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CREMONA

"Si può andare sulla luna, ma la musica è magia"

Il Quartetto di Cremona festeggia i trent'anni del Consorzio Liutai celebrando il legame tra artigiani e musicisti

Giulio Solzi Gaboardi

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redazione@laprovinciacr.it

20 Marzo 2026 - 21:58

"Si può andare  sulla luna, ma la musica è magia"

Il Quartetto di Cremona

CREMONA - Trent’anni di Consorzio e venticinque anni di Quartetto di Cremona. Cristiano Gualco, Paolo Andreoli, Simone Gramaglia e Giovanni Scaglione hanno reso omaggio ai primi trent’anni di storia del Consorzio dei Liutai durante il concerto di venerdì 20 marzo all’Auditorium del Museo del Violino. «Abbiamo collaborato tanto e dappertutto nel mondo, perfino in Cina e in Corea del Nord — ricorda Gramaglia —. Un’eccellenza che ha girato il mondo ma che è un gioiello cremonese e tutto italiano». Il famoso sistema Cremona alla prova del nove: il suono che viene resistito a chi ha generato lo strumento. Violini, viole, violoncelli non sono solo oggetti esposti, destinati alle teche. Sono prima di tutto testimoni vivi di una tradizione che ancora infiamma gli animi. E alla fine il fulcro è sempre Cremona.

Il Quartetto impagina per l’occasione un programma ridotto ma estremamente affascinante. Apre con il Langsamer Satz di Anton Webern. Ispirato da un’escursione in montagna con la futura moglie, Webern condensa in poche pagine un trionfo sentimentale di rara bellezza, cristallizzando emozioni che vanno dal desiderio al tumulto drammatico fino a una conclusione serena.

Il Quartetto suona come sempre splendidamente, ma il punto forte è sicuramente La morte e la fanciulla di Franz Schubert. Oltre ad essere una delle pagine più memorabili del repertorio, è anche il cavallo di battaglia del Quartetto di Cremona. In questo brano c’è tutto. Dallo struggimento romantico alla sua negazione galvanizzante. Il Quartetto lo affronta con una maestria da manuale, un’interpretazione che dovrebbe essere studiata. Il suono pare quello di un’intera orchestra d’archi: rotondo, pieno, brillante. L’accentazione perfetta, la dinamica che incanta e ghermisce. Il tema che ritorna ciclicamente si sviluppa in un’esplosione espressiva totalizzante, e il pezzo si chiude con il boato del pubblico.

Impossibile non bissare: Gramaglia propone l’Adagio molto del Quartetto n.3 di Schumann. «Un brano che guarda al futuro», dice. E il futuro, in effetti, è nella musica. «Oggi — afferma il violista — la tecnologia ci porta sulla luna. Eppure la magia che resterà sempre unica è quella di qualche pezzo di legno unito da un liutaio e suonato da un musicista».

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