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IL COMMENTO AL VANGELO

Tentazioni: la sfida della libertà interiore

All’inizio della Quaresima, Gesù mostra come la parola divina e l’essenzialità guidino l’uomo contro le seduzioni del potere e del male

Don Paolo Arienti

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22 Febbraio 2026 - 05:05

Tentazioni: la sfida della libertà interiore

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”». Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”». Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

(4,1-11)

Si cambia decisamente registro. Inizia il tempo della Quaresima, inaugurato ogni anno dalla stupenda pagina delle tentazioni. Tutti gli Evangelisti sinottici, Matteo, Marco e Luca, custodiscono un racconto specifico: Gesù si ritira nel deserto, luogo altamente simbolico perché silenzioso, essenziale, ma anche pericoloso. Qui la vita è sempre esposta alle escursioni termiche, alle privazioni, alla scarsità di mezzi di sopravvivenza. E solo quando l’umanità è davvero costretta a ritornare all’essenziale, quando non può contare su nessun idolo, allora per la Scrittura può far spazio alla voce di Dio e sperimentare la sua presenza. Perché l’essere umano, oltre che intelligenza e forza, ingegno e desiderio, è anche radicale dipendenza, fragilità che chiede salvezza. Il Vangelo ha bisogno di dimostrare che Gesù è veramente uno di noi, è davvero un essere umano e, al tempo stesso, posto nella luce del legame fedelissimo con Dio. Anche davanti al fascino delle tentazioni (e quali potentissime tentazioni!) Gesù non resta imperturbabile… al contrario manifesta un bisogno: ricorrere alla Parola di Dio per generare un’alternativa, per sapere che c’è una vita più profonda e bella, più grande ed affascinate della sola fascinazione del male, che riveste gli abiti sontuosi del potere.

Tre tentazioni per dire tutto il male possibile

Conosciamo forse a memoria le tre tentazioni che Gesù affronta e che hanno interpellato da sempre anche la storia dell’arte. Come non pensare alle raffigurazioni tremende del demonio, scuro, orrendo, alato come una Erinni, che si fa vicino a Gesù per rassicurarlo che quel fascino è veramente utile, che quel potere è veramente vocazione. La dipendenza radicale dalle cose da ingurgitare (non solo il pane, ma tutto quello che possiamo prendere, trattare, possedere), il baratto della fede con la magia che manipola e la fascinazione del potere… sono come la sintesi di tutto quello che può toccare, interpellare ed inquinare il cuore dell’umano. Le tentazioni procedono proprio per fascinazione: per quell’opportunità che appare dolce, promettente, carica di vita. A ben pensarci funziona così ogni forma di male che sembra appagare un desiderio, dominare una fragilità e trasformarla in soddisfazione: ciò vale per la vendetta che coviamo nel cuore, per le cose che accumuliamo, per gli affetti che manipoliamo… Solo un’esperienza radicale dell’essenzialità (ma si potrebbe a buon diritto dire: povertà! Anche se la parola oggi spaventa e scandalizza) può mettere nelle condizioni di capire davvero se quel che si possiede o ruba o mette da parte o si impone… deve davvero far parte della vita vera. Gesù sperimenta che c’è una fedeltà e una bellezza altrove. Nella vita che di lui si narra nei Vangeli, Gesù non sarà mai un individuo triste, un frustrato o un depresso…come accade a chi si impone penitenze e visioni moralistiche che alla lunga lo consumano e lo svuotano. Al contrario, la sua capacità di amore è stata proprio il frutto di questo svuotamento, di questa immersione nell’essenzialità: è solo quando rinunci a possedere (il tempo, gli altri, te stesso) che sei veramente libero. E la Parola di Dio che Gesù invoca per sconfiggere gli assalti del diavolo, va proprio in questa direzione: reclama spazio per altro, promette una vita piena, non sequestrata dall’ego.

Deserto… ieri ed oggi

Questa prima tappa quaresimale non potrebbe essere più attuale. Anche per chi è poco o per nulla credente, la domanda del male e della sua prepotenza, del fascino del potere che divide e schiaccia fa rumore e chiede di prendere una posizione. Non sarà facile, questo è certo: siamo in un mondo sovraesposto a tantissime forme di male, spesso così subdole da convincerci della loro buona intenzione. Come se assumessimo un veleno che al palato appare buono e ci riempie di soddisfazione, mentre ci intossica la vita. Quaresima è anche spesso sinonimo di privazione, moralismo…addirittura qualcuno penserà ai “fioretti” della sua infanzia. Se fossimo meno superficiali, ci accorgeremmo che ieri come oggi, in forme legittimamente diverse, qujalcosa sul male e sul suo fascino dobbiamo poter dire! Qualcosa contro il male che divide e depaupera dobbiamo poter fare! È un nostro preciso potere che chiede di diventare scelta altrettanto precisa. Anche a prezzo di pagare, e molto.

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