L'ANALISI
15 Marzo 2026 - 08:19
Awed, Dose, Dadda in un momento di Esperienze DM
CREMONA - Semplicità, improvvisazione e libertà. A volte la ricetta per un buono spettacolo è questa, e il trio composto da Simone Paciello, in arte Awed, da Riccardo Dose e da Daniel D’Addetta (Dadda) ha dimostrato di conoscerla bene. Giunti alla terza edizione del loro spettacolo ‘Esperienze D.M.’, i tre creator ieri sera hanno registrato il tutto esaurito al Teatro Infinity 1, trascinando in sala un pubblico composto quasi esclusivamente da giovanissimi, con qualche genitore nel ruolo di accompagnatore (più o meno) rassegnato.
Il format è semplice come la scenografia sul palco: un divano, un tavolino e un computer, dal quale i tre creator riproducono dei messaggi audio che parlano di esperienze finite male - D. M. è la versione più colorita -. Nel commentarle, il trio non risparmia nessuno, a partire da se stessi: la voce fuori campo introduce lo show definendoli «tre truffatori», Dose viene bersagliato per la sua statura, Paciello per le origini napoletane e D’Addetta per l’età. Non mancano sferzate all’attualità e al costume, dal ‘pandoro-gate’ di Chiara Ferragni ad Alfonso Signorini, fino ai trascorsi di Awed all’Isola dei Famosi.
Ma il cuore dello spettacolo è certamente il rapporto col pubblico, quel pubblico di ragazzi – e soprattutto ragazze – che segue i tre con cori e applausi non è solo spettatore, ma protagonista attivo. Dopo l’ascolto dei messaggi, alcuni presenti vengono scelti per ‘dare vita’ alla nota audio: così Sara, 24 anni, si trasforma in una fidanzata gelosa, mentre Ivan, 53 anni, interpreta un padre alle prese con le prime avventure amorose del figlio ad Amsterdam.
Non siamo di fronte alla canonica stand-up comedy né al cabaret d’altri tempi: è il mondo dei social che prende corpo fisico. Lo fa senza filtri verbali, con una spontaneità che a tratti sfocia in una leggerezza quasi spiazzante. Eppure, a differenza della tossicità che si respira spesso sui social, qui non c’è cattiveria. Dietro ogni battuta dissacrante emerge la complicità di tre amici che, come se fosse un normale sabato sera, si raccontano la vita davanti a una birra.
Proprio in questa apparente ‘normalità’ risiede il segreto del loro successo: ‘Esperienze D.M.’ scende in platea e parla la stessa lingua di una generazione che non cerca maestri, ma specchi. Il trio non recita un copione, ma trasforma il teatro in un gigantesco salotto virtuale dove l’errore e la figuraccia non sono più tabù da nascondere, ma aneddoti da esorcizzare con una risata collettiva. Perché in fondo, ridere dei propri disastri è l’unico modo per non diventarne vittime.
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