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CALCIO SERIE A

«Gol indimenticabile, Cremo, si può fare...»

Gualco nel 1994 regalò il successo in casa contro il Milan con un colpo di testa. «Bisogna avere fiducia. Non amo le marcature a zona e adesso gioco a footgolf»

Fabrizio Barbieri

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fbarbieri@laprovinciacr.it

28 Febbraio 2026 - 05:05

«Gol indimenticabile, Cremo, si può fare...»

CREMONA - Cremonese-Milan non è mai una partita qualsiasi, soprattutto per chi quella sfida l’ha marchiata a fuoco nella memoria collettiva dello Zini. Gigi Gualco, quasi 61 anni, ligure di nascita ma cremonese d’adozione, è l’uomo che il 25 settembre 1994 fece esplodere lo stadio con un colpo di testa che ancora oggi viene raccontato come una piccola impresa. Difensore centrale, generoso e con un pizzico di sana follia, vestiva la maglia della Cremo quando, su cross perfetto di Pirri, svettò più in alto di tutti contro il Milan. «Me lo ricordo bene quel gol. Spero di non dimenticarmelo mai...», dice ridendo. «Ogni tanto qualcuno mi manda ancora il filmato. Parte il cross e io penso: ‘Ma davvero stai andando lì?’. E invece sì, ci sono andato. Ho colpito. Quando ho visto la palla entrare è stato come sentire un boato che ti attraversa. Era il Milan di Maldini, Baresi, Donadoni, Gullit...».

Non era la prima volta che la Cremo faceva lo sgambetto ai rossoneri. «Io ho vissuto anche la vittoria del 1989, con il gol di Dezotti. In panchina c’era Burgnich e avevamo preparato una partita di sofferenza e ripartenze. Li aspettavamo nella nostra metà campo e poi via in contropiede. Era un Milan fortissimo, ma noi eravamo organizzati. Io ho giocato con la maglia numero 7 ma giocavo da difensore in marcatura. Nel 1994 invece fu una partita diversa, più coraggiosa. Con Simoni in panchina avevamo acquisito consapevolezza. Venivamo da due anni di Serie A e da tre stagioni in cui si era formato un gruppo straordinario».

Quando parla di quella squadra, gli brillano gli occhi. «Mi sono rivisto di recente una Lazio-Cremonese di quegli anni: eravamo di altissimo livello. A centrocampo la tecnica di Nicolini, Maspero e Cristiani, sugli esterni Pedroni e Giandebiaggi davanti la velocità di Florjancic, Dezotti e Tentoni. Mica male, no? C’era qualità, corsa, personalità. Questi giocatori farebbero bene anche nell’attuale Serie A».

Eppure, contro il Milan, il protagonista inatteso fu proprio lui, il centrale che non doveva segnare. «La verità è che la differenza la fece la mentalità. Eravamo sull’1-1 e Simoni inserì un trequartista come Pirri senza togliere attaccanti. Un segnale chiarissimo: la vogliamo vincere. E infatti proprio Pirri fece quel cross perfetto. Io mi sono buttato dentro con convinzione. C’era voglia di provarci, di non accontentarsi. Contro certe squadre, se aspetti troppo, prima o poi la paghi».

Gualco si definisce «un po’ matto. Rischiavo, a volte anche troppo. Ma la pazzia dei giovani va sfruttata. Il calcio è anche istinto, cuore. Oggi vedo partite molto studiate, molto tattiche. Tutti giocano con tanti passaggi, baricentro basso, cercano di far uscire l’avversario. Se hai il campione che salta l’uomo fai la differenza, ma non tutte le squadre possono permetterselo. Il nostro calcio forse era meno perfetto, ma più divertente».

Sulla Cremonese di oggi è equilibrato. «L’inizio di stagione è stato eccezionale, poi c’è stato un calo. Non so se fisico o mentale, ma è normale in un campionato lungo. Da fuori è facile fare commenti, sono discorsi da bar. Nicola però mi sembra bravo a tenere tutti dentro il progetto: ha fatto giocare praticamente tutta la rosa. Ai nostri tempi c’erano compagni che stavano mesi senza vedere il campo. Oggi il gruppo è più coinvolto».

La corsa salvezza resta apertissima. «Se a inizio anno ci avessero fatto vedere la classifica attuale, avremmo firmato. Poi a gennaio cambiano tante cose, le squadre si rinforzano, i valori si spostano. Anche i grigiorossi sono cresciuti. Ma non bisogna perdere entusiasmo. La fortuna? Conta sempre, ma devi andartela a cercare».

Da ‘vecchio’ difensore, Gualco non rinuncia a una stoccata sulle marcature a zona sui corner. «Ho visto un gol di testa di Pio Esposito lasciato saltare da solo, senza nessuno addosso. Ai miei tempi una mano la sentivi sempre. Nel 1983 giocavo nella Sanremese e facevamo la zona, eravamo quasi pionieri con il Rimini di Sacchi, poi però l’uomo lo seguivi. Non dico di marcare a tutto campo come facevamo io, Montorfano e Garzilli, ma sui corner ognuno dovrebbe avere una responsabilità. Se poi l’attaccante è più bravo, gli fai i complimenti. Ma almeno lo hai disturbato».

Domani sarà allo Zini, inevitabilmente. «Non posso mancare. Ogni volta che vedo quella porta mi torna in mente il cross di Pirri. E sorrido. Spero che la Cremonese giochi con coraggio, con leggerezza. Il Milan resta una grande squadra, ma certe partite si preparano anche con la testa. Bisogna crederci».

Intanto, la competizione per lui non è finita. «Adesso gioco a footgolf con la squadra di Cremona. E mi diverto come un ragazzino. Ho vinto un torneo open a Brescia, non per ‘vecchietti’, proprio open. Serve precisione, sensibilità, concentrazione. E anche lì un pizzico di fortuna non guasta. Alla fine lo sport è questo: mettersi alla prova, sempre».

Trentadue anni dopo quel colpo di testa, Gualco continua a raccontarlo con la stessa emozione di allora. «Il calcio ti regala attimi che restano per sempre. Quel giorno allo Zini è uno di quelli. Se domani dovesse succedere qualcosa di simile, sarò il primo a esultare».

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