L'ANALISI
LA STAGIONE DI INFINITY 1
29 Marzo 2026 - 08:55
CREMONA - «Mi chiedete le cose più stupide, ma io so fare ogni cosa. Tranne una: essere completamente umana». È proprio per questa ragione che ieri sera, al gran teatro Infinity 1 di CremonaFiere, l’‘Intelligenza Artificiale’ ha chiamato nientemeno che Alessandro Cattelan: per imparare tutto sugli umani. E l’ha fatto nel nuovo viaggio scenico del presentatore, il suo spettacolo ‘Benvenuto nell’AI!’.
Dopo aver esplorato l’aldilà con il precedente ‘Salutava Sempre’, Cattelan ha deciso che il purgatorio del presente, fatto di algoritmi, pigrizia tecnologica e assistenti vocali sarcastici, meritava un’indagine altrettanto approfondita. Il risultato è uno show che riflette perfettamente la cifra stilistica del conduttore: una miscela di stand-up comedy all’americana, varietà pop e una ritrovata libertà di parola. Accolto dal pubblico cremonese con il calore che si riserva a un vecchio amico che torna a trovarci, lo spettacolo è stato introdotto dall’ironia di Marco Losano e Martina Catuzzi, capaci di preparare il terreno con la giusta dose di cinismo e ritmo.
Il cuore di ‘Benvenuto nell’AI!’ batte sotto un’arcata rettangolare di led, una scenografia minimale ma tecnologicamente pulsante che scandisce il ritmo dei monologhi. Cattelan si muove in questo spazio cercando di spiegare a un’intelligenza artificiale — che puntualmente fraintende, distorce e restituisce messaggi paradossali — cosa significhi davvero essere umani oggi. E la risposta, tra una risata e l’altra, non è propriamente lusinghiera: sembriamo una specie impegnata esclusivamente a delegare ogni fatica alle macchine per poter finalmente raggiungere l’agognato traguardo del ‘non fare un beato niente’.
Lontano dalla comfort zone del conduttore misurato, Cattelan si toglie più di un sassolino dalla scarpa, regalando momenti di autentica schiettezza. Diverte e stupisce quando definisce il Festival di Sanremo come «le mestruazioni della televisione», un «bagno di sangue mediatico di cinque giorni», o quando scherza sulla sua stessa immagine pubblica e sui rapporti con i pesi massimi del settore. La confessione di «stare antipatico a Fabio Fazio», il «più buono di tutti», diventa un momento di satira che trascina il pubblico in un dietro le quinte fatto di incontri fortuiti in Spagna e desideri (più o meno seri) di finire un giorno al celebre tavolo di Che tempo che fa.
Tra una riflessione sui figli che ascoltano la musica trap e aneddoti domestici sulla moglie Ludovica e la gestione creativa del personale di casa, lo spettacolo scorre fluido, alternando canzoni, gag visive e una satira pungente verso quel politicamente corretto che spesso imbavaglia la creatività. È un Cattelan che ha ritrovato la leggerezza, capace di ammettere i ‘no’ ricevuti in Rai — come per quella canzone sulle bestemmie in tv mai autorizzata — e di trasformarli in materiale narrativo prezioso. ‘Benvenuto nell’AI!’ non vuole essere solo una critica ludica alla tecnologia che avanza, ma ride della fallibilità umana. Se l’intelligenza artificiale impara dai nostri errori per diventare perfetta, Cattelan ci ricorda che è proprio in quegli errori, nelle antipatie non dichiarate e nelle miserie quotidiane di tutti noi, che risiede la nostra parte migliore.
A Infinity 1 è andata in scena la conferma che, quando gli viene data carta bianca, Alessandro Cattelan sa essere il fuoriclasse che tutti ci aspettavamo (e amiamo): un intrattenitore capace di farci ridere di un futuro che somiglia a un incubo, ma che, guardato con i suoi occhi, fa decisamente meno paura.
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