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BASKET: PICK & ROLL

La Vanoli fa e disfa, c’è poco mordente. Juvi coi fiocchi: è la strada giusta

A Treviso c’erano tutte le premesse per aggiudicarsi la battaglia, i biancoblù si sono spenti senza trovare l’agonismo necessario. Per la Ferraroni, cammino costellato da prestazioni di livello

Daniele Duchi

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24 Marzo 2026 - 11:30

La Vanoli fa e disfa, c’è poco mordente. Juvi coi fiocchi: è la strada giusta

Il capitano della Vanoli Christian Burns in palleggio. A fianco, Luca Bechi, coach della Juvi Ferraroni

CREMONA - Per l’analisi-commento di oggi, non ho visto in diretta il match della Vanoli a Treviso, bensì in registrata. Conoscendo già l’esito finale e avendo letto nelle ore precedenti le dichiarazioni belligeranti di tecnico e dirigenti veneti che avevano definito questo appuntamento come ultima spiaggia per provare ad inseguire una salvezza comunque complicata, mi aspettavo di vedere una Nutribullet scendere in campo con il coltello tra i denti, determinata nel decidere il proprio destino confezionando una prestazione al limite della perfezione.

I cambi nel roster dopo il devastante avvio di stagione, hanno permesso ai trevigiani di sfiorare più volte il successo nelle ultime settimane, rimanendo però sempre con un pugno di mosche in mano. Giocando di fronte al proprio pubblico, ritenevo questo match davvero difficile per la squadra condotta dal Gigi da Cittadella, ma al termine della visione mi sono convinto che al PalaVillorba (con tutto il rispetto per i giocatori di Marcelo Nicola) ha fatto tutto la Vanoli. Approfittando della inevitabile tensione dei padroni di casa, Durham e compagni hanno incanalato la gara a proprio favore nel primo quarto: 9-4, 18-8, 22-10.

Insomma, l’avvio che vorresti tutte le volte che giochi in trasferta, grazie anche al 26-14 e 28-17 di inizio secondo quarto. Poi, il blackout, una Vanoli che di colpo smette di difendere e attaccare con oculatezza, con Treviso che subito ne approfitta infilando un parziale di 25-5 in poco più di 6 minuti. La tripla a fine quarto di Willis sembra placare l’emorragia, che invece prosegue nel terzo e nell’ultimo parziale fino al 92-85 a tre minuti dal termine.

Un moto d’orgoglio consente ai biancoblù cremonesi di riportarsi sotto sino al 92-90, ma qui la gestione degli ultimi possessi è a dir poco esasperante, a partire dal fallo tecnico giustamente decretato a Casarin (ex di turno evidentemente poco amato, ancora una volta deleterio nel finale con le sue scelte) per proseguire con una tripla quantomeno affrettata di Ndiaye. Gli ultimi secondi sono frenetici e palpitanti, ma la Vanoli sul meno 3 non trova la zampata decisiva, con la tripla di Willis a fil di sirena che non trova la retina.

Priva per un problema ad un piede del centro titolare Anigbogu (il cui apporto nell’area colorata è mancato parecchio), la squadra cremonese è sembrata mancare a lungo della giusta cattiveria agonistica; l’atteggiamento del gruppo è stato diametralmente opposto a quello visto la settimana prima nella sfortunata sfida alla Leonessa. Certo, il colpo di coda finale c’è stato, ma la gestione degli ultimi decisivi possessi ha fatto acqua da tutte le parti.

E poi c’è un segnale preoccupante che la gara di Treviso mi ha trasmesso; è trapelata in tutta la sua irruenza una situazione che non dovrebbe mai palesarsi, nello sport così come nella vita: la rassegnazione. Probabilmente, ma spero davvero di sbagliare, man mano che ci si avvicina al termine della stagione regolare, l’ambiente vanolino sembra pensare esclusivamente al prossimo anno, sapendo che – con ogni probabilità – la bellissima avventura della Vanoli sta per finire.

È comprensibile che i professionisti del gruppo (atleti, tecnici e dirigenti) stiano valutando eventuali offerte lontano da Cremona, ma avendo comunque la possibilità di chiudere questa avventura agganciando i playoff (obiettivo ancora possibile, visto il calendario delle ultime sette giornate, a partire dalla sfida interna di domenica contro Napoli), la speranza-auguro è che si continui a lottare come questa squadra ha dimostrato di saper fare. Altrimenti, il rischio peggiore è che quest’ultimo periodo si trasformi in una prolungata agonia.

SERIE A2

Una prestazione con fiocchi e controfiocchi, una performance di squadra di qualità eccellente contro un’avversaria che arrivava da una serie di sei successi consecutivi prima del ko interno (100-101) di sette giorni prima per mano di Avellino. Una gara maiuscola quella che la Ferraroni JuVi ha dominato e vinto al cospetto dell’Urania Milano, un confronto diretto (prima della palla a due la situazione in classifica era di parità a quota 26) per cercare di allontanare ulteriormente la zona calda in fondo alla graduatoria, e al tempo stesso fare un ulteriore passo in avanti verso la concreta possibilità di raggiungere, a fine stagione regolare, una delle posizioni (dall’8° al 13° posto) che consentiranno di giocare i play-in, anticamera di un ulteriore sogno – comunque difficile, ma mai dire mai - chiamato playoff.

La squadra di coach Luca Bechi aveva due obiettivi, domenica scorsa, prima di scendere sul parquet del PalaRadi: battere i forti avversari e, se possibile, ribaltare il meno 6 (78-84) rimediato nello scontro del girone di andata. Non solo la Ferraroni JuVi ha concretizzato entrambi i propositi, ma la 31ª giornata ha anche portato in dote agli orogranata ulteriori risultati favorevoli che hanno consentito a capitan Panni e compagni di salire in solitaria a quota 28 (undicesima posizione), tenendo distanziato di due lunghezze il terzetto inseguitore formato da Urania, Torino (avvantaggiato rispetto alla JuVi nel doppio confronto dalla differenza canestri) e Mestre, avversaria quest’ultima che arriverà a Cremona nell’ultimo turno di regular season.

Tutto questo è reso possibile dal cammino entusiasmante della Ferraroni che dall’arrivo di Kadeem Allen ha veramente cambiato passo, facendo fare il salto di qualità all’intero gruppo grazie alla gestione da parte dello staff tecnico guidato da Bechi. Anche contro l’Urania ci sono stati attimi di gioco davvero spettacolare e concreto al tempo stesso, con un atteggiamento da grande squadra, il tutto supportato da ottime percentuali di realizzazione – 62% da due, 37% da tre e 100% nei tiri liberi – e il dominio sotto i tabelloni (39 a 28 il computo dei rimbalzi a favore di Bartoli e soci).

Una vittoria, quella contro l’Urania, fondamentale visto che ora il calendario non è particolarmente benevolo con il team del presidente Enrico Ferraroni, dovendo fronteggiare tre trasferte consecutive e il turno di riposo. Si parte domani sera al PalaSojourner di Rieti (ore 21) per affrontare i padroni di casa della RSR Sebastiani, facenti parte attualmente del gruppetto a quota 36 in quinta posizione (con Avellino, Verona e Rimini). E proprio sulla prossima gara che aprirà un trittico impegnativo, coach Luca Bechi è intervenuto ieri pomeriggio.

«Rieti — ha commentato Bechi — sta disputando un campionato di tutto rispetto sempre nella parte alta della classifica con lo scopo di raggiungere i playoff. Ha un quintetto composto da due americani che danno energia e leadership come Perry e Hogue, completato da Palumbo che trascina la squadra, Udom che è una delle ali piccole più interessanti del campionato e Guariglia che all’andata firmò due canestri da tre punti letali per noi».

La Juvi metterà da parte immediatamente la prestazione di Milano conservandone solo le buone prestazioni. «Questo campionato — prosegue Bechi — non aspetta nessuno e Rieti è la prima di tre trasferte consecutive. Dovremo giocare una gara diversa dal punto di vista del ritmo e delle palle perse, il controllo dei rimbalzi sarà fondamentale». Panni e compagni faranno leva però proprio sulle buone sensazioni vissute contro Milano.

«Dobbiamo trarre energia da prestazioni come questa che ha visto coinvolta tutta la squadra, ma sappiamo che ogni gara fa storia a sé e ogni avversario è temibile aggressivo, siamo in una fase cruciale del campionato in cui tutti sono pronti a raggiungere il rispettivo obiettivo, per cui ripartiamo dalle belle sensazioni concentrandoci al massimo su una trasferta davvero tosta». Il calendario sulla carta è da brividi ma Bechi non abbandona la propria filosofia. «Si lavora sempre una gara alla volta: dopo Rieti avremo dieci giorni per preparare Avellino ma noi guardiamo solo Rieti e i punti che ci separano dalla salvezza. Restiamo focalizzati su questo traguardo».

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