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Oltre i confini: migrazioni, innesti e la forza della vita

Mancuso e Caccia due narratori allo specchio

Nicola Arrigoni

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narrigoni@laprovinciacr.it

27 Febbraio 2026 - 17:21

Oltre i confini: migrazioni, innesti e la forza della vita

Stefano Mancuso e Matteo Caccia

CREMONA - I confini non esistono è un viaggio di andata e ritorno, un percorso speculare fra uomini e piante: storie di migrazioni e innesti che fanno bene e arricchiscono la forza della vita.

È questa la riflessione che emerge al termine dello spettacolo di narrazione che giovedì sera, 26 febbraio 2026, al Ponchielli, ha visto protagonisti Stefano Mancuso, docente universitario e scienziato, e Marco Caccia, attore e storyteller radiofonico a caccia di storie.

Due personalità e due temperature narrative differenti che si sono affiancate sul palco del massimo teatro cittadino, senza mai intrecciarsi davvero, se non per similitudine, per riflesso delle situazioni narrate. Mancuso fa il suo e così pure Caccia: ognuno porta la propria esperienza — botanica da un lato, antropologica dall’altro — per definire e dimostrare la tesi racchiusa nel titolo.

I confini non esistono: sono invenzioni culturali, limiti entro i quali l’uomo ha voluto contenere il proprio sguardo per difesa, per paura, per timore dell’ignoto.

A fare da magistra vitae è proprio l’osservazione della natura narrata da Mancuso, in cui la strategia della vita che resiste è esemplare e dovrebbe fare da guida all’Homo sapiens, che tanto sapiens non è.

Così anche la distruzione atomica di Hiroshima non ha posto definitivamente fine alla vita: ne sono esempio gli alberi sopravvissuti all’olocausto nucleare, che un ex console nipponico in Italia fa conoscere a Mancuso. Un luogo in cui la vita persiste, meta di un pellegrinaggio laico nel segno della memoria e della volontà di non arrendersi alla morte.

Questa propensione alla vita caratterizza anche la storia dei tre semi nella fortezza di Masada: tre semi che oltrepassano gli oceani del tempo, risorgono dal buio della storia, esempio di vita in nuce destinata a fiorire.

Lo è anche la vicenda del gelsomino acquatico, pianta infestante ma dalla fascinosa bellezza floreale: un nemico colorato che mostra come eradicare specie vegetali e animali dal loro habitat rischi di essere un danno per l’intero ecosistema. Meditate, gente.

Il cacciatore di storie di uomini spazia dalla vicenda del deportato ad Auschwitz alla storia della nave carica di uomini e donne che, l’8 agosto 1991, dall’Albania approda con la sua umanità in fuga, in cerca di benessere, di quella felicità a colori nel Paese di Raffaella Carrà e Pippo Baudo. E convince la riflessione di Caccia quando afferma che la vera integrazione nasce dalla possibilità di andare da una parte all’altra del Mediterraneo senza barriere, senza rischiare la vita, in un’abitudine sana a varcare i confini e a incontrare le diversità.

I confini non esistono’ si è giocato — a livello drammaturgico — sull’alternanza di storie arboree e umane. I due protagonisti — distanti nello spazio scenico e nel registro espressivo — hanno svolto ciascuno il proprio compito senza trasmettere grandi emozioni, ma dimostrando, storie alla mano, l’assunto del titolo.

Si ha l’impressione di un’occasione mancata, di qualcosa di non compiuto: è stato bello ascoltare i racconti narrati, ma fra i fan di Mancuso c’è chi avrebbe preferito una sua conversazione/lezione contrappuntata dalle storie umane, talvolta troppo disumane, di Caccia. Desiderata raccolti in sala, in una serata comunque interessante e gradevole, ma che in potenza avrebbe potuto dare di più.

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