L'ANALISI
14 Febbraio 2026 - 05:30
CASALMAGGIORE - Da Miss Italia 1987 a Indietro tutta! con Renzo Arbore, da Vacanze di Natale ’90, il primo cinepanettone, al film cult Il postino con Massimo Troisi e Philippe Noiret: pochi titoli e la consapevolezza che si sta parlando della storia dello spettacolo italiano. Di questa storia Maria Grazia Cucinotta fa parte a tutti gli effetti, una storia che l’attrice di origini siciliane rinnova con sfide nuove e una di queste è appunto il teatro. Stasera alle 21 al Comunale Cucinotta sarà La sposa fantasma di David Tristam.
Si narra la storia di Edward «uno scrittore di teatro in crisi. Non ha superato la morte della moglie. Il suo più caro amico, Alex, lo ospita nella soffitta di casa sua e lo sprona a dimenticare, a lasciar andare e a incontrare nuove donne: oltretutto, a essere onesti, il loro matrimonio non era neanche il più felice... Prima dell’incontro con Glenda, Edward, novello Amleto, riceve la visita dello spirito della moglie morta, Ruby…», si legge nelle note di sala dello spettacolo.
Perché ha accettato di essere La sposa fantasma?
«Tutto è nato da un’idea di Pino Quartullo. Erano anni che cercavamo qualcosa da fare insieme, poi mi ha fatto leggere questa sceneggiatura, molto cinematografica, e ho detto subito sì. A questo si è aggiunto l’incontro con Marco Rampoldi, un regista visionario: è teatro, ma monta tutto come fosse un vero film. Ci sono effetti speciali, una costruzione accuratissima di luci e suoni. È uno spettacolo vero, impegnativo. Per me è il primo vero spettacolo teatrale: ho debuttato tardi e questa è solo la seconda esperienza. Non è semplice, anche perché interpreto un fantasma e interagisco sempre con tutti gli altri. Ho la fortuna di essere con colleghi bravissimi e far parte di un gruppo affiatato che mi sostiene».
Cosa l’ha spinta verso il teatro? Che necessità?
«Non ho sentito la necessità di fare teatro, diciamo che mi hanno un po’ ‘tirata dentro’. Ogni volta dico che sarà l’ultima, poi ci ricasco, perché andare in scena diventa una sfida con me stessa. E poi quello che ti dà il pubblico è talmente forte che ne resti quasi prigioniera. Il teatro è l’unico spettacolo che non potrà mai essere sostituito: chi va a teatro sceglie di condividere emozioni dal vivo».
La sposa fantasma è un allestimento molto cinematografica, ha detto. Viene da pensare che anche in teatro il suo amore sia soprattutto per il cinema...
«Il cinema resta la mia grande passione, fa parte del mio cuore. Mi ha cambiato la vita, mi ha dato la possibilità di farcela. Il cinema è il mezzo più democratico che esista: non guarda in faccia nessuno. Quando è arrivato ha unito ricchi e poveri, colti e meno colti. È condivisione pura di emozioni, senza barriere».
Parlando di cinema, non si può non chiederle dell’importanza di aver peso parte a Il postino.
«Aver partecipato a Il postino non è stato prendere parte ad un film, ma far parte del film. È il film che porta in giro Massimo, il suo cuore. Dentro c’è una magia fatta di semplicità che non passerà mai di moda. Parla di lotte che continuiamo a fare ancora oggi. Si parla dell’acqua che non c’è nelle isole e che arriva con le cisterne: siamo nel 2026 e succede ancora. Racconta di politici che ti cercano quando hanno bisogno e poi si dimenticano. Sono realtà che si ripetono. È un film in cui tutti si ritrovano. Le parole e la poesia possono cambiare la vita. Oggi molti hanno dimenticato l’uso delle parole: la libertà di parlare non significa insultare, ma usare le parole per costruire, non per distruggere».
Che ricordo ha di Massimo Troisi e degli altri grandi con cui ha lavorato?
«I grandi non passano mai. Vanno via, ma restano nel cinema che li rende immortali. Le immagini cambiano formato, si passa al digitale, ma restano. E riescono a riportare in vita anche chi non c’è più».
Lei ha partecipato a Miss Italia nel 1987, prima come concorrente e poi come conduttrice. Ha ancora senso oggi questo concorso?
«Una volta Miss Italia era il concorso: arrivavano agenti da tutta Europa per scoprire nuovi volti. Oggi con i social e gli influencer è cambiato tutto, ma resta sempre un’opportunità, soprattutto per chi vive lontano dalle grandi città. Per me è stata un’occasione importante: mi ha permesso di uscire dall’isola, di trovare un’agenzia. È stata una possibilità concreta».
Dalla partecipazione al videoclip di Zucchero ai cinepanettoni: come ha vissuto quei primi successi?
«l mio primo film per il cinema è stato Vacanze di Natale ’90 di Enrico Oldoini, che incassò cifre enormi. Sono stata molto fortunata agli inizi: la prima trasmissione televisiva a cui ho partecipato fu Indietro tutta! di Renzo Arbore, un vero fenomeno e successo non solo televisivo. Ero troppo giovane per capire davvero cosa stesse accadendo. L’ho capito dopo. Poi il mio primo film da co-protagonista è stato Il postino, che continua ancora oggi a segnare la mia carriera. Non c’è giorno in cui qualcuno non mi fermi per parlarne. Ed è giusto così: è il mio modo per dire grazie a Massimo e a chi mi ha aiutata».
Basta un film per entrare nella storia del cinema?
«Basta un film, sì. Ma poi bisogna restare a galla per 32 anni, e non è facile. Quando parti con un successo così grande, sai che forse non ne arriverà uno uguale. Io mi sento già fortunata che sia capitato una volta. Il resto è lavoro, impegno, cercare di non deludere il pubblico e continuare a crescere, sperimentando».
Tra le sue esperienze c’è anche la produzione e la regia. Cosa l’ha colpita di più?
«La regia mi ha catturata profondamente. A volte dirigere dà emozioni ancora più forti che recitare, perché sei responsabile di tutti. Sai riconoscere quando qualcuno sta comunicando qualcosa di vero e devi cogliere quell’attimo e renderlo immortale».
Quale regia sente più sua?
«Ho diretto tre cortometraggi. Il primo, Il Maestro, mi ha fatto vincere il Nastro d’Argento. È stata una sorpresa enorme. Avevo coinvolto mia figlia e tutta la sua classe, quindi sentivo una grande responsabilità. Abbiamo aperto la sezione italiana di Controcampo a Venezia. Il corto parlava dell’abbandono degli anziani e ha emozionato moltissimo il pubblico. Il secondo, Il compleanno di Alice, affrontava il bullismo dal punto di vista dei genitori: spesso siamo così presi dal lavoro che ignoriamo i segnali di aiuto dei figli. Poi ho lavorato a un progetto cinese, un film d’azione realizzato in Cina con un regista cinese. È stata una sfida bellissima, unire due culture e trovare una visione comune attraverso il cinema».
Progetti futuri oltre il teatro?
«A marzo inizio una serie tv. E poi ci sono altri progetti… ma per scaramanzia non si dicono! Posso dire che dirigerò un altro corto, con l’idea di unire tutti questi lavori in un film a tema sociale. È un progetto che mi sta molto a cuore. Di certo non ci annoiamo».
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