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«Il mio Sanremo vale come un oro olimpico»

Fabio Crespiatico, pandinese residente a Casaletto Vaprio, ha suonato il basso elettrico nell'orchestra del festival

Stefano Sagrestano

Email:

stefano.sagrestano@gmail.com

04 Marzo 2026 - 12:14

"Il mio Sanremo vale come un oro olimpico"

Pinuccio Pirazzoli e Fabio Crespiatico

CASALETTO VAPRIO - Un mese immerso nella musica, che è la sua passione e il suo lavoro da ormai più di vent’anni. «Una soddisfazione immensa e un’esperienza professionale esaltante ed emozionante, certo è stato un vero tour de force: nella settima del festival abbiamo lavorato tutti i giorni 16 ore filate: inoltre, non è stato facile rimanere lontano così tanto tempo da mio figlio Gregorio, che ha 14 mesi, e da mia moglie Tanja».

Da pochi giorni Fabio Crespiatico, 41enne pandinese, che oggi vive con la famiglia in paese, è tornato alla sua vita abituale, dopo aver suonato il basso elettrico nell’orchestra del Festival di Sanremo. Ha ripreso a insegnare al conservatorio di Parma. Per il secondo anno consecutivo è stato tra i 40 maestri dell’orchestra ritmica della kermesse, formazione affiancata dai 30 componenti di quella classica.

«Un mese fa, siamo scesi a Roma per dieci intensi giorni, necessari per conoscere i pezzi in gara e provarli con i cantanti – prosegue -: poi il breve rientro a casa e infine la trasferta sanremese. La settimana del festival è stata di fuoco, si cominciava con le prove alle 9 e si proseguiva poi con la diretta sino a notte fonda».

Da sempre Crespiatico ha fatto della musica la sua vita. Dopo il diploma al Tecnologico del Galilei di Crema, ha cambiato strada iscrivendosi al conservatorio Verdi di Milano, dove si è diplomato con 110 e lode. Si è dedicato anche allo studio del basso elettrico con Maurizio Dell’Olio e del jazz con Mario Piacentini.

Una carriera già prestigiosa in orchestre come quella Verdi di Trieste e la Filarmonica Italiana, poi collaborazioni con un lunghissimo elenco di artisti italiani: Emma Marrone, Noemi, Laura Pausini, Alessandra Amoroso, Annalisa, Malika Ayane, Fausto Leali, Roberto Vecchioni e ancora Ultimo, Raf, Nek, Elisa e Fiorella Mannoia. Molteplici le collaborazioni europee: «Negli ultimi anni sono diventate il mio lavoro principale».

Lo scorso anno ha preso parte al tour europeo di Carl Verheyen, il chitarrista dei Supertramp, uno dei migliori al mondo, quest’estate suonerà con i Genesis. «Tra gli italiani sono molto legato a Michele Zarrillo, con cui ho lavorato a lungo. Non nascondo che vederlo sul palco dell’Ariston con Sal Da Vinci nella serata delle cover sia stata una grande emozione».

Crespiatico è stato scelto per Sanremo grazie alla sua collaborazione con l’orchestra Rai del maestro Pinuccio Pirazzoli, che accompagna quasi tutti i programmi di Carlo Conti, conduttore e direttore artistico delle ultime edizioni del festival. «Il maestro nel 2024 mi ha proposto per fare la sessione ritmica per l’edizione 2025. Poi ci sono state prove e colloqui, richiedono ovviamente bravi musicisti, ma devi avere anche l’attitudine per entrare nell’orchestra. Spirito di sacrificio, capacità di autocontrollo e di adattamento. Arrivare a Sanremo per un musicista è ovviamente un traguardo paragonabile a vincere l’oro olimpico per un atleta, ma dietro ci sono un lavoro immane e una responsabilità massima».

Nessuno regala niente e i musicisti sono dei campioni di resilienza. «Non abbiamo ‘panchinari’ – prosegue Crespiatico -: se non sei in forma, devi comunque esserci, io la terza sera avevo 38° di febbre. Anche solo andare in bagno due minuti è una scommessa. Dietro al palco c’è una sola toilette per l’orchestra più gli ospiti, la seconda è più lontana. Insomma muoversi nelle brevi pause pubblicitarie è quasi impossibile. Non per nulla dietro al leggio teniamo Red Bull, Pocket Coffee e una confezione di Imodium. Per una settimana ceniamo alle 3 di notte e durante la serata ci nutriamo a barrette».

Tra il 2025 e quest’anno, il maestro pandinese ha notato diverse differenze. «Questa edizione è stata più impegnativa, per le scelte fatte dallo stesso Conti. Nel ricordo di Baudo, ha voluto artisti lanciati nei festival di Pippo. Da Tiziano Ferro a Eros Ramazzotti, la stessa Laura Pausini e poi Andrea Bocelli. Ospiti cantanti, dunque, il che per noi ha significato dover provare e poi suonare anche con loro. Gli stessi Fabio De Luigi e Virginia Raffaele hanno scelto uno sketch con l’orchestra, l’abbiamo organizzato in pochi minuti».

Il tutto senza margine di errore. «Siamo parte della vetrina mondiale della musica italiana, se sbagli un accordo, il giorno dopo arriva il richiamo. Fa parte del gioco, la scarica di adrenalina è costante. A me piace molto, ma ammetto di essere uscito prosciugato. Francamente, in questo momento non so se accetterei di tornare nel 2027. Peraltro potrebbero cambiare molte cose, considerando che Conti non sarà più conduttore e direttore artistico, ma ha passato la palla a Stefano De Martino».

Tornando all’edizione appena conclusa, Crespiatico dice la sua sui pezzi in gara. «A livello di parte orchestrale mi è piaciuto molto il pezzo di Michele Bravi, aveva un arrangiamento al top, molto belle le armonie. Sal Da Vinci? Sin dal primo approccio al brano a Roma eravamo tutti convinti che avrebbe vinto. Ha trionfato il cuore partenopeo del pezzo. Altri brani significativi dal punto di vista musicale sono stati quelli di Arisa e Ditonellapiaga. Nella serata delle cover Bravi e Fiorella Mannoia hanno fatto un capolavoro, quella ‘milanese’ di J-Ax, che è stata la più divertente e ‘Quello che le donne non dicono’ interpretata magistralmente da Arisa».

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