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IL CONCERTO

Improvvisazione e magistero: Gabriela Montero al Ponchielli

L'allieva di Marta Argerich, protagonista in un programma che unisce l'improvvisazione del suo Latin Concerto, le atmosfere delle Ebridi di Mendelssohn. Serata dedicata alla memoria di Elisabetta Carutti Gosi.

Giulio Solzi Gaboardi

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redazione@laprovinciacr.it

18 Marzo 2026 - 18:58

Improvvisazione e magistero: Gabriela Montero al  Ponchielli

Orchestra di Stoccarda

Improvvisazione e magistero: Gabriela Montero è la brillante allieva di Marta Argerich, la più grande pianista di sempre. Sarà lei la protagonista del concerto di domani sera alle 20,30 al teatro Ponchielli. Sul palco, la Stuttgart Philharmonic Orchestra diretta da Andrej Borejko per un programma a dir poco scoppiettante.

Si comincia con l’ouverture Le Ebridi op. 26 di Mendelssohn. Pagina fascinosa e descrittiva, dominata dalle suggestioni del viaggio in Scozia, la Grotta di Fingal, il mare: ma quello che conta davvero è il lavoro sul colore orchestrale e sulla forma. Mendelssohn costruisce un movimento che evita la retorica dell’ouverture brillante e preferisce una continuità più ambigua, quasi ipnotica, dove il tema principale ritorna come un’onda che non si impone mai del tutto.

pianista

La pianista Gabriela Montero 

Fulcro vero e proprio sarà però il Latin Concerto della stessa Montero. Qui il punto non è soltanto il linguaggio – che intreccia elementi della tradizione classica con ritmi e materiali riconducibili all’America Latina – ma il modo in cui la scrittura lascia spazio all’improvvisazione. Un aspetto che nel contesto sinfonico resta ancora anomalo. Montero non inserisce semplici cadenze libere: lavora piuttosto su un continuo dialogo tra scritto e improvvisato, che rende ogni esecuzione potenzialmente diversa. I temi tendono a trasformarsi, a deviare, a perdere stabilità. Anche il rapporto tra solista e orchestra è meno gerarchico del solito: non c’è solo contrapposizione, ma una specie di dialogo instabile, in cui il pianoforte a tratti guida e a tratti si inserisce.

La seconda parte del concerto è occupata dalla Symphonie fantastique di Berlioz. Qui il discorso cambia ancora, ma in modo meno brusco di quanto sembri. Anche Berlioz, a suo modo, lavora sulla trasformazione continua del materiale: il tema che attraversa i cinque movimenti non resta mai identico a se stesso, ma si deforma continuamente.

È una sinfonia che spesso viene caricata di significati extramusicali – il programma, la vicenda autobiografica, l’allucinazione – ma che regge perfettamente anche sul piano strettamente musicale. Anzi, è proprio nella costruzione che si misura la sua radicalità. Danze e distensioni apparenti lasciano spazio, negli ultimi due movimenti, alla marcia verso il supplizio e al sabba notturno.

Il concerto, realmente incentrato sulla bellezza improvvisata, libera, espressiva, sarà dedicato alla memoria Elisabetta Carutti Gosi, venuta a mancare lo scorso 2 marzo, lasciando un grande vuoto nel mondo della cultura e della musica cremonese.

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