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A TEATRO

Una, nessuna e centomila Eleonora Duse

Sabato 7 al Ponchielli per la stagione di danza la Compagnia Opus Ballet con lo spettacolo dedicato all'attrice e alla creatività delle donne

Barbara Caffi

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bcaffi@laprovinciacr.it

06 Marzo 2026 - 05:10

Una, nessuna e centomila Eleonora Duse

La coreografia La Duse. Nessuna opera della Compagnia Opus Ballet

CREMONA - Una, nessuna e centomila: Eleonora Duse è stata un’attrice che ha ridisegnato i confini del teatro come lo intendiamo adesso; è stata le figure femminili cui ha dato voce e corpo in scena; è stata (ed è) soggetto e oggetto di ispirazione. Ed è infatti una coreografia corale quella creata da Rosaria Di Maro e Adriano Bolognino per suggerire La Duse. Nessuna Opera, che Cob Compagnia Opus Ballet porterà in scena sabato sera alle 20.30 al Ponchielli per la stagione di danza.

Sulla libera scia del testo Eleonora Duse – Storie e immagini di una rivoluzione teatrale di Mirella Schino, Di Maro e Bolognino scelgono di raccontare la vita di un’attrice ribelle alle convenzioni - del teatro come della società - senza seguirne l’ordine cronologico, ma puntando sulle emozioni che la stessa Duse faceva vivere al pubblico.

Senza un filo di trucco né nella vita né sulla scena, Duse impose una recitazione quasi sussurrata che lascia emergere le emozioni e che le permette di calcare i palcoscenici di tutto il mondo recitando solo in italiano. Affascina il pubblico, affascina i drammaturghi e gli intellettuali. Affascina un poeta complesso e controverso come Gabriele D’Annunzio, che la definisce «divina» ma non rinuncia a permeare la loro relazione con il suo egocentrismo.

Affrontare la figura di Eleonora Duse senza cadere nel bozzetto è un rischio, semplicemente perché la sua influenza è stata immensa nella storia del teatro e, indirettamente, nei mutamenti sociali.

Bolognino e Di Maro raccontano Duse con una coreografia divisa in due atti: il primo da loro definito «squisitamente artefatto» e il secondo che vede in scena l’attrice, interpretata dalla stessa Di Maro, ormai anziana e avvolta in una «luce immacolata».

La coreografia mette in evidenza il femminile: il coraggio, il dolore, la creatività, la forza delle donne.

«Quelle povere donne delle mie commedie mi sono talmente entrate nel cuore e testa, che mentre io m’ingegno di farle capire alla meglio a quelli che mi ascoltano, quasi volessi confortarle... sono esse che, adagio adagio, hanno finito per confortare me - ha scritto Duse, come riportato dai due coreografi -! Come - e perché, e da quando – mi sia successo questo 'ricambio' affettuoso, inesplicabile e innegabile tra quelle donne e me... sarebbe troppo lungo e anche difficile – per esattezza – a raccontare. Il fatto sta che, mentre tutti diffidano delle donne io me la intendo benissimo con loro! Io non guardo se hanno mentito, se hanno tradito; se hanno peccato, se nacquero perverse, purché io senta che esse hanno pianto, hanno sofferto o per mentire o per tradire o per amare... io mi metto con loro e le frugo non per mania di sofferenza ma perché il compianto femminile è più grande e più dettagliato, è più dolce e più completo di quello che ne accordano gli uomini».

Con Di Maro, sulle musiche originali di Giuseppe Villarosa, danzano Giuliana Bonaffini,  Ginevra Gioli, Gaia Mondini, Giulia Orlando, Cristina Roggerini, Giovanna Santoro, Sara Schiavo e Rebeca Zucchegni.

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