L'ANALISI
18 Marzo 2026 - 05:10
L'attivista e alpinista iraniana Nasim Eshqi
CREMONA - Ci sarà anche Nasim Eshqi, scalatrice e attivista iraniana che da sempre si batte per i diritti civili e umani, tra le donne invitate dalla sezione cremonese del Cai e dal Porte aperte festival per raccontare il rapporto tra donne, cultura, ambiente e montagna. Proprio Eshqi - nata a Teheran nel 1982 -, cresciuta in un oppressivo e rigidissimo regime teocratico, ha trovato nell’arrampicata la strada per ribellarsi prima e poi per emanciparsi e diventare un modello per le altre donne iraniane e non solo. Con forza, determinazione e coraggio. Luogo considerato chiuso e ‘maschile’, la montagna può invece trasformarsi in un’occasione di riscatto e rinascita personale. Il progetto di Cai e Paf - che sarà presentato nei dettagli venerdì prossimo - coinvolge, oltre al pubblico generico, anche le scuole. Oltre a Nasim Eshqi, interverranno Cristina Piolini, Chiara Todesco, Marta Aidala e Giorgia Lazzarini, pronte a raccontare e testimoniare la loro esperienza. Sono accomunate dall’amore per la montagna, ma anche dalla determinazione nel perseguire i propri sogni, nell’affrontare sfide importanti, nell’essersi affermate senza compromessi in un mondo maschile e frequentemente patriarcale. La montagna - o meglio le montagne - sono luogo fisico, mentale, culturale. Rappresentano un modo diverso di vivere l’ambiente e il contatto con la natura, sono lo spazio in cui si è costretti a rallentare e a modificare i propri ritmi. Sono i luoghi, infine, in cui viene ridefinito il rapporto con noi stessi e in cui l’interconnessione contemporanea deve essere per forza ridisegnata e calibrata su nuovi e differenti rapporti. Le montagne sono un luogo, ma anche un mezzo per emanciparsi e, nel caso delle donne, per trovare - come auspicava Virginia Woolf - una stanza tutta per sé, magari senza le pareti anguste imposte dagli spazi urbani.
Testimonianze di riscatto, affermazione, autodeterminazione. Ma anche di durezza e difficoltà. La montagna non è un incanto, non è illusione. È un luogo, uno spazio da avvicinare con rispetto e con un passo diverso. È un luogo che spesso è fatto di silenzio, e al silenzio spesso non si è abituati. Una montagna disincantata, quindi, ma generatrice di vita e di futuro.
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