L'ANALISI
15 Febbraio 2026 - 05:05
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!
Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.
Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».
(Mt 5,17-37)
Sì, la verità va imparata. Non è sempre evidente, in tanti campi. Lo si constata praticamente ogni mattina, se si guarda, anche un po’ distrattamente, la rassegna stampa o si sfoglia un giornale. Alcuni temi sono particolarmente esposti all’incertezza della verità e, addirittura, alla sua trasformazione in qualunquismo. È il caso di certe polemiche politiche, ma anche sportive, ma anche sociali. A volte vien da pensare che la passione, sia quella positiva che quella negativa, sia troppo accesa, troppo preponderante… sino a cancellare un corretto ed onesto uso della ragione. Per cogliere la verità ed onorarla, serve un approccio serio, profondo, capace di farci uscire da noi stessi e da quella “cruna dell’ego” che P. Sequeri impiega come metafora per descrivere lo strapotere dell’“io” nella cultura contemporanea. Il “noi”, ovvero la relazione con l’altro, la sua preziosità, il suo camminare con me… viene offuscato dall’esasperazione dell’individuo, che deve sempre essere al centro: anche quando rappresenta un’associazione di volontariato, anche quando è addirittura… un papa. Il discorso della Montagna prosegue indicandoci un’altra strada: la preziosità vincolante, o meglio l’obbligo di verità che scaturisce dall’altro, e non solo da me stesso. È verità la dignità dell’altro, nella sua intima libertà; è verità una parola data non per interesse manipolatorio; è verità una giustizia più grande della vendetta o dello sfruttamento. Il problema è che questa verità, in tutte le forme elencate, è sottoposta alla deformazione dell’“ego” che si spinge sino a trasformare le cose più sacre in oggetti, ed anche gli esseri umani in strumenti di potere.
CHE COSA VEDIAMO DENTRO DI NOI?
C’è dentro di noi e attorno a noi una fascinazione straordinaria che ci proviene dal desiderio di difenderci, nutrirci, sentirci al sicuro, mentre l’altro è spesso percepito come una minaccia e come una concorrenza da evitare. I paletti che Gesù pone nel vangelo odierno sono importanti, e forse ci appaiono come odiosi, insopportabili, dannosi per la libertà, specialmente se confrontati con il peso della violenza e con le conquiste della coscienza moderna. Pare che la figura più autentica della libertà sia solo quella di un io svincolato dalle catene, privo di costrizioni. E ci mancherebbe! Quante persone hanno lottato (e purtroppo stanno lottando anche ora) perché l’umanità fosse veramente libera! Ma è altrettanto vero che la libertà che Gesù ha in mente non è solo quella “negativa” (sono libero perché… non dipendo da…): per lui ci deve essere spazio per un investimento di fedeltà, per un fare la verità su qualcosa di esterno da me che non dipenda dal mio interesse e che, dunque, sia vero. Per questo il discorso della Montagna prende questa piega: Matteo raduna diverse sentenze che forse Gesù ha pronunciato in chissà quali circostanze, puntando su di un “di più” che chiede agli appassionati per Dio e per l’uomo. Un “di più” scomodo ed esigente, possibile solo se si è metabolizzato il “voi siete sale… luce” letto e commentato domenica scorsa. Il discorso mette in fila richieste altissime che è bene non appiattire sul solito moralismo. Dietro e dentro contiene una ricerca lucida e radicale sulla verità di chi mi sta davanti: l’amico, il compagno di vita, Dio stesso. Non ci si può permettere di barattare la verità con la “mia verità”, come se fuori non ci fosse nulla. E se per secoli pensatori illustri hanno ragionato sul tema, anche oggi ne vediamo la straordinaria attualità: anche i popoli massacrati non sono più veri, se li sacrifico alla mia logica di potere; le esigenze dell’altro non sono più vere, se io ho altre mire; gli affetti più intimi svaniscono, se per me l’amore è svanito. Tutto sembra debba passare per la cruna dell’ego, nel peggiore dei modi: perché la cruna è un passaggio impervio, selettivo, difficile. Spesso si accusano le religioni e le morali di eccessiva rigidità e troppo grande esposizione al pregiudizio. E forse è vero! Eppure, perché non provare ad andare a fondo di certe cose? Perché non provare a chiedersi cosa c’è in ballo nella fedeltà e nell’adulterio? Cosa c’è in ballo nella parola data e nella sua violazione? O nella fede in Dio e nella sua trasformazione in religione di opportunità? Sono solo modi di essere momentanei legati al mio io? Le richieste di Gesù sono solo relitti del passato ed imposizioni moralistiche?
Copyright La Provincia di Cremona © 2012 Tutti i diritti riservati
P.Iva 00111740197 - via delle Industrie, 2 - 26100 Cremona
Testata registrata presso il Tribunale di Cremona n. 469 - 23/02/2012
Server Provider: OVH s.r.l. Capo redattore responsabile: Paolo Gualandris