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CREMA: MOTORI

Carlo Augusto Cabini sul tetto del mondo. Passione di famiglia

Il 23enne cremasco superlativo sulla sua Honda CRF 450 Rally R. «Sogno Dakar? Ora è presto. Mio padre Antonio mi ha aiutato»

Dario Dolci

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18 Novembre 2021 - 10:38

Carlo Augusto Cabini sul tetto del mondo. Passione di famiglia

CREMA - Carlo Augusto Cabini ha portato la sua Honda CRF 450 Rally RS sul tetto del mondo. La Federazione internazionale motociclistica ha ufficializzato la conquista da parte del 23enne pilota cremasco della Fim Cross Country Rallies World Cup per la categoria Rally2. Dopo la vittoriosa trasferta di giugno per in Kazakistan e il secondo posto a metà luglio in Russia, a Cabini è stato sufficiente concludere il Rally du Maroc in 13esima posizione per laurearsi campione nella sua categoria (l’altra in gara era la Rally Gp) con 58 punti finali. Alle sue spalle, parecchio distanziati, si sono classificati il francese Adrien Metge su Yamaha e il mongolo Murun Purevdorj su Ktm, entrambi con 38 punti. Ad assistere il giovane pilota cremasco, figlio d’arte, nell’ultima prova del campionato è stato l’RS Moto Honda Rally Team di Bergamo.

Il pilota cremasco Carlo Augusto Cabini al Rally du Maroc 

CAMPIONATO MONDIALE IN 5 TAPPE

«In Kazakistan e in Russia - spiega soddisfatto Carlo - per le riparazioni al mezzo ci siamo arrangiati io e mio papà Antonio, che in pratica ha fatto l’assistenza. In Marocco, invece, era presente il team che prepara la mia Honda». Il campionato mondiale di motorally era imperniato su cinque tappe, della durata di cinque giorni ciascuna. Oltre alle tre corse da Cabini c’erano anche il Brasile e Abu Dhabi. La tappa russa avrebbe dovuto sconfinare in Mongolia, ma la situazione sanitaria lo ha impedito. Quella del Portogallo è stata invece annullata, per lo stesso motivo. Il rally raid si è svolto come fosse una piccola Dakar. «Le tappe avevano mediamente una lunghezza di 500 chilometri – precisa Carlo – di cui 300 di prova speciale. All’arrivo c’era il bivacco, dove si dormiva, a eccezione del Kazakistan dove abbiamo pernottato in albergo. In questo Paese, il Rally ha avuto il suo epicentro nella cittadina di Aktau, sul Mar Caspio, e le prove speciali hanno percorso i territori insidiosi della regione del Mangystau. In Marocco, invece, abbiamo dovuto affrontare le dune del deserto, presenti anche in Kazakistan, ma meno numerose e più tecniche. In Russia, infine, è stato un alternarsi di pianura e di montagna per cinque giorni consecutivi».

IL PENSIERO 'CORRE' ALLA DAKAR


Il Rally del Marocco è considerato un passaggio obbligato per la partecipazione ad eventuali future Dakar, che potrebbero costituire un nuovo ambizioso obiettivo del giovane pilota cremasco cresciuto agonisticamente in maniera esponenziale una volta approdato tra le fila di RS Moto Honda Rally Team. L’organizzazione della Dakar valuta infatti il curriculum sportivo. Non è necessario aver vinto gare; quello che serve è tanta esperienza perché la corsa può diventare drammatica se non si gestiscono bene le forze, la meccanica e soprattutto l’aspetto mentale. Sul discorso Dakar, però, Carlo frena e non si sbilancia: «In questo momento sono concentrato a terminare la tesi. Il mese prossimo mi laureerò in Fisica. Per la Dakar vedremo, non c’è ancora niente di deciso. Per farsi ammettere ci vuole un curriculum e occorre aver partecipato a determinate gare. L’eventuale partecipazione sarebbe per il 2023, ragion per cui il tempo non manca. Correre in moto mi piace, lo faccio da quando avevo otto anni, ma non è la mia principale occupazione». Partecipare alla Dakar, per Carlo significherebbe raccogliere il testimone di papà Antonio, oggi 65enne, che il rally raid più famoso e impegnativo al mondo lo ha corso ventidue volte, prima in moto, poi in auto e infine, nelle ultime edizioni, in camion.

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