L'ANALISI
I PORTI E IL CANALE NAVIGABILE
18 Gennaio 2026 - 11:58
Lavori in corso per realizzare la strada del porto che negli anni Venti era ipotizzato poco oltre la Baldesio. Il carro e le persone sono all’altezza dell’attuale largo Moreni
CREMONA - È la storia di un secolo di progetti, grandi speranze, cantieri, fiducia nelle ‘magnifiche sorti e progressive’, ingegno ingegneristico e capacità di visione. Ed è la storia - tutta italiana - di una grande opera non finita, promesse disattese, ritardi inammissibili e marce indietro. Ma è anche lo specchio di una società e di costumi che stanno cambiando, trasformando il Po da luogo legato al lavoro e alla fatica a spazio per il tempo libero, attività sportiva, gite o passeggiate.
Con il volume ‘I porti. la navigazione, il canale navigabile a Cremona nel Novecento. Una tipica storia italiana di opere mancate e incompiute’, Roberto Caccialanza prosegue l’indagine sui vari aspetti del lungo Po cremonese e della sua evoluzione nel tempo: iniziata nel 2012 con la pubblicazione del libro sulle vicende dei ponti fra Cremona e Castelvetro Piacentino, la serie è proseguita con le ricerche sulla storia della vita sul Po dal 1839 al 1959 (2018) e delle tre principali società canottieri cremonesi Baldesio, Leonida Bissolati e Flora (2024), fino all’ultimo importante aggiornamento sulla Bissolati (2025), che si è scoperto essere stata costituita non nel 1921, ma nel settembre 1920.
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Ora l’attenzione si è concentrata sulle vicissitudini novecentesche dei porti sul Po, della navigazione e del canale navigabile Cremona-Pizzighettone, che avrebbe dovuto raggiungere Milano. Consultando documenti d’archivio non solo locali, ma anche collezioni e fonti familiari, lo studioso cremonese ha pubblicato numerosi documenti inediti, tra cui diverse fotografie.
«Una sintesi con alcune informazioni riguardanti la storia del Porto e del canale navigabile era stata inserita nella monografia dedicata a Ezio Quiresi, Quella poesia chiamata Po (2019) - specifica l’autore -, ma nel nuovo libro la ricerca è stata notevolmente ampliata e approfondita: vengono descritte le varie fasi e gli avvenimenti che a partire dall’anno 1900 hanno portato ad attivare a Cremona un Porto fluviale, ad avviare in più occasioni traffici commerciali sul Po e a scavare il canale navigabile, il tutto accompagnato da una ingente quantità di immagini storiche e più recenti, molte delle quali mai viste prima».

Il volume inoltre raccoglie fotografie dello studio Foto Faliva, di Ernesto Fazioli, Anselmo Monfardini, Ezio Quiresi, Amedeo Salanti, Sandro Talamazzini, Torquato Zambelli, Romeo Zanicotti e di altri autori anche non cremonesi, concesse dall’Archivio di Stato, dalla Biblioteca Statale, dalla Camera di Commercio, da AIPO Navigazione, da istituzioni e privati. Arricchiscono la pubblicazione - a giorni nelle librerie - anche numerosi grafici, disegni e planimetrie.
L’idea di realizzare un approdo fluviale dotato di gru elettrica per lo scarico di materiali dalle chiatte e del carbone destinato al funzionamento delle tante fornaci, scrive Caccialanza, risale ai primi di ottobre del 1909 e si deve a Benedetto Scelsi, avvocato e cavaliere, nonché regio commissario cittadino. Del 1911 è invece un progetto di porto interno presentato dall’ingegner Pietro Bortini per conto del Comitato Locale per la Navigazione Interna. Sono solo i primi passi di un cammino che, tra mille incertezze, prosegue ancora oggi. «Nel 1922 Farinacci - ricorda Caccialanza - e il regime a livello nazionale fermarono l’articolato progetto della navigabilità del Po e del Porto fluviale di Cremona, del quale venne terminata la sola banchina». Poi il regime cambiò idea, ma a quel punto non c’erano soldi a disposizione.

Si parla, quindi, della lunga serie di ipotesi e studi che dall’anno 1900 hanno portato alla realizzazione (parziale) del canale navigabile e si ripercorrono le varie fasi della sua costruzione, accompagnate da numerose fotografie; si danno notizie sulla grande gru elettrica a cavalletto messa a servizio della banchina del Porto, che ha caratterizzato il panorama del Lungo Po cremonese negli anni Cinquanta-Settanta; si dà conto della costruzione del pontile in cemento armato per l’attracco delle petroliere che si trovava sul lungo Po di fronte all’ingresso lato-fiume della Canottieri Flora; si rivivono le cronache delle prime crociere motonautiche (in particolare quella da Piacenza a Cremona del 1922, con fotografie inedite), ma anche quelle dell’arrivo delle prime navi-cisterna e navi-passeggeri che risalirono il Po fino a Cremona ed oltre.
Caccialanza ricostruisce nei dettagli anche l’intricata vicenda del canale navigabile il cui tracciato - previsto fino a Milano - si ferma a Pizzighettone. Nell’ultima parte del libro sono infine state riportate le tabelle cronologiche dei livelli di massima piena e di massima magra del Po dal 1801 ad oggi. Attraverso le sequenze di dati risulta palese l’ingente abbassamento dell’alveo di magra del fiume, che si è accentuato in modo notevole a partire dagli anni Sessanta in seguito all’entrata in servizio dello sbarramento artificiale di Isola Serafini.

Le signore sono vestite di chiaro e indossano elegantissimi cappellini. Gli uomini sono impeccabili, i militari sono in divisa, qualcuno ha il bastone. Una donna ha un ombrello bianco perché non si sa mai. Era il 25 maggio 1922, giorno della gita nautica Piacenza - Cremona organizzato dal Touring Club piacentino. È un’escursione di beneficenza a cui parteciparono circa cinquecento persone, tra soci, invitati e autorità e quattrocento orfani di guerra.

«Il rimorchiatore ‘Leonardo da Vinci’ - scrive Roberto Caccialanza - scese il Po trainando cinque portiere (grandi zattere) coperte da ampie tende e pavesate a festa con le bandiere tricolore; su uno dei barconi era sistemata la banda militare del 40° fanteria per suonare musica di accompagnamento. I natanti furono messi a disposizione rispettivamente dal Genio Civile di Parma e dal Reggimento Pontieri di Piacenza.
Il viaggio, classificato come turismo scolastico, fa uno scalo a Caselle Landi e alla pioppaia alla confluenza del Po con l’Adda nei pressi di Monticelli, dove viene consumata una colazione al sacco. I gitanti arrivano a Cremona intorno alle 17.30 e sbarcano vicino alla Canottieri Baldesio. Sono attesi da una folla di cremonesi festanti e da un «signorile rinfresco» allo chalet della società. Caccialanza annota che vengono distribuiti circa 500 pacchetti di biscotti. Nel discorso di benvenuto, Mario Beretta definisce gli orfani «gaio sciame giovanile».

«Noi vogliamo - aggiunge con un tocco di lirismo che avrà fatto fremere gli animi - che le ripe padane non siano più soltanto nella languida luce dei tramonti di fuoco, il luogo e l’ora delle dolci cose; ma vogliamo che ad esse ritorni pulsante e fecondo il lavoro umano, affinato dalle più moderne applicazioni della tecnica».
È probabilmente la prima escursione di queste dimensioni lungo il Grande Fiume. Il Po comincia a cambiare volto e pelle, si sta trasformando. Siamo nel 1922, poco più di cento anni fa, e nel giro di pochi decenni scompariranno anche i vecchi mestieri, i lavori del fiume immortalati anche dagli artisti.

Già negli anni Cinquanta - Sessanta - e lo testimoniano le immagini dell’ultimo Fazioli, di Ezio Quiresi, di Sandro Talamazzini e di molti altri - navaroli, pescatori e renaioli sono gli ultimi baluardi di una civiltà fluviale ormai residuale e destinata a una sempre maggiore marginalità. Sul Po arrivano i gitanti, sul lungofiume si passeggia nei giorni di festa, le barche si utilizzano per fare sport, sugli spiaggioni si prende il sole e si balla. La costruzione della motonave Stradivari, inaugurata il 28 giugno del 1975, fa sognare una svolta turistica. Anche questa si è realizzata solo in parte.
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