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CREMONA

Gioco d'azzardo, parrucchiere ed estetiste «sentinelle» sul territorio

La psicologa Ronchi: «La dipendenza femminile è un fenomeno sommerso: le donne provano una fortissima vergogna»

Massimo Schettino

Email:

mschettino@laprovinciacr.it

29 Settembre 2021 - 18:44

CREMONA - Estetiste e parrucchiere ‘sentinelle’ e anche un po’ angeli custodi delle loro clienti nel contrasto a una dipendenza che colpisce entrambi i sessi, ma resta nascosta sotto una coltre di vergogna quando le vittime sono donne.

Nei loro negozi e centri estetici avranno a disposizione materiale informativo per le clienti con le modalità per «dare un taglio» al gioco d’azzardo e i contatti per rivolgersi al servizio: il numero di telefono dedicato 335 5931509 e la mail ledonneingioco@gmail.com.


È questo il progetto sperimentale «Sciogli i nodi», il primo del genere in Italia, ideato da Asst Cremona in collaborazione con la Cna, presentato ieri nella sede della Confederazione nazionale artigiani. Sono circa 150 gli operatori del settore fra Cremona e Casalmaggiore a cui verrà chiesta una mano nel contrasto ad un problema sociale che l’epidemia di Covid non ha minimamente scalfito, spostandolo dalle sale gioco agli smartphone e ai computer di casa. 

ronchi

La psicologa Irene Ronchi

Irene Ronchi, psicologa e referente delle azioni per contrastare il gioco d’azzardo patologico (Gap) per Asst Cremona, ha sottolineato: «La dipendenza femminile dal gioco è un fenomeno sommerso: le donne provano una fortissima vergogna. Abbiamo avuto in cura alcune giocatrici che venivano agli incontri di nascosto per non rivelare al marito di essere delle giocatrici patologiche. Inoltre le donne sono sole, senza il supporto di un familiare che le sostenga. Gli uomini, invece, hanno l’appoggio di compagne, mamme, nonne e zie. Questo progetto — ha aggiunto Ronchi — parte da lontano, dai corsi di formazione svolti dall’Asst in cui esercenti e baristi ci segnalavano il numero di giocatrici pari a quello degli uomini. Cercando quindi di intercettare le donne giocatrici, oppure anche familiari di giocatori, abbiamo pensato in prima battuta di coinvolgere i medici. Ma non sempre le donne vanno dal dottore. Prima o poi, invece, vanno dal parrucchiere o dall’estetista. Abbiamo quindi deciso di cercare di coinvolgere questi operatori come punti della rete di sentinelle grazie alla disponibilità della Cna».

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