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TOKYO 2020

Valentina oro olimpico, tutto l'orgoglio di papà Fulvio Rodini

«Lei è maniacale anche nella tecnica di remata. Non si risparmia e per questo è passata a prodiere, fa il motore della barca»

Ivan Ghigi

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ighigi@laprovinciacr.it

29 Luglio 2021 - 16:06

Valentina oro olimpico, tutto l'orgoglio di papà Fulvio Rodini

Fulvio Rodini con la figlia Valentina

CREMONA - I giorni di vacanza al Circeo per Fulvio ed Elisabetta Rodini, papà e mamma di Valentina, da oggi non sono più gli stessi. Il cellulare di Fulvio è incandescente. Da qualche ora non è più solo il consigliere del settore canottaggio della Canottieri Bissolati, ma il padre della nuova campionessa olimpica, il volto pulito e sorridente di un’Italia che aveva vinto un solo oro fino ad ora.
«Io ed Elisabetta abbiamo dormito poco, da due notti siamo incollati al computer. Prima abbiamo esultato e poi pianto per l’esito della gara di Giacomo Gentili, poi il cuore ha battuto fortissimo per Valentina. Abbiamo ore di sonno da recuperare».

Non sarà facile con il cuore che palpita di emozioni.
«Fino a un mese fa Valentina aveva un problema alla cartilagine delle costole ed era in forte dubbio. Dopo aver conquistato il titolo Europeo non stava bene e ha lasciato il raduno preolimpico. Da Varese è andata a Lucerna, poi è volata a Roma per farsi curare da un fisioterapista specializzato in questo genere di infortunio».

Non una cosa semplice.
«Assolutamente no. Questo genere di infortuni di solito richiede almeno tre mesi di recupero, Valentina in un mese si è rimessa in barca e ha vinto un’Olimpiade. Le gambe andavano alla grande, ma faticava tremendamente nella remata con un dolore alle costole. A Tokyo era carica ma senza sapere a che punto sarebbe stata la sua condizione. Nel canottaggio un mese di stop dagli allenamenti è un gap tremendo, rischi di essere troppo dietro rispetto agli avversari. Eppure col senno di poi le è servito».

Nel gergo sportivo si direbbe che abbia fatto «scarico».
«Diciamo che le ha giovato ma con tutte le incognite che ho appena spiegato. Valentina però non è una che si tira indietro. Se gli allenatori le dicono di tirare al 100% lei arriva al 120% e anche il sovraccarico non va bene».

In semifinale Valentina e Federica Cesarini hanno dominato con tanto di record mondiale. È stato un bel segnale?
«Dico la verità: Valentina non fa parte di quegli atleti che hanno bisogno di sentire il conforto e la vicinanza della famiglia. Entra in silenzio stampa anche con i genitori — sorride papà Fulvio — e non racconta molto. Rispettiamo il suo modo di essere, anche perché un genitore tecnicamente cosa potrebbe dire? Si rischia di essere fuori luogo. In semifinale ho capito che le ragazze ci credevano e il vento a favore ha fatto il resto».

Già, nel canottaggio per battere un record il fattore vento è quasi decisivo.
«Passi la semifinale, ma la finalissima alla viglia era un terno al lotto. Con Gran Bretagna, Olanda e Romania sarebbe stata dura. Fisiologicamente negli altri Paesi ci sono differenze enormi. La categoria di peso è uguale per tutte ma le romene ad esempio sono più alte di dieci centimetri».

E si arriva alla notte fatidica. Quella dell’oro.
«Sono partite bene ma hanno cambiato anche strategia».

In che senso?
«Nella finale degli Europei avevano utilizzato la classica tattica di andare fortissimo in partenza per poi mantenere e gestire, invece a Tokyo hanno fatto una partenza controllata per scatenarsi dopo. Quando a metà gara sembravano quarte, mia moglie Elisabetta, che teneva sott’occhio il Gps, mi ha detto che le ragazze ne avevano ancora, che i colpi stavano crescendo. Aveva ragione. Nello sprint finale l’Olanda ha imbardato e tutto si è risolto».

Che qualità hanno portato Valentina tanto in alto?
«La testa: ce ne vuole tanta nel canottaggio, ma lei è maniacale anche nella tecnica di remata. Non si risparmia e per questo è passata a prodiere, fa il motore della barca».

La prima vittoria della giovanissima Valentina Rodini nel 2006

Quella con Federica Cesarini è una bella coppia, non esente da confronti duri in allenamento.
«Sono insieme dal 2016, qualche divergenza, anche caratteriale, c’è stata. In acqua però si è una cosa sola».

L’oro di Valentina stride con la volontà di escludere la specialità dei pesi leggeri dai Giochi.
«Se ne parla da tempo, per ora hanno prorogato fino ai Giochi del 2024 e spero che alla fine resti questa specialità che dà al canottaggio italiano tante soddisfazioni. Perché il salto nei Senior sarebbe un impatto molto duro, fisiologicamente parlando».

Fulvio Rodini è doppiamente fiero, sia come padre che come consigliere del canottaggio: il 2021 è l’anno d’oro della Bissolati che oltre all’oro olimpico vanta l’oro mondiale di Elena Sali nel quattro di coppia pesi leggeri Under 23 e il titolo italiano Junior di Susanna Pedrola che si gioca una chance di andare ai mondiali.
«Per il nostro movimento credo siano risultati trainanti. Il canottaggio non è uno sport che ha grande appeal perché richiede fatica e molta tecnica. In campo femminile la Bissolati ha atlete di alto livello, si fatica invece in campo maschile, perché occorre essere fisicamente predisposti. L’attuale consiglio andrà in scadenza ma guardiamo al futuro con ottimismo».

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