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CALCIO SERIE B

Arvedi: «Non cederò mai la Cremo ai fondi speculativi»

Il Cavaliere: «Se qualcuno ritiene di poter fare meglio di me è il benvenuto, ed io lo sosterrò»

Marco Bencivenga

Email:

mbencivenga@laprovinciacr.it

14 Maggio 2021 - 15:45

Arvedi: «Non cederò mai la Cremo ai fondi speculativi»

CREMONA - La Cremonese c’è. Non si accontenta di vivacchiare. Ha programmi ambiziosi. Punta in alto. Ma c’è un «ma». Anzi, ce ne sono due: 1) la società sogna in grande, «anche la serie A», MA non farà mai il passo più lungo della gamba; 2) l’impegno di Finarvedi non è in discussione, MA «se c’è qualcuno che pensa di poter fare meglio dell’attuale proprietà, basta che alzi la mano e se ne assuma la responsabilità», perché il club è aperto, scalabile, sul mercato. Il presidente onorario Giovanni Arvedi lo ha annunciato ieri mattina nel corso di un «incontro amichevole» con i media - come lo ha definito, sottolineando che non si trattava di una formale conferenza stampa - affiancato dal presidente Paolo Rossi, dal direttore generale Ariedo Braida, dal direttore operativo Paolo Armenia e dal responsabile delle relazioni esterne Finarvedi Gerardo Paloschi.

Di più. Perché le sue parole non restassero sospese nell’aria, il Cavaliere ha firmato davanti a tutti un comunicato stampa che spiega le ragioni della sua mossa, ne definisce il perimetro e individua nel presidente Rossi l’interlocutore al quale gli interessati a un eventuale subentro potranno rivolgersi fin da oggi per approfondire il tema o per presentare una propria proposta.

«Lavorare per il bene di una comunità significa saper andare oltre le critiche sterili, anche se a volte possono essere giustificate, ed iniziare a lavorare tutti insieme per ricercare un largo e profondo interesse comune», ha scritto Arvedi nelle prime righe della nota controfirmata da Rossi.

La premessa vale in generale e in particolare - specifica la nota - «per l’Unione Sportiva Cremonese, al centro di costanti e spesso ingenerose critiche, pur a fronte di un grande sforzo da parte dei tanti che operano al suo interno».
Il riferimento è alle osservazioni espresse nel corso della stagione da alcuni tifosi, blogger e opinionisti che ad Arvedi sono apparse tanto immotivate quanto ingenerose. In certi giudizi, secondo il Cavaliere «è mancato l’equilibrio»: va bene celebrare i protagonisti sul campo e in panchina - il ragionamento - «ma in un’attività sportiva ciò che conta più di tutto è la società, non il singolo». Vale nel calcio, come in... acciaieria, teatro speciale dell’incontro: «In un’azienda come la nostra è giusto dare importanza ai tecnici, che sono figure indispensabili, ma non bisogna mai dimenticare l’apporto degli operai nè la visione strategica e, ancor più, gli investimenti della proprietà». Perché «se non ci fosse la società non ci sarebbero neppure i tecnici e gli operai». Declinato in grigiorosso, significa che «non ci sarebbero né Braida né l’allenatore né i giocatori». Da qui l’orgoglio di chi «non vuole apparire, ma di sicuro non è assente».

Se volessi cedere la società a un fondo, potrei farlo in sole 24 ore, ma non lo faccio perché si tratterebbe sicuramente di un fondo speculativo. Una soluzione di questo tipo non mi interessa

Nel corso della chiacchierata con i media il Cavaliere ha lasciato trasparire che in alcuni momenti della stagione avrebbe fatto scelte diverse. «Ma qui - ha chiarito - non si tratta di trovare un colpevole se qualcosa è andato storto: tutti possono sbagliare, quest’ anno sicuramente sono stati commessi alcuni errori, ma gli errori servono per farne tesoro e non ripeterli in futuro, non per condannare chi sbaglia. Io - ha ricordato il patron - condanno solo chi racconta le bugie».

Da qui, il messaggio «a tutti e a nessuno», come specificava sempre il mitico allenatore Carletto Mazzone: «Solo chi ha la conoscenza dei fatti può esprimere giudizi. A questo mondo, però, nessuno ha la verità in tasca o può dire “io sono l’assoluto”. Prima di criticare, serve un piccolo atto di umiltà. Soprattutto, servono la conoscenza e la volontà di confrontarsi». Oppure la capacità di proporre progetti alternativi, non a parole, ma «mettendo sul piatto 16 milioni di euro ogni anno, come faccio io», ha ricordato Arvedi, prima di specificare che «16 sì», e sono già tanti, «40 o 50 come quest’anno ha fatto il Monza invece no», ha precisato Arvedi. «Io farò sempre tutto il possibile per dare soddisfazioni ai nostri sportivi e per garantire continuità all’Usc, ma a queste cifre non arrivo, anche e soprattutto perché non è questa la filosofia della Cremonese. Noi non chiudiamo le porte al desiderio e ai sogni: certo che vogliamo andare in serie A! Ma lo vogliamo fare con un progetto plurieannale, lavorando giorno per giorno in strutture adeguate, con un bravo direttore sportivo, un buon allenatore e giocatori che condividono i nostri valori». E senza mai perdere di vista la realtà. «Qualche opinionista dice che devo pensare in grande? Ma davvero lo dice a me?», si è chiesto Arvedi, senza bisogno di aggiungere «a me che ho dimostrato di sapere pensare in grande creando dal nulla uno dei più grandi gruppi industriali del Paese»?

Il Cavaliere non lo ha detto perché non è nel suo stile. Ma era sottinteso. Piuttosto, se il suo impegno non basta o non è apprezzato, ha ammesso, «ci provi qualcuno più bravo...».

«Ora che il campionato è concluso posso annunciare che la proprietà dell’Unione Sportiva Cremonese è disponibile a fare un passo indietro nel caso in cui qualcuno si facesse avanti con un programma finanziario e operativo tale da dare certezza e futuro alla nostra tanto amata Cremo - ha messo nero su bianco Arvedi nel comunicato diffuso al termine dell’incontro -. La proprietà attenderà per un periodo ragionevole proposte che possono essere inviate in modo riservato al presidente Paolo Rossi, presso lo Studio Rossi di via Cadolini 15, 26100 Cremona». Quel qualcuno, precisa il comunicato, «sarebbe il benvenuto». Ma saranno prese in considerazioni solo candidature serie e credibili. Astenersi perditempo.

«Se volessi cedere la società a un fondo, potrei farlo in sole 24 ore, ma non lo faccio perché si tratterebbe sicuramente di un fondo speculativo - ha sottolineato Arvedi -. Una soluzione di questo tipo non mi interessa: io considero solo una realtà consolidata, in grado di garantire un’alternativa finanziaria e operativa di assoluta affidabilità. Se ci sono cremonesi che desiderano farsi avanti e presentare un proprio programma, sappiano che è il momento giusto e, soprattutto, che potranno sempre contare sul nostro sostegno: i tifosi non abbiano timori, Finarvedi continuerà a finanziare e sostenere la Cremonese». Anche se il patron, oggi, è disposto a fare un passo indietro. Spesso, il modo migliore per prendere la rincorsa e saltare ancora più lontano. Con una conclusione del comunicato ufficiale, che riporta al concetto iniziale: «Gli unici obiettivi sono il futuro dell’Usc e il bene della nostra comunità».

Tanto che, dopo il piano per fare sempre più grande la Cremonese, potrebbe arrivare un piano condiviso con enti locali, associazioni di categoria e forze economiche per fare più grande la città. Per dare un futuro ai giovani che troppo spesso scappano da Cremona in cerca di occasioni migliori. Per valorizzare i principali asset del territorio (liuteria, agroalimentare, turismo) e per rilanciare Cremona anziché rassegnarsi al suo lento declino. Una sfida da vincere «tutti insieme», ha sottolineato ieri il Cavaliere, perché «divisi si è deboli» e l’unione, invece, fa la forza. Vale su un campo di calcio, come in ogni sfida della vita.

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