L'ANALISI
30 Gennaio 2026 - 10:11
Walter Veltroni ieri sera al Ponchielli
CREMONA - Come una canzone lontana fra le pieghe della grande Storia. Walter Veltroni in versione teatrale, ieri sera sul palco del teatro Ponchielli, ha raccontato a lungo di quel decennio che secondo molti ha rappresentato l’ultima grande promessa di un futuro migliore per il Paese: gli anni Sessanta. Lo ha fatto con uno spettacolo che fin dal titolo strizza l’occhio a quelli della sua generazione - Le emozioni che abbiamo vissuto. Gli anni Sessanta.
Quando tutto sembrava possibile -, con un monologo che gioca su quei due livelli della storia cantati a suo tempo da Francesco De Gregori ne La storia siamo noi. Sono quei due mondi sempre comunicanti - a volte paralleli, a volte indistinguibili - che tante volte, e per mano di altri autori, in precedenza sono stati uniti da ponti narrativi in cui privato e pubblico, individuale e collettivo si confondono, si separano, vanno in collisione o in risonanza.

In una scenografia che ricorda un soggiorno di quegli anni, Veltroni apre il libro dei ricordi partendo dalla propria storia familiare: un padre mai conosciuto, Vittorio, morto quando Walter era nato da poco e del quale, pur nell’assenza, da bambino cercherà un intangibile affetto. «Ho imparato a cercarlo di nuovo da quando sono diventato padre», dirà. Una madre che da sola alleverà due figli, e poi un nonno ambasciatore per la Jugoslavia in Vaticano.
Gli anni Sessanta evocati dal quel soggiorno cristallizzato nel tempo sono quelli degli immancabili Kennedy (figure per le quali il politico e giornalista mostra uno speciale attaccamento, e a cui in passato ha dedicato anche due libri) e di Martin Luther King, delle canzoni di Morandi e dei Beatles, delle controculture che si opponevano alla guerra in Vietnam. Con Veltroni sul palco c’è Gabriele Rossi a fare da commento con le note di un pianoforte, un volto molto amato sui social e rappresentante di una generazione lontanissima da quegli anni.
«Nel 1960 la musica inizia a cambiare», racconta Veltroni mentre Rossi accenna Il cielo in una stanza, Marina, Tintarella di luna, Non arrossire e La gatta. «Ricordo perfettamente mia madre con le gambe accavallate sul bracciolo in settembre, stava per accadere qualcosa di importante». Il dopoguerra, le marche retrò dei televisori che dai bar iniziano a entrare nelle case, Non è mai troppo tardi come scuola e collante di un Paese, i film di Alberto Sordi, le estati italiane, Jurij Gagarin, Topolino, il Monello, L’Intrepido e Linus, il Meccano e L’allegro chirurgo, papa Giovanni XXIII, James Bond, l’alluvione di Firenze, Il Sorpasso, le radio a transistor, il muro di Berlino, il ‘68 nascente, Luigi Tenco.
Un mosaico che compone il DNA dell’immaginario di una nazione, in «anni condivisi e non di solitudine e di ansia come quelli che stiamo vivendo oggi». «In ogni campo della vita - ricorda Veltroni - si aveva la sensazione meravigliosa di una costante scoperta di qualcosa di nuovo e di possibile. Io volevo restituire, attraverso le emozioni, questa positività. Anche quando si sta nel tunnel, alla fine c’è la luce».

La giornata cremonese di Veltroni era iniziata nel tardo pomeriggio nel ridotto del Ponchielli con la presentazione del libro Buonvino e l’omicidio dei ragazzi. Da tempo infatti l’ex sindaco di Roma (ed ex vicepremier, ex ministro, ex segretario del Pd e tante altre cose ancora) ha intrapreso anche una carriera da giallista. Nel libro la nuova indagine di Buonvino, al commissariato di Villa Borghese, comincia con un suono misterioso.
Buonvino, mentre con i suoi festeggia il ritorno di Ivano, il barista, al suo chiosco, sente qualcosa che lo inquieta, potrebbe essere una risata, un pianto, potrebbe essere anche un grido d’aiuto. Il giorno seguente all’alba verrà rinvenuta una giovane ragazza, sedici o forse diciassette anni, impiccata all’orologio ad acqua del Pincio. Un’indagine che dal cuore di Roma si sposterà a Centocelle e il cui centro non sarà in un luogo geografico, bensì in un luogo digitale e virtuale, un universo di fotografie, messaggi e commenti.
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