L'ANALISI
RACCONTO POLIFONICO
08 Marzo 2026 - 08:58
Tindaro Granata in 'Vorrei una voce'
CREMONA - Da vedere, da vedere, da vedere. 'Vorrei una voce' di e con Tindaro Granata, stasera (ore 20.30) al Ponchielli, non è solo uno spettacolo, è di più: è la testimonianza che il teatro è vita, cura, salva dalla disperazione, dalla solitudine, dalla negazione di sé. 'Vorrei una voce' è il racconto di un'esperienza unica che ha portato l'attore a fare teatro con le detenute del carcere di massima sicurezza di Messina, lavorando sull'album di Mina e Fossati, 'Ed allora sono tornata', in occasione dell'ottantesimo compleanno della Tigre di Cremona. Le detenute del carcere – complice l'attore – fecero gli auguri a Mina dalle colonne del quotidiano «La Provincia» che raccontò quell'esperienza di laboratorio teatrale e canoro, nato dalla sensibilità al femminile di Granata che racconta di come da ragazzino si rinchiudesse in camera e mimasse le canzoni e i gesti della Tigre, affascinato dalla sua voce e dalla sua presenza scenica.
«All'interno del carcere abbiamo lavorato per recuperare la femminilità, il fascino, l'essere donna, una condizione che rischia di perdersi nel tempo senza tempo, nello spazio sempre uguale della detenzione — ha spiegato Granata —. Da qui l'idea di riproporre l'ultimo concerto di Mina alla Bussola nell'agosto 1978. Sono partito dalla scaletta di quel concerto per costruire insieme alle ragazze uno spettacolo in playback in cui i corpi delle attrici/detenute traducono con la propria mimica, trucco e parrucco, le emozioni, i gesti, la seduzione e la malinconia suggeriti dalla voce di Mina. Abbiamo realizzato un racconto emotivo in cui la voce inconfondibile della Tigre di Cremona trova corpo, nuovi corpi nelle detenute/attrici della compagnia. Le attrici che ho incontrato avevano un'età che va dai 24 anni ai 60, ma per tutte Mina rappresentava un modello, un simbolo. E allora sono tornata non voleva essere solo un omaggio alla Tigre di Cremona, ma un ritorno vivo, autentico del rapporto di ognuna di loro con la propria femminilità».
Da questa esperienza nasce 'Vorrei una voce', il racconto polifonico che Tindaro Granata mette in scena dialogando alla distanza con la Tigre di Cremona, tornando nella stanza di adolescente quando mimava la grande cantante, presenza/assenza della scena musicale-canora italiana. Oggi in quella stanza c'è un attore, un uomo che rende omaggio alla femminilità, si fa testimone attivo e mimetico delle storie di quelle donne conosciute nel carcere di massima sicurezza di Messina, ne riporta e incarna le storie, indaga senza pudore ma con grande rispetto la cancellazione di una femminilità, di un essere donna all'interno delle mura detentive.
Da tutto ciò fuoriesce un lavoro – visto due anni fa a Piacenza – di grande intensità, una riflessione sulla dignità delle donne, sulla dignità dell'umano, mediata dalla vertigine canora di Mina e dalla capacità metamorfica di Tindaro Granata che è interprete e mezzo di un femminile che urla, che chiede ascolto, rispetto e amore. Da vedere, da vedere, da vedere.
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