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LA STAGIONE DI INFINITY 1

E Francesco ci illumina di speranza

‘Forza venite gente’: al Gran Teatro di CremonaFiere il musical capolavoro sul Poverello

Andrea Fiori

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redazione@laprovinciacr.it

21 Marzo 2026 - 08:15

 E Francesco ci illumina di speranza

(FotoLive/Francesco Sessa)

CREMONA - C’è una magia particolare che si sprigiona quando le assi di un palcoscenico incontrano una storia capace di farsi universale. È accaduto ieri sera al gran teatro Infinity 1 di CremonaFiere (ma accade da più di 40 anni), dove è andato in scena un monumento del teatro musicale italiano: ‘Forza venite gente’. Nato nel 1981 dalla penna di Mario Castellacci e dalle note di Michele Paulicelli, Giancarlo De Matteis e Giampaolo Belardinelli, questo spettacolo non è solo una rappresentazione sacra, ma un fenomeno di costume che, dal suo debutto, ha saputo collezionare numeri da capogiro, varcando i confini nazionali per essere tradotto in otto lingue e applaudito da milioni di spettatori in tutto il mondo. La versione proposta per celebrare il quarantennale del musical riesce nella difficile impresa di rinnovare l’allestimento senza tradirne l’anima profonda. Sebbene la tecnologia e la qualità della messa in scena strizzino l’occhio ai musical nord europei, l’opera rimane orgogliosamente ancorata alla maestosità della figura di San Francesco d’Assisi, icona di spiritualità e cultura. La regia di Ariele Vincenti e le coreografie di Dalila Frassanito scelgono la via della suggestione: una scenografia essenziale, dominata da una rampa di scale mobile e da un sapiente disegno luci, lascia che siano i corpi e le voci degli oltre venti artisti in scena a riempire lo spazio, creando un’atmosfera mistica e, al contempo, profondamente umana.

Il cuore pulsante dello spettacolo risiede nel duplice piano di lettura che offre al pubblico. Da una parte vi è la cronaca documentata della vita del "verello d’Assisi", dall’altra l’eterno e sofferto conflitto tra padri e figli. È qui che emerge la figura monumentale di Pietro Bernardone, interpretato da Mauro Mandolini. Il suo Bernardone, con una marcata e verace cadenza umbra, incarna il materialismo più grezzo (e umano) di chi non può accettare la ‘follia’ di un figlio che rinuncia a tutto. «L’oro, questo è il mio dio», grida disperato, incapace di scorgere la luce dietro quella che definisce una scelta da criminale. Le sue parole taglienti - definisce Francesco il «gran matto d’Assisi» - creano un contrasto stridente e commovente con la purezza del figlio.

Dall’altro lato, il Francesco di Michelangelo Nari risplende per ascesi e fermezza. Le sue riflessioni sulla povertà colpiscono per la loro attualità: «Ora sono ricco perché niente più vorrò», afferma con una serenità che mette a nudo la vacuità dell’accumulo materiale. La dialettica tra i due mondi emerge attraverso dialoghi densi, che preparano il terreno alle celebri canzoni, dirette magistralmente da Fabrizio Barbacci e Guglielmo Ridolfo Gagliano. Accanto a loro, un cast d’eccellenza: dalla Cenciosa di Giulia Gallone alla dolcezza di Chiara interpretata da Giulia Cecchini, passando per le figure simboliche del Lupo (Alessandro Lo Piccolo), del Diavolo (il cremonese Francesco Boschiazzo) e di Sorella Povertà (Benedetta Iardella).

‘Forza venite gente’ ha ricordato ieri sera a Cremona - e continua a farlo al mondo intero - che la ricchezza non è fatta di possesso, ma di dono. La platea, gremita e composta anche da alcuni religiosi, ha avuto l’opportunità di ascoltare l’invito di Francesco: «Concedimi Dio di accettare con serenità le cose che non posso cambiare». La bellezza rivoluzionaria della fede e dell’amore universale, incarnata dalla figura di Francesco, ricorda come il dialogo tra spirito e materia, tra padri e figli, sia un filo rosso che unisce ogni epoca e ogni generazione. In un’era di frammentazione, questo spettacolo resta un faro di unità e speranza, un autentico capolavoro italiano che sa ancora parlare, con voce chiara e appassionata, alle radici più profonde della nostra umanità.

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