,23% alle superiori, un dato che forse imporrebbe qualche riflessione. E infatti uno dei dai più preoccupanti è stato dato dal fatto che gli studenti abbiano trovato nella famiglia e negli amici la possibilità di confidarsi, mentre gli insegnati abbiano finito per rappresentare un punto di riferimento quasi inesistente.

DISPERSIONE SCOLASTICA E CAMBIO DI ABITUDINI.

Paola Orini, preside del Galilei, si è concentrata sul fenomeno della dispersione scolastica e sui cambiamenti di abitudini indotti dalla pandemia e dal distanziamento. «La dispersione scolastica in molti casi è andata ben oltre i dati ufficiali ministeriali . Circa il 36% degli alunni intervistati (media fra il dato della secondaria di primo e secondo grado, Ndr) — ha spiegato Orini — ritiene che almeno uno o due compagni di classe non hanno di fatto frequentato le lezioni online. Il 4 % del campione ha risposto invece più di 3 compagni di classe. Un dato allarmante, che include una modalità di dispersione scolastica fatta di alunni scomparsi dal radar della Dad, dietro videocamere spente o peggio costantemente scollegati alla loro classe virtuale».

Lo sconvolgimento dei tempi di sonno e veglia e l’iperconnessione sono alcuni esempi messi i evidenza in più interventi, così come l’aumento dei casi di suicidi e di atti di autolesionismo o di cyberbullismo, come ha sottolineato la senatrice Vanna Iori, ordinaria di pedagogia alla Cattolica. Prima della pandemia una media del 5% del campione (dato medio fra secondaria di primo e secondo grado) passava più di 7 ore connesso online, durante l’emergenza si è passati all’11,6% per quanto riguarda il campione della secondaria di primo grado e al 20,5 % per quanto riguarda la secondaria di secondo grado.

Severgnini ed Ferrari si sono divisi l’intervento mettendo in evidenza le ferite che la pandemia ha inferto sulla comunità studentesca e chiedendo — in sede di conclusioni — un atto di coraggio perché la comunità tutta e non solo quella scolastica si faccia carico della ricostruzione di una normalità ancora da conquistare. Ed infatti il 51,8 % degli studenti della secondaria di primo grado ha dichiarato di aver provato maggiormente emozioni negative come rabbia, ansia, scoraggiamento e pessimismo contro il 75,6% degli studenti della secondaria di secondo grado.

Il rapporto col cibo e le attività fisiche hanno segnato un cambiamento preoccupante come ha evidenziato la ricerca: il 14,5% del campione ha dichiarato di essere aumentato di almeno 3 chili, dato correlato all’aumento del consumo di cibi poco salutare: il 41,2% dei ragazzi alle medie ha dichiarato di aver consumato cibi poco salutari più di tre volte la settimana contro il 20,2 % della secondaria di secondo grado. A questi aspetti si lega la domanda: «Come ti senti fisicamente in questo periodo?» , posta ai ragazzi che hanno compilato i questionari. Il 24% e il 10,7% del campione della secondaria di primo grado dichiara rispettivamente di sentirsi con poca forza ed energia e di riscontrare problemi fisici contro il 29,7% e il 10,7% della secondaria di secondo grado. La sensazione di sentirsi di fronte a difficoltà insormontabili ha interessato molto spesso il 37% degli intervistati, cui si affianca un altro 37, 4% che ha dichiarato di percepire a volte questo senso di inadeguatezza. Questi alcuni dei dati di un disagio sottolineato con forza da tutti gli interventi. 

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400