L'ANALISI
15 Febbraio 2026 - 18:24
CASALMAGGIORE - Ci sono spettacoli che non hanno bisogno di narrazione né di riflessione, perché trovano senso nel loro farsi, nell’intrattenere, nella notorietà degli interpreti. Questo basta e rende superflua ogni altra considerazione. È il pensiero che suggerisce la visione de ‘La sposa fantasma’ di David Tristram, in scena sabato sera al Comunale, con Maria Grazia Cucinotta nei panni della moglie fantasmatica, vittima di un femminicidio – non di un uxoricidio – travestito da suicidio. Il testo ha una costruzione intrigante e mima l’Amleto di Shakespeare.
L’azione si apre con il marito della sposa (Pino Quartullo) che, puntandosi una pistola alla tempia, recita il monologo del principe danese: difficile ricordare una versione peggiore dell’«Essere o non essere». Detto questo, ‘La sposa fantasma’ è un gioco di interpolazioni shakespeariane attorno alla vicenda di un vedovo e scrittore inconsolabile che, ospite di un amico omosessuale, riceve la visita del fantasma della moglie, desiderosa di vendetta.
Il presunto suicidio matura nel mondo di invidie e cattiverie di una compagnia teatrale. Da qui l’idea di usare la nuova commedia, ‘La sposa fantasma’, per convocare i sospettati e, con il potere del teatro, individuare il possibile autore dell’avvelenamento, né più né meno di quanto accade nella tragedia shakespeariana. Tutto questo avrebbe un suo fascino, che la regia di Marco Rampoldi getta però in farsa fin dall’alzarsi del sipario.
Il comparire e scomparire del fantasma Cucinotta, in lungo abito di lamé e con una sorta di sudario svolazzante ‘a tagliatelle’, è affidato a effetti speciali di macchineria scenica che finiscono per accentuare la grossolanità involontaria dell’operazione. La finzione esasperata, che forse il regista va cercando, è evidente nella prova attoriale di Gianmarco Pozzoli, l’amico omosessuale del protagonista, con evidente parrucchino cotonato alla Duran Duran anni Ottanta.
La stessa natura macchiettistica investe Giorgio Verduci, anch’egli parruccato e attore ubriacone, Roberta Petrozzi nei panni di Glenda e Alessandra Faiella, volto di Zelig, che carica fino al grottesco il personaggio dell’attrice invidiosa e perfida. Tutto è eccessivo, tutto è farsesco. Ciò che manca, però, è il ritmo: le battute arrivano, ma senza verve né spirito. Si ridacchia, non si ride. La sposa fantasma assomiglia a certe serie tv per adolescenti, in cui gli adulti sono maschere, perfetti idioti infantiloidi. Qui, però, non c’è l’alter ego salvifico dei ragazzini. Si assiste allo spettacolo con sconcerto, pur avvertendo la natura intrigante del testo, che avrebbe meritato maggiore rispetto registico.
Maria Grazia Cucinotta fa il suo: si adegua, cerca una propria cifra comica e un’ironia un po’ ingessata, senza la naturalezza necessaria. Forse il physique du rôle non l’aiuta: la bellezza raramente si concede alla comicità. Alla fine l’applauso del pubblico è sostenuto, ma non insistito, come tiepida è la reazione a tempi comici che avrebbero bisogno di rodaggio. All’uscita dal teatro si intercetta il dialogo di una coppia. Lei chiede: «Come ti è parso?». «Gli darei 6+», risponde lui. E quella sufficienza ha qualcosa di consolatorio.
Lo spettacolo programmato per il 20 marzo ‘Più vera del vero’ è stato annullato e sostituito dallo spettacolo ‘Contrazioni pericolose’ con Rocío Muñoz Morales, Giorgio Lupano e Gabriele Pignotta, una commedia scritta e diretta da Gabriele Pignotta, in programma per domenica 22 marzo.
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