L'ANALISI
02 Marzo 2026 - 12:23
Nicoletta Manni, étoile della Scala, in scena, il teatro Ponchielli gremito di pubblico e Nicoletta Manni con Timofej Andrijasenko, primo ballerino
CREMONA - Il mondo resta fuori, con le guerre, la violenza e le brutture. Il mondo resta fuori, con la sua angoscia, l’ansia, la paura del futuro. In teatro, invece, va in scena ‘La gioia di danzare’, gala impaginato dall’étoile del Teatro alla Scala Nicoletta Manni, dal primo ballerino, sempre della Scala, e marito, Timofej Andrijasenko, da alcuni tra danzatori e danzatrici dell’istituzione scaligera. E finisce con il pubblico - che ha gremito anche il loggione - che non la smette più di applaudire, spera in un bis, accetta a malincuore che il sipario si chiuda.
Quella del gala è sempre una formula difficile perché non c’è quasi mai un filo conduttore e quindi si guadagna in virtuosismo, ma si perde in pathos. Manni e Andrijasenko hanno invece saputo organizzare un programma che pur non dimenticando alcuni estratti accademici ha previsto incursioni nella danza contemporanea, regalando chicche preziose e talvolta sorprendenti. Già dal brano da La Bella Addormentata di Petipa, di Manni e Andrijasenko colpisce non solo la bravura, ma anche l’affiatamento, il gioco di sguardi, la luce che fa brillare una coppia innamorata.
Una coppia che vive di danza e per la danza e che sa parlarsi attraverso fouettés, grand jetés e pirouettes e che nasconde dietro la morbidezza e la fluidità dei movimenti un corpo plasmato da rigore e disciplina. Quel passo a due e gli altri che verranno sono un gesto d’amore reciproco e un inno a quella ‘gioia di danzare’ che prende il titolo dall’autobiografia di Manni. Ed è quindi l’amore il fil rouge che tesse una trama sottile tra una coreografia e l’altra. Sempre di Petipa sono un brano da Coppélia danzato da Agnese Di Clemente e Darius Gramada, il Carnevale di Venezia che ha visto in scena Maria Celeste Losa ed Emanuele Cazzato e Diana e Atteone con protagonisti Camilla Cerulli e Mattia Semperboni.
Una splendida coreografia di Mauro Bigonzetti ha aperto la strada al contemporaneo con un’interpretazione di Almost Blue di Chet Baker e i ballerini Maria Celeste Losa ed Emanuele Cazzato. Sono seguite Luminous del coreografo austriaco András Lukács, che lavora spesso per la Scala, con Manni e Andrijasenko, SENtieri di Philippe Kratz con Agnese Di Clemente. Infine, prima del breve tango finale che ha riunito il gruppo scaligero, ancora Manni e Andrijasenko hanno danzato una coreografia creata appositamente per loro da Patrickk De Bana, Beddrha ci dormi su musica di Paolo Buonvino e dell’Orchestra popolare della Notte della Taranta e la voce di Diodato.
Struggente e appassionata, non è una ninna nanna, ma l’invito di un uomo alla donna che ama di lasciare aperta la porta ed essere raggiunta. Di aprirsi all’amore, insomma, e insieme alla gioia e alla vita. È un omaggio di Nicoletta Manni alle sue origini salentine, ai primi suoni ancestrali che l’hanno nutrita bambina, a ricordi destinati a non spegnersi mai e a trasformarsi nella ‘gioia di danzare’.
Con questo gala, ieri pomeriggio al Ponchielli si è rinverdita la tradizione che negli anni ha visto esibirsi alcuni tra i migliori danzatori a livello internazionale, da Mikhail Baryshnikkov a Rudoolf Nurreyev, da Carla Fracci ad Alessandra Ferri a Sylvie Guillem, a testimonianza dell’attenzione che il teatro cremonese ha sempre avuto per il balletto e per la danza. Un successo annunciato. E così è meritatamente stato. Applausi a non finire, molti spettatori in piedi, un mazzo di tulipani lanciato dall’alto. Che brutto, poi, uscire di nuovo nel mondo. Ma a chi c’era, resterà a lungo l’eco della gioia di danzare, di uno spettacolo che a tratti ha anche saputo commuovere. La bellezza non salverà il nostro mondo acciaccato, ma sa ancora regalarci momenti di felicità.
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