L'ANALISI
24 Febbraio 2026 - 08:10
CREMONA - Sono canzoni per trovare la rotta in tempi incerti quelle di Fabrizio De André, canzoni che figlio Cristiano canterà - ancora una volta, e con nuovi arrangiamenti - venerdì 17 aprile alle 20.30 all’Infinity 1 di CremonaFiere. Raffinato polistrumentista e membro della formazione che accompagnò Fabrizio nell’ultima parte della sua carriera, Cristiano da anni rivisita il canzoniere del padre con splendide riletture, incorniciate in alcuni album e con una lunga serie di concerti da tutto esaurito in compagnia di Osvaldo di Dio alle chitarre, Davide Pezzin al basso, Luciano Luisi alle tastiere e Ivano Zanotti alla batteria. «C’è molto di mio in questi arrangiamenti - racconta in vista della data cremonese -, ed era un suo desiderio che io lo facessi: avevamo in programma di fare un tour insieme durante il quale avrei riarrangiato parte delle sue opere. Poi è successo quello che è successo, e il tour non si è mai fatto».
Fabrizio De André è uno di quei casi in cui non solo le linee della melodia, ma persino gli arrangiamenti sono delicati da maneggiare perché sono a loro volta dei classici. Mai avuto timore di discostarsi troppo?
«C’è sempre un grande rispetto nel toccare quegli arrangiamenti per evolverli verso il mio gusto musicale, il mio senso musicale. Mi sono formato al conservatorio, partendo dalla classica per incrociare il jazz, il rock, e la world music, che amo moltissimo. In questo senso mi è piaciuto fondere tutto: il concerto è un misto di vari stili. Non c’è una sonorità univoca, ogni canzone prende la sua forma. Mi piace creare musica contaminata da più stili. Questo mi diverte, e poi era un suo desiderio: a lui piacque il lavoro che feci per Le acciughe fanno il pallone. Fu lì che mi propose di prendere il posto di Mauro Pagani nel tour di Anime Salve. Poi mi fece riarrangiare parte di quel tour insieme a Mark Harris. Lavorando sulle canzoni che sto portando oggi in tour, ho pensato molto alla possibile critica di mio padre. Il fatto di averci messo mano con tanta meticolosità - un lavoro che ha richiesto molto tempo - mi fa pensare che, se oggi lui fosse qui, sarebbe felice di cantare questi brani insieme a me».
A giudicare dalla risposta del pubblico queste canzoni sembrano rispondere a un vuoto, a qualcosa di intangibile che va anche oltre la loro bellezza.
«È un’opera attuale, in un momento in cui la giustizia, la società, la politica vanno verso un ordine mondiale pericoloso. Le sue opere hanno una valenza ancora più significativa in una fase di pericolo democratico: ci servono per trovare la rotta, per avere le idee più chiare su dove l’ipocrisia e l’ingiustizia si annidano, su quali sono le formule per navigare in questa confusione. Mio padre era convinto di poter trovare un modo di vivere senza dolore: ci ha insegnato che non esistono poteri buoni, e che solo amore e compassione verso il prossimo possono salvare l’uomo e di conseguenza il mondo. Se si mettessero in pratica queste idee - e parlo anche per quei governanti che spesso si riempiono la bocca con le parole di Fabrizio De André - vivremmo in un mondo indubbiamente migliore».
Fabrizio morì nel 1999, quando lei aveva 36 anni: a riguardarvi insieme sul palco, nel famoso video del concerto al Brancaccio registrato l’anno precedente, sembra che quei concerti siano il definitivo superamento di tanti anni di rapporti complicati fra voi. Cosa le è mancato di più di suo padre in tutto il tempo a seguire?
«Mi sono mancati proprio quei due anni trascorsi insieme in tour, perché avremmo dovuto essere così vicini anche prima, e avremmo dovuto abbracciarci come ci abbracciavamo allora anche prima. Perché alla fine ci volevamo un gran bene».
La Sardegna ha attraversato la sua vita. È cambiata dai tempi dell’Agnata? Ed è cambiato il suo rapporto con quella terra?
«La Sardegna per me è sempre rimasta un porto sicuro. È cambiata poco per fortuna, e resiste all’avanzamento finanziario ed edilizio. Regge bene, nessuno vende terre sul mare, nessuno vende terre in generale. Ci sono anche leggi dure che la preservano. Io ci vivo gran parte dell’anno, ma L’Agnata è un secondo posto per me. La casa che costruì per primo mio padre, quella al mare, a Portobello di Gallura, è la casa in cui io oggi vivo. Essendo nato a Genova, tendenzialmente preferisco stare al mare piuttosto che in campagna. Vivo felicemente qui gran parte dell’anno avendo lasciato anche Milano».
Quando ascolteremo invece un nuovo album di Cristiano De André?
«Ho in cantiere un disco mio. Quest’anno non ci siamo riusciti, ma puntiamo su Sanremo 2027».
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