Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

IL COMMENTO AL VANGELO

Una persona, non una dottrina: Gesù, il Figlio che abita le strade

La fede non passa dal tempio e dai riti, ma dall’incontro con una persona concreta

Don Paolo Arienti

18 Gennaio 2026 - 05:10

Una persona, non una dottrina: Gesù, il Figlio che abita le strade

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
Gv 1,29-34

Se leggiamo il Nuovo testamento con un po' di attenzione, ci rendiamo conto che per definire l'identità di Gesù sono state impiegate diverse espressioni che, per così dire, si sono contese il palcoscenico: Gesù è evocato come il messia, l'unto, indicato come il profeta, addirittura identificato con la Parola (tutti ricorderemo il celebre inno che apre il quarto Vangelo e che abbiamo letto il giorno di Natale).

In alcuni passi Gesù è descritto come l'immagine, l'impronta stessa di Dio. Espressioni diverse che legittimamente ricordano il cuore della fede cristiana: non una facile ed impacchettata dottrina catechistica, con formule in pillole da deglutire, ma l'incontro con il mistero di una persona, la sua storia, il senso della sua presenza. I cristiani hanno intuito che nella vita di Gesù si celava e si rivelava Dio stesso ed è per questo che la parola-chiave che si è imposta sulle altre è 'figlio di Dio'. Sì, perché figlio dice legame, origine, eredità... e tutti noi, dato che siamo figli, possediamo intuitivamente la capacità di decifrare il senso profondo di questa espressione.

Scorre nelle nostre vene l'affetto per chi ci ha generati e, qua e là, riemerge la gratitudine per il dono che ci ha autorizzati a vivere. Certo poi c'è qualcuno che non ha conosciuto i propri genitori o che ne ha avuti in sorte di pessimi. Ma questa storia, pesantemente dolorosa, non può essere la verità di tutti e certamente non è il desiderio di nessuno. Giovanni spende a proposito di Gesù proprio quell'espressione: lui è il figlio di Dio, proviene da lui, lo rappresenta, poiché ne è l'erede. D'ora in poi i Cristiani guarderanno ai suoi gesti, alle sue parole, ai suoi silenzi e ai suoi passi per cercare di decifrare il cuore di Dio, scoprendo che non sarà più necessario salire al tempio o frequentare complicati riti sacrificali: basterà immergersi nelle strade che Gesù percorrerà, fermarsi nelle case da lui frequentate, sedersi a tavola con i commensali che lui ha scelto, per constatare che Dio nel figlio abita non i palazzi dei re o i luoghi di potere, bensì il potere della prossimità e la fecondità degli ultimi. Giovanni, per avvalorare la sua intuizione, spende anche un'altra parola, davvero detonante: si permette di apostrofare Gesù come l'"agnello di Dio", venuto a togliere, raccogliere, assumere, portar su di sé il peccato dell'umanità, quelle ragioni inquinanti che lo devastano e lo sottraggono alla vita vera. Gli Ebrei, molto prima di trasformarsi in popolo del libro, possedevano un tempio, la gloria di Gerusalemme. Lì salivano per il culto, la preghiera, anche i commerci; ma soprattutto una volta all'anno assistevano al sacrificio espiatorio: un carpo veniva sgozzato e il suo sangue usato per l'aspersione della stanza interna e segreta del tempio, il santo dei santi.

Ebbene, Giovanni ora proclama che quel rito non serve più; che quel tempio glorioso ora va disertato. Arriverà un altro luogo sacro, un altro agnello immolato lassù, sulla collina del Golgota, appeso ad una croce. Figlio e agnello sono le consegne che oggi le comunità cristiane ancora una volta ricevono per poter inquadrare Gesù, decifrarne l'identità più profonda, non fermarsi alle solite equazioni religiose ed essere prepotentemente rimandati nella storia concreta dell'umanità. Lì il figlio cammina, lì l'agnello prende su di sé il peccato dell'uomo, senza giocare le armi solite della vendetta e della punizione. A questa nuova geografia del sacro, a questi titoli rivoluzionari che compromettono Dio stesso i Cristiani devono abituarsi o riabituarsi: non possono lasciarsi sfuggire la provocazione né possono ricadere nelle comode strutture della religione. Gesù passa accanto a Giovanni, immaginiamo che quasi lo sfiori, per andare oltre e continuare altrove il suo cammino. L'indicazione del Battista risuona anche oggi: "seguite lui", mettetevi sulle sue tracce, non date per scontato di conoscerlo come si sa a memoria una dottrina o una formula. Dovrete fare con lui strada, condividere le sue tappe, assaporare le sue scelte.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400