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STRADIVARIFESTIVAL

Da Scarlatti a Berio oltre la linea del tempo

Mercoledì 25 all'auditorium Arvedi del Museo del Violino Andrea Lucchesini intreccia al pianoforte barocco e contemporaneo. In programma anche Chopin

Giulio Solzi Gaboardi

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24 Marzo 2026 - 05:15

Da Scarlatti a Berio oltre la linea del tempo

Il pianista Andrea Lucchesini

CREMONA - Non è un accostamento ovvio, e proprio per questo potrebbe funzionare. Mettere in dialogo Domenico Scarlatti (1685-1757) e Luciano Berio (1925-2003) significa forzare la linea del tempo, farla vibrare, infrangerla, cercando in due estremi storici una comune urgenza: quella dell’invenzione. È su questa tensione che si costruisce il concerto di mercoledì 25 marzo alle 21, all’auditorium del Museo del Violino, affidato al pianoforte di Andrea Lucchesini, protagonista dell’ultimo appuntamento della rassegna Il Pianoforte concepita in seno allo StradivariFestival. Con questo appuntamento conclusivo si recupera, tra l’altro, il concerto (poi rimandato) che avrebbe dovuto aprire la rassegna, lo scorso 30 gennaio.

Il titolo, ‘Da Scarlatti a Berio: dialogo tra barocco e contemporaneo’ è piuttosto loquace, ma si può comunque tentare di farne un’esegesi. Le sonate scarlattiane – la K.491 in re maggiore, la K.454 in sol maggiore, la K.239 e la K.466 in fa minore, la K.342 in la maggiore, la K.146 in sol maggiore – non sono per Lucchesini reliquie da museo, ma frammenti vivi, schegge ritmiche e armoniche che anticipano un’idea di tastiera come spazio sperimentale. Accanto, i Klavierstücke di BerioBrin, Leaf, Erdenklavier, Wasserklavier, Luftklavier, Feuerklavier – non si pongono come mera forza di rottura, ma come prosecuzione di quella stessa inquietudine, portata alle estreme conseguenze del Novecento incandescente del compositore di Oneglia.

Non due esecuzioni a blocchi ma un vero e proprio intreccio: a ogni Sonata di Scarlatti verrà associato un pezzo di Berio. Lucchesini costruisce così una trama alternata, un montaggio che supera la linearità storica per privilegiare l’ascolto ravvicinato, formulando una sorta di attrito tra le due scritture da cui vorrebbe emergere un dato meno scontato: la modernità di Scarlatti e, per contro, la radice antica di Berio. Entrambi lavorano sul gesto, sulla miniatura, sulla sorpresa. Entrambi sembrano diffidare delle grandi architetture in favore di un pensiero musicale che si accende e si consuma nel dettaglio. A chiudere il programma, i 24 Preludi op. 28 di Frédéric Chopin. Come nel Clavicembalo ben temperato di Johann Sebastian Bach, la forma breve diventa particella di una costellazione complessa che, al pari delle opere del Kantor, si pone a pieno titolo tra la letteratura ‘biblica’ per pianoforte. La libertà di Scarlatti, l’idea di ciclo, la tensione espressiva che nel Novecento troverà altre strade, trova in Chopin una sorta di cerniera, o forse un punto di fuga. Più che una serata monografica, dunque, un esperimento d’ascolto. Dove il passato non è mai davvero passato e il contemporaneo, se osservato da vicino, rivela parentele inattese. E dove la musica, ancora una volta, dimostra di non conoscere davvero la distanza. In questo gioco di rimandi, il ruolo dell’interprete è tutt’altro che neutro. Lucchesini è certamente tra gli interpreti più iconici del nostro tempo e ha a cuore il rapporto dei compositori e dei musicisti con il pianoforte nel tempo, tanto che martedì 24 marzo, alle 17, nella sala Fiorini del Museo del Violino, il pianista incontrerà il pubblico e dialogherà con il direttore artistico dello StradivariFestival, Roberto Codazzi, sul tema Il Pianoforte tra passato, presente e futuro.

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