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MADIGNANO. IL VIDEO

Padre Maccalli si racconta in piazza: «Perdono i miei rapitori»

Il missionario presenta il suo libro «Catene di libertà-Per due anni rapito nel Sahel» sollecitato dal giornalista e scrittore Beppe Severgnini

La Provincia Redazione

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25 Settembre 2021 - 20:47

MADIGNANO - In piazza Portici padre Pier Luigi Maccalli (missionario SMA) si racconta presentando il suo libro «Catene di libertà- I miei due anni da rapito nel Sahel». A moderare quest'incontro pubblico il giornalista scrittore Beppe Severgnini.  

«Ho cominciato a scrivere questo libro nel deserto, quando mi hanno dato una biro e un quadernetto. Ho buttato giù quello che mi passava per la testa. Il giorno della liberazione l’ho portato con me insieme a un rosario e a un anello della catena che mi teneva legato». E’ nato così «Catene di libertà».

Era la notte del 17 settembre 2018 quando il sacerdote cremasco, appartenente alla Società delle Missioni Africane, fu rapito nella missione di Bomoanga, in Niger, al confine con il Burkina Faso. Da quel giorno, rimase sempre in catene, sino alla liberazione dell’8 ottobre 2020.

Edito da Edizioni Missionarie, 212 pagine al prezzo di copertina di 14 euro, il libro ha la postfazione del vescovo di Crema Daniele Gianotti. Nei commenti al lancio del volume figura anche quello di Papa Francesco: «Noi abbiamo sostenuto te, ma tu hai sostenuto la Chiesa». 

È proprio in questa prova delle catene che il mio spirito si libera. Perché i miei piedi sono incatenati, ma il cuore no

vescovo

Il libro è un sorta di quaderno dal carcere, che oscilla tra cronologia e introspezione, in cui i momenti di sconforto, accentuato dal pensiero costante dei familiari e degli amici che il missionario immagina angosciati, si alternano a quelli di speranza. Senza il conforto di una Bibbia a tener viva la fede, sottoposto a un lunghissimo digiuno eucaristico, padre Gigi scopre in sé nuove risorse e una nuova dimensione del vivere e del credere: «È proprio in questa prova delle catene che il mio spirito si libera. Perché i miei piedi sono incatenati, ma il cuore no».

E per spiegare la decisione di affidare la sua storia a un libro, il missionario spiega: «Adesso sono libero per liberare il perdono e spegnere sul nascere ogni inizio di violenza. Sono libero per liberare l’accoglienza e consolare chi è affaticato e oppresso. Sono libero per liberare la parola e dire a tutti di non incatenare mai nessuno».

Una testimonianza drammatica, che accende nel lettore spunti di profonda riflessione ed è capace di fargli toccare con mano la forza tranquilla della fede cristiana.

RIPRESE E FOTO: FOTOLIVE/MASSIMO MARINONI

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