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SORESINA. TEATRO SOCIALE

Con Manera si va in ‘Corto circuito’

Sabato 27 l’inquieto vivere dell’uomo moderno diventa spettacolo comico

La Provincia Redazione

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28 Marzo 2026 - 08:27

Con Manera si va in  ‘Corto circuito’

SORESINA - In arrivo, stasera alle 21 al teatro Sociale, lo spettacolo di Leonardo Manera, ‘Corto circuito’. Un appuntamento che riporta sul palco un nome noto al pubblico televisivo, ma che nel tempo ha sviluppato un percorso parallelo più legato alla dimensione teatrale. Milanese classe 1967, a trent’anni ha vinto il Festival di Cabaret ‘Città di Cremona’. Un ritorno gradito, dunque, nel territorio che ha visto i suoi esordi prima del successo televisivo.

Diventato popolare soprattutto grazie a programmi come Zelig, dove ha costruito gran parte della sua riconoscibilità attraverso personaggi e tormentoni, Manera ha sempre privilegiato una comicità immediata, anticervellotica e incentrata sui personaggi. Celeberrimi il comico depresso, il folle Fluoro (legato al tormentone ‘Adriana’), Petrektek e Kripstak (iincredibile e spassosissima parodia del cinema polacco con Claudia Penoni), l’agente immobiliare Mariolino Pandoro e il ventriloquo Vasco.

È però in teatro che il suo lavoro cambia direzione: meno legato alla battuta singola, più orientato alla costruzione di situazioni e discorsi che si sviluppano nel tempo. ‘Corto circuito’ si inserisce in questa linea. Lo spettacolo non segue una struttura narrativa tradizionale e non propone una sequenza ordinata di sketch. Il suo funzionamento è dichiarato fin dal titolo: interruzioni, cambi di direzione, passaggi improvvisi da un’idea all’altra. Più che raccontare una storia, Manera costruisce un percorso fatto di deviazioni.

Il punto di partenza è il quotidiano. Situazioni comuni, abitudini riconoscibili, piccoli automatismi del linguaggio. Da lì il discorso si sposta gradualmente, portando alle estreme conseguenze premesse apparentemente innocue. Il cortocircuito del quotidiano, secondo Manera, si traduce come «l’inquieto vivere dell’uomo moderno», che oscilla tra nostalgia del passato e l’irrinunciabile necessità di adeguarsi al presente.

Al centro del monologo, torreggiano i rapporti umani. Così cambiati dalla modernità, filtrati dalla tecnologia, estirpati dalla naturalezza del quotidiano per trasformarsi in stallo, in imbarazzo, in paradosso. E poi l’addio a ogni senso di comunità, in un mondo dominato dalle bugie, dai filtri e dal caos. Un mondo che si contraddice e si inceppa ogni giorno. Un cortocircuito continuo, appunto, che intacca e rende fragili le dinamiche relazionali. In primis, quelle familiari.

Non mancheranno poi stilettate al grande classico di ogni comico e di ogni cabarettista: il politicamente corretto. Il comico si fa strada nei meandri del ‘wokismo’ con il terrore di inciampare in sensibilità sempre più accentuate per problematiche sempre più rarefatte. Un campo minato che accentua il paradosso delle dinamiche umane giorno dopo giorno più stranianti e meno autentiche.

La contraddizione, quindi, è la firma del nostro tempo. Il marchio della modernità sull’essere umano. Si esalta il mangiare sano, ma siamo circondati da cibo spazzatura. Si promuove la body positivity, mentre l’intelligenza artificiale crea immagini di influencer dalle curve perfette. Si producono automobili sempre più performanti, ma si varano nuove norme stradali e limiti di velocità più stringenti.

All’interno dello spettacolo trovano spazio anche elementi del repertorio già noto, ma non in forma di semplice riproposizione: il ‘classico’ verrà rielaborato e ricostruito in un vero e proprio corto circuito del personaggio. In questo modo, anche ciò che è riconoscibile perde la funzione di puro richiamo e diventa parte di un discorso assai più ampio.

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