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17 marzo 1961

Il Centenario dell’Unità d’Italia celebrato a Washington

Kennedy indica nel Risorgimento l’ideale per la lotta della libertà

Annalisa Araldi

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17 Marzo 2021 - 07:00

Il Centenario dell’Unità d’Italia celebrato a Washington

Messaggio agli italiani di Umberto di Savoia
ROMA, 16 — In occasione del giorno anniversario della proclamazione del Regno d’Italia (17 marzo 1861), Umberto di Savoia ha rivolto un messaggio agli italiani:

«Italiani! Oggi celebriamo l'evento più  splendente della nostra storia; dopo secolari divisioni e tante aspre vicende, divenimmo una Nazione sola.

A che vale il piccolo tentativo di qualificare centenario dell'Unità quello che è il centenario del Regno? Non soffermiamoci su questa vana polemica. Nel 1861 Regno e Unità erano già una cosa sola. Tutti sentirono che, con la proclamazione del Regno, Venezia, Roma — e poi Trieste e Trento — erano virtualmente già nostre.

L'epica impresa potè grado a grado raggiungere l'altissimo fine, perché il re Vittorio Emanuele II, con a fianco Camillo di Cavour, aveva assunto con mano ferma la direzione e la responsabilità del moto nazionale, coraggiosamente superando difficoltà d'ogni genere.

Attorno ad essi sorsero da ogni terra d’Italia — magnifico prodigio — falangi di patrioti, sempre tutti presenti nei nostri grati cuori.

L'apostolato di Mazzini e l'eroismo di Garibaldi integrarono l'opera meravigliosa, risultato di forze confluenti e contrastanti, fuse nella sintesi costruttiva della monarchia nazionale. Discordie e rancori di partiti furono arsi dal sentimento religioso della Patria: così sorse il Regno d’Italia.

Il culto costante delle supreme idealità alle quali gli italiani si ispirarono in quegli anni eccelsi del proprio destino, deve ritemprare gli animi, liberandoli dai dubbi e dai timori di questi tempi difficili.

La celebrazione di quegli uomini e di quegli avventi sarebbe vana retorica  se non fosse d'insegnamento e di guida. Anche oggi la Nazione ha bisogno di fede e d'ardimento.

Fede nella libertà, unico presidio contro i pericoli di concezioni totalitarie aperte o nascoste, ardimento nella sua difesa, senza debolezze e senza confusioni. Progresso sociale e allargamento della base democratica dello stato — che furono ognora auspicate dai miei predecessori e da me — sono vane parole senza il presidio della libertà.

Italiani! Questo l'impegno e l'obbligo dell'ora solenne che viviamo: solo così la rievocazione centenaria del Regno e dell’Unità ha un significato ed equivale a giuramento di servire, a costo anche della vita, l'Italia, intangibile nei suoi confini, sicura nelle sue libere istituzioni, audace nel perseguire la sua ascesa spirituale e materiale.

Ritornano al nostro spirito, con la certezza e l’entusiasmo di allora, le parole pronunciate dal mio grande bisavolo dopo l’annessione di Roma: l’Italia è libera ed una, facciamola grande e felice.

UMBERTO. Cascais, 17 marzo 1961».

 

Kennedy indica nel Risorgimento l’ideale per la lotta della libertà
WASHINGTON, 16. — Con un discorso del Presidente John F. Kennedy gli Stati Uniti hanno celebrato oggi ufficialmente il Centenario dell'Unità d'Italia. Nell’auditorium del Dipartimento di Stato, la bella ed ampia sala Bluse Corallo dalla quale Kennedy ha già varie volte parlato per TV alla Nozione, un migliaio di invitati — personalità italiane, americane, ed italo-americane della diplomazia, delle lettere, delle scienze, di ogni rilevante settore della vita contemporanea — si sono raccolte per una solenne e ad un tempo festosa manifestazione di commemorazione del passato e di rinnovata fiducia nel futuro comune.

Il discorso di Kennedy
Ecco il testo del discorso pronunciato dal Presidente degli Stati Uniti:

«Molti di noi presenti qui oggi, non sono di discendenza italiana per sangue o nascita, ma io penso che noi tutti abbiamo più che un semplice interesse in questo anniversario.

Tutti noi, in un certo senso, abbiamo beneficiato dei frutti dell'esperienza italiana. È un fatto straordinario della storia che tanta parte di quello che noi oggi siamo, di quello che noi oggi crediamo, ha avuto la sua origine in quello stivale, piuttosto piccolo, che si spinge nel Mediterraneo.

Tutto ciò per la cui difesa oggi noi lottiamo ha le sue radici in Italia, e prima ancora, in Grecia. Pertanto, è un onore per me, come Presidente degli Stati Uniti, di prendere parte, in questa importante occasione, alla vita di una Nazione amica come la Repubblica Italiana.

Oltretutto, è uno strano fatto storico che questo nostro Paese, che ha la sua importanza per la civiltà occidentale, sia stato scoperto grazio alla ardimentosa impresa di un navigatore italiano, Cristoforo Colombo. In questa guisa il vecchio e il nuovo sono legati assieme in maniera indissolubile... Italia e Stati Uniti, nel passato, nel presente e, io credo, nel futuro.

Il Risorgimento che ha fatto nascere l'Italia moderna — come la rivoluzione americana che ha dato vita al nostro Paese — è stato una rinascita degli ideali più gelosamente custoditi della civiltà occidentale, il desiderio di libertà, di protezione dei diritti dell'individuo.

Come ha detto il dottor Gaetano Martino, lo Stato esiste per la protezione di questi diritti, ma questi non derivano dalla generosità dello Stato. Questo concetto, che ha le sue origini in Grecia e in Italia, costituisce, io credo, un fattore assai importante nello sviluppo del nostro Paese, gli Stati Uniti.

È per noi motivo di soddisfazione che coloro che hanno costruito l'Italia moderna abbiano tratto parte della loro ispirazione dalla nostra esperienza negli Stati Uniti, come noi prima avevamo tratto parte della nostra ispirazione dall'Italia antica.

Infatti, sebbene l'Italia conti solo un secolo di vita, la cultura e la storia della penisola italiana, risalgono, per oltre due millenni, alle rive del Tevere, dove è nata la civiltà occidentale, una civiltà le cui tradizioni e valori spirituali hanno conferito l'impronta alla vita occidentale, come possiamo notare nell'Europa occidentale e nella comunità atlantica.

A questo storico ruolo della civiltà italiana si è aggiunto il contributo alla vita di questo Paese offerto da milioni di italiani che sono venuti qui per costruirvi le loro case e che si sono dimostrati cittadini preziosi: molti dei loro figli siedono oggi in questo palco.

Questi antichi legami tra il popolo italiano e quello degli Stati Uniti non sono mai stati più stretti di oggi e non sono mai stati gravemente minacciati. La storia dell'Italia nel dopoguerra è una storia di determinazione e di coraggio, dinanzi a un compito vasto e difficile. Il popolo italiano ha ricostruito una economia ed una Nazione distrutte dalla guerra, ed ha svolto una parte vitale nello sviluppo dell'integrazione economica dell'Europa occidentale.

È certamente una esperienza di ispirazione nell'era post-bellica che l'Italia abbia creato benessere per il suo popolo, dando ad esso la speranza di una vita migliore, ed assumendo un ruolo significativo nella difesa dell'Occidente.

Nell'occasione di questo grande anniversario, nel 1961, noi ci accorgiamo che ancora una volta nuove e potenti forze si sono stabilite e minacciano i principi sui quali sono stati fondati Italia e Stati Uniti.

Se vogliamo affrontare questa nuova sfida minacciosa, noi, Italia e Stati Uniti, dobbiamo dimostrare ai nostri popoli ed al mondo occidentale - come noi abbiamo già detto in altra ed importante sede — che quegli uomini che agiscono nella tradizione di Mazzini, Garibaldi, Cavour, Lincoln e Washington, possono dare agli altri uomini una vita più ricca e più valida. Questo è il compito del nuovo Risorgimento. Un risveglio dell'antica aspirazione dell'uomo per la libertà e per il progresso, finché la torcia accesa nell'antica Torino, un secolo fa, guiderà la lotta dell'uomo ovunque, in Italia, negli Stati Uniti e nel mondo che ci circonda».

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