Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

INFINITY 1

Paolo Cevoli: «I millennials sono gli Enea di oggi»

Il comico romagnolo gioca con i miti della classicità e legge l’eroe in fuga da Troia come metafora giovanile

Giulio Solzi Gaboardi

Email:

redazione@laprovinciacr.it

22 Marzo 2026 - 09:03

Paolo Cevoli: «I millennials sono gli Enea di oggi»

Il pubblico ieri sera al teatro Infinity 1 e Paolo Cevoli durante lo spettacolo (foto: FotoLive/Francesco Sessa)

CREMONA - ‘Patacca’, voce del verbo ‘pataccare’. Questa parola intraducibile, questa figura mitologica incarna l’eroe del popolo eletto romagnolo. Altro che «l’intelligentezza» di Ulisse, altro che «l’ignorantezza» di Achille. Sfrontato, sfacciato, sborone: il patacca è il rovesciamento dell’eroe omerico. È Paride, non Ettore.

Secondo Paolo Cevoli, trionfante ieri sera con il suo spettacolo ‘Figli di Troia’ al Gran Teatro Infinity 1 di Cremonafiere, «Elon Musk è come Ulisse, Donald Trump è come Achille». Ed Enea? «Secondo il mio prof. del liceo era uno ‘sfighé’. La sua virtù era la ‘pietas’. Il prof. Signorotti era comunista, quindi odiava la romanità insegnata dai fascisti e amava la Grecia. Io invece ho scoperto che Enea non è un perdente. Per fondare Roma si porta dietro il padre Anchise, le sue radici, e il figlio Ascanio, che nella statua del Bernini a Villa Borghese regge in piedi l’eroe».

Senza radici, senza il fuoco, senza pietas (che non è la pietà, ma il senso del dovere) non sapremmo dove andare. «Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook» — prosegue —, stima Enea e lo definisce il più grande imprenditore dell’antichità: ha una mission, ha un team ed è resiliente. Il mito non si esaurisce: si rinnova. «Augusto chiamò Virgilio per scrivere un poema celebrativo. Come se la Meloni chiamasse Sal Da Vinci». Il racconto delle gesta di Enea, mosso dall’incarico assegnato dagli dei — fuggire da Troia in fiamme e fondare Roma — diventa l’esempio per le generazioni che devono provare a riscoprire i valori del mondo antico e ricostruire questo mondo scalcagnato.

«Enea non è una sigla — spiega —: non sta per ‘Ente nazionale energia atomica’, che tra l’altro consta 2700 impiegati per un totale di zero centrali nucleari…». Il mito si fonde alla biografia di Cevoli. Vero romagnolo. I genitori gestivano una pensioncina di Riccione senza stelle: la pensione Cinzia. «Il mio babbo era come Enea. Si rialzò dopo la guerra e andò in Australia, mia madre lo aspettò come Penelope, con la sfoglia invece che la tela. Lui era un vero comico. I tedeschi in pensione amavano le sue barzellette. Mia mamma Marisa era la cuoca. Era taciturna e le sue storie le raccontava col mattarello: nella sua vita ha tirato ettari di sfoglia».

Come Enea, emigrato «al Nord». A Bologna. Cevoli, boomer, pensionato, osserva la grande civiltà generata da Enea «morta e defunta». I nuovi Enea sono i suoi figli. I millennials. Non c’è più la colazione col caffellatte bollente e i biscotti duri come piastrelle. Ora il latte senza lattosio. «Siamo tutti figli di Troia. Ai giovani auguro di diventare eroi. Eroi come Enea. Eroi che prendono il futuro per mano e il passato sulle spalle».

Ad accompagnare lo spettacolo (applauditissimo) sono le canzoni dei Village People: «Negli anni Ottanta noi romagnoli li ballavamo in discoteca. Si diceva che YMCA fosse un inno gay, ma ora lo balla anche Trump. E di lui si può dire tutto tranne che è un ‘trallallero’». Bagno di folla anche a fine spettacolo, quando Cevoli, tra selfie e autografi, ha potuto incontrare centinaia di fan in fila per acquistare i suoi libri: ‘Il sosia di lui. La vera storia del falso Mussolini’ e ‘Manuale di marketing romagnolo’.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400