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CREMONA: IL VIDEO

Lite per la sosta, scatta l'aggressione: «Ti taglio la gola»

Minacce e auto sfasciata per vendetta. Aveva litigato per un parcheggio destinato ai disabili occupato abusivamente: dopo una settimana viene circondato mentre è in macchina in attesa della figlia

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

29 Ottobre 2021 - 05:35

CREMONA - «All’inizio ho pensato ad una rapina. Al polso avevo un bell’orologio. Ci sono le bande». Ma a quei due tizi l’orologio non interessava. Paolo la chiama «spedizione punitiva». Lui chiuso in auto mentre aspetta che sua figlia di 9 anni esca da scuola. Uno dei due che gli dice di scendere. Lo minaccia: «Ti taglio la gola». Le botte alla carrozzeria, ai finestrini, gli specchietti strappati: 5 mila euro di danni e molta paura. È accaduto martedì scorso.

SPEDIZIONE PUNITIVA. «Una spedizione punitiva. E tutto perché una settimana prima, aveva dato della cafona ad una mamma che davanti alla scuola aveva parcheggiato sul posto dei disabili». Due giorni fa «quella donna sui 25 anni, albanese, ha mandato i sicari, ne sono convinto».

Paolo ha 56 anni e una certa stazza: più muscoli che grasso «perché ho fatto tanto nuoto». Scaricata l’adrenalina «ora sto abbastanza bene, anche se ogni tanto ho momenti di stress per quello che ha subito la mia bambina di 9 anni, ancora molto spaventata». Anche se «ogni tanto, mi scende qualche lacrima di troppo».

Papà Paolo tira indietro le lancette alle 14.40 di martedì dell’altra settimana, l’antefatto. «Io e la mia compagna siamo partiti da casa per andare a prendere nostra figlia a scuola. Cerchiamo di essere un po’ in anticipo per trovare il parcheggio. Andiamo sempre in due. Nel caso, lascio giù la mamma ed io giro con l’auto. Era da un paio di giorni che vedevo quell’auto parcheggiata sui disabili. Mi sono preso la briga di difendere un nonno disabile che aspettava in auto il nipotino anche lui disabile. Il parcheggio era occupato da quella donna che mi ha mandato a quel paese ed è finita lì».

IL RACCONTO DELL'AGGRESSIONE. Passa una settimana. «Martedì scorso vedo ancora l’auto parcheggiata sul posto disabili». Stavolta, Paolo sta zitto, la sua compagna si incammina verso la scuola, lui parcheggia all’altezza del Nelson Pub. «Prendo il telefonino, guardo due cose, ad un certo punto mi sento riempire la macchina di pugni al finestrino lato guida. Con quel che succede in giro, mi sono spaventato. Avevo l’orologio. Ho pensato ad una rapina».

Uno dei due, quello più alto, lo minaccia: «Scendi che ti taglio la gola, scendi che ti taglio la gola». L’altro è muto. «Gli dico: «Stai sbagliando persona, non so chi sei, cosa vuoi». Questo andava avanti, comincia a prendersela con lo specchietto. Intanto io chiamo le forze dell’ordine. Mentre sono al telefono, questo tizio va avanti». Qualcuno in zona riprende con lo smartphone la violenza in diretta, il video arriverà tra le mani di Paolo.

«La mia compagna e mia figlia non erano ancora arrivate. Le forze dell’ordine mi consigliano di spostarmi, ma di stare in zona. ‘Guardi che devo ritirare la bambina con la mamma, ho paura a stare qui, perché altrimenti aggrediscono anche loro’».

Paolo si sposta, imbocca via Manini. «Quei due restano lì vicino alla loro auto. Da lontano continuano a fare il gesto di tagliarmi la gola. Le forze dell’ordine mi chiedono di leggere la targa a 300 metri». Paolo ha la vista buona. «Qualcosa recupero ed è stato utile».

Dalla scuola arrivano compagna e figlia, passano davanti a quei tizi. «‘Vi taglio la gola’. Mia figlia è spaventatissima. Se non fossi stato padre, istintivamente sarei sceso dall’auto. Ma sono un padre. Ho pensato alla mia bambina e ringrazio una mamma che l’ha portata da mia sorella», mentre Paolo e compagna aspettano le forze dell’ordine.

In via XI Febbraio arrivano carabinieri e polizia. I tizi se ne sono già andati. «Ma i carabinieri li hanno individuati e portati in caserma», spiega Michela Soldi, l’avvocato che assiste mamma e papà. In caserma la coppia si è trovata quasi a tu per tu con quei tizi violenti, albanesi. E «in caserma, le minacce sono proseguite: ‘ Ti ammazzo, ti taglio la gola’».

Papà Paolo è sconvolto, chiama l’avvocato Soldi. Le chiede aiuto. «È successo un fattaccio», le dice. Paolo aveva appena presentato querela. «Due giorni fa, abbiamo fatto un’integrazione», spiega l’avvocato che conosce papà Paolo «da moltissimi anni, ma io così sconvolto non l’ho mai visto. Pensava alla sua bambina e anche davanti a me gli è scesa qualche lacrima».

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