L'ANALISI
CALCIO SERIE A
15 Marzo 2026 - 14:35
Davide Nicola
CREMONA - La salvezza in testa, ma anche il desiderio di ritrovare quella Cremonese che a inizio anno non sentiva il peso del campionato ma viaggiava leggera e spinta dai risultati. Davide Nicola vuole ritrovare quella Cremonese, convinto che la vittoria possa sbloccare tanti nodi che col tempo sono venuti al pettine. Affrontare e superare la Fiorentina avrà effetti immediati sulla classifica ma secondo l’allenatore anche sulla testa e le gambe della squadra. Allo Zini lunedì 16 va in scena un duello importante anche per il futuro dello stesso allenatore.
«La gara contro la Fiorentina è importante per rimettersi nella carreggiata giusta. Questa squadra ha già dimostrato di saper giocare a calcio e ha condotto una prima parte di stagione convincente. Nell’ultimo periodo non lo ha fatto, quindi vuol dire che dobbiamo mettere più energia ed entusiasmo e dedicarci al lavoro. Credo fortemente che abbiamo i mezzi per dimostrare il nostro valore e i ragazzi lo vogliono far vedere in campo. La mia panchina? Di mestiere faccio l’allenatore e non penso a come possono andare le cose. Penso solo a come vorrei che andassero. Il mio obiettivo è chiaro e vado avanti per raggiungerlo ogni giorno con la massima energia. Vivo per questo e voglio certe responsabilità».
La Cremonese è rientrata in città dopo due giorni di ritiro per restare unita e lavorare sulla sfida contro la Viola di Vanoli che già all’andata si era imposta con una rete di Kean allo scadere.
«Credo che squadra abbia capito che stare in ritiro sia stata una richiesta della società per fare qualcosa in più e di diverso rispetto al solito. Credo che questo sia il nostro vero obiettivo cioè non perdere la mentalità che ti porta a fare le cose bene. Abbiamo dedicato più tempo a noi stessi per mettere in atto nuove soluzioni per ottenere quello che desideriamo. C’è voglia di dimostrare che siamo pronti a fare tutto ma non solo a parole, voglio che in campo ci sia la dimostrazione del nostro orgoglio e della nostra passione. Contro la Fiorentina possiamo dimostrare chi vogliamo essere».
Crede che il ritiro e lo stare insieme siano stati utili?
«La chimica in un gruppo è altamente importante, tutti ragazzi sono bravi. Un conto è avere entusiasmo e un conto è quando le cose non arrivano e ti obbligano a tirare fuori la forza. La differenza la fa esclusivamente la dedizione che tu metti mantenendo alta l’energia».
Nicola accenna a più soluzioni e il riferimento è la possibilità di giocare a quattro come visto nella ripresa contro il Lecce una settimana fa.
«Stiamo lavorando su diverse cose già da inizio anno, poi le gare hanno momenti diversi per cui non so se partiremo subito con delle novità o se cambieremo a gara in corso. Ci saranno alcuni cambi anche in virtù dell’avversario, ma conta la voglia di rendere tutti partecipi, al di là di come si sta in campo è fondamentale fare vedere che vogliamo arrivare alla salvezza, che è qualcosa di straordinario per una società come la Cremonese».
Come è stata motivata la scelta del reintegro di Okereke?
«In accordo con la società la scorsa estate ci sono state scelte iniziali chiare: qualcuno aveva richieste di mercato e doveva cambiare maglia. Non è stato il caso di Okereke che come giocatore ho sempre apprezzato. Ultimamente di fronte alle defezioni si è deciso di utilizzare anche lui. Starà a lui rinascere per la seconda volta e dare un contributo».
L’assenza di Pezzella può essere una spinta per provare un nuovo modulo con la difesa a quattro e proprio Okereke largo a sinistra?
«Non escluso questa possibilità perché l’abbiamo provata, poi vediamo in quanto tempo uno è a disposizione, ma non esiste parlare del singolo conta solo il gruppo che sa andare oltre alle difficoltà: questo è quello che volgiamo dimostrare».
La Cremonese senza un play fatica tra i reparti, quali soluzioni avete provato per mantenere equilibrio?
«L’equilibrio lo si cerca sempre e spesso ci si arriva vicino. E’ nel passaggio tra le due fasi di gioco che serve l’equilibrio ma sempre con l’attenzione a non scompensare una fase o l’altra. Non è una questione di play ma di interpretazione del gioco che deve essere in un formato diverso e mi riferisco al fatto che dobbiamo essere in grado di dare velocità al gioco con meno passaggi laterali e creare i presupposti per non arrivare sempre al palleggio elaborato. Quindi occorre capire gli spazi della squadra avversaria e adottare questo gioco per più tempo possibile».
Che aiuto arriva dai giocatori più esperti che hanno già attraversato queste situazioni e quindi sanno che è vietato farsi prendere dal panico?
«Panico è una parola forte, il calcio è un gioco e noi svolgiamo un lavoro straordinario. C’è la tensione perché ti avvicini al momento in cui vuoi raccogliere, ma dalla tensione nasce il coraggio perché se non avessimo tensione saremmo morti e senza nulla dentro. Questa tensione va cavalcata con azioni e provando a mettere in partita quello che proviamo in settimana. Io vorrei che la squadra dimostrasse con i fatti a tutti che andiamo in campo convinti e pronti a dare battaglia, poi sono convinto che tante cose scompariranno da sole».
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