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TEATRO PONCHIELLI

Clima Talk, Mercalli: «Stiamo violentando il pianeta»

Il climatologo e meteorologo dal palco: «Uso l’auto elettrica e il treno, ho smesso di volare». Incontro condotto da Bencivenga, pubblico incalzante

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bcaffi@laprovinciacr.it

12 Febbraio 2022 - 10:32

Clima Talk: «Viviamo già in emergenza»

Luca Mercalli e Marco Bencivenga sul palco del Ponchielli

CREMONA - «Sono cresciuto nella periferia di Torino, nella città grigia e plumbea degli anni di piombo, con una cappa che rendeva tutto ancora più opprimente. Ma ho avuto la fortuna di non avere un altro condominio di fronte alle mie finestre. Vedevo le Alpi e questo ha alimentato la mia voglia di evasione, il sogno di un altrove migliore»: Luca Mercalli parte dall’infanzia e da se stesso bambino, che fin da piccolo si interessa di clima e meteorologia, per parlare al Ponchielli di emergenza climatica, di ambiente, di comportamenti individuali e collettivi, di una svolta verde che non può e non deve essere solo apparente. Lo ha fatto ieri sera nell’ambito del Clima Talk organizzato dal teatro per affrontare temi di attualità e perché «anche la cultura va considerata un alimento per la mente, da non sprecare», come ha sottolineato il sovrintendente Andrea Cigni introducendo l’incontro. La chiacchierata è stata condotta da Marco Bencivenga, direttore del giornale La Provincia, che dopo un confronto fruttuoso ha lasciato la parola a un pubblico particolarmente partecipe e preparato, desideroso di conoscere e approfondire, e di porre domande, tante domande e mai banali.

malpensa

L'aeroporto di Malpensa


«Pensiamo che l’emergenza climatica sia al centro del dibattito odierno - ha esordito Mercalli, che è anche volto noto della tv -, ma è un tema che si affronta già dai primi anni Ottanta. Solo che c’è stata una continua fluttuazione della comunicazione e dell’interesse della politica. A Rio de Janeiro, nel ‘92, si è tenuto il Summit della Terra e in quell’occasione intervenne Severn Suzuki, che i giornali di tutto il mondo definirono ‘la bambina che zittì il mondo per sei minuti’. Aveva 12 anni, era più giovane di Greta. Ma la cosa non ebbe seguito e intanto abbiamo perso oltre trent’anni». «Ora però - ha sottolineato Bencivenga -, la percezione di questa emergenza è avvertita da tutti. È argomento di conversazione anche nei bar, insieme ai discorsi sul calcio, le donne, la pandemia».

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Il pubblico presente ieri sera al Ponchielli

«Ci siamo accorti del cambiamento climatico perché lo tocchiamo con mano sulla nostra pelle - ammette Mercali -. Nel 2003, per la prima volta in duecentocinquant’anni di rilevamenti scientifici, in Pianura padana si sono toccati i 40 gradi. Lo abbiamo avvertito tutti, lo soffriamo ogni estate, per questo cominciamo a preoccuparci». Qui però si innestano comportamenti schizofrenici, spinte opposte, questioni economiche perché la sostenibilità è bella (a parole), ma ha un costo (concreto). «Abbiamo inquinato il mondo - dice Mercalli -, nella Fossa delle Marianne che è il punto più profondo del pianeta, sono stati trovati delle lattine, una borsa e delle carte di caramelle. Ci sono rifiuti sull’Everest e in sessanta - settant’anni di conquiste spaziali abbiamo lasciato detriti anche nello spazio. Ora tutto questo ci sta tornando indietro come un boomerang. Non ci rendiamo conto che tutto quello che entra nell’atmosfera va in giro, circola. Il vulcano esploso a Tonga è arrivato anche qui, noi abbiamo considerato la Terra un immondezzaio infinito e ora ci viene presentato il conto».

«La sostenibilità ha un costo», incalza Bencivenga. «L’economia - sostiene il climatologo - non può prescindere dalle nostre abitudini. Mi devo rendere conto che, vivendo nel mondo ricco, occidentale, inquino più di chi vive altrove. Un italiano produce all’incirca 7mila tonnellate di Co2, un americano 18mila tonnellate, mentre un abitante del Burkina Faso ne produce 200 chili».

SCELTE E RINUNCE.

Vanno fatte scelte e rinunce, occorre sopportare costi. «Vado in treno e uso l’auto elettrica caricata con il fotovoltaico - dice Mercalli - da tempo non uso più l’aereo. Si può andare in vacanza in un agriturismo dell’Oltrepo pavese e non alle Seychelles. Churchill ha chiesto agli inglesi ‘lacrime e sangue, sudore e fatica’, non ha mai detto: ‘andrà tutto bene’. Se un medico ti dice di metterti a dieta, sta a te fare un sacrificio o continuare a comportarti come prima».

Intanto i ghiacciai continuano a sciogliersi - in un secolo si sono ridotti del 60 per cento - e la soluzione dei ‘tamponi’ è illusoria: «Serve a tutelare le stazioni sciistiche, più che i ghiacciai, il che va anche bene, ma i teli sono comunque di plastica e per di più danno l’illusione di essere la soluzione. Sono solo un tampone, invece». E se si sciolgono i ghiacciai, si innalzano i mari e gli oceani, con conseguenze inesorabili per le città rivierasche: «Forse si potrà fare uno sforzo economico immane per salvare Venezia, ma non si può pensare di tutelare l’intero Delta del Po o la costa adriatica da Rimini a Portogruaro. La gente sarà costretta a trasferirsi, con costi anche personali enormi». Vale per un piccolo tratto di spiagge italiane, vale per il mondo intero: è stato stimato che nel 2070 ci saranno 3,5 miliardi di persone costrette a migrare per emergenze climatiche, siccità, alluvioni, territori diventati invivibili.

Si parla di film (Don’t look up con DiCaprio), di libri (Qualcosa là fuori di Bruno Arpaia e Il calamaro gigante di Fabio Genovesi), di Nicolò Govoni, di mitigazione e adattamento, dell’Accordo di Parigi, di tanto inutile packaging. E anche di un carpino, piantato in un paese dell’appennino emiliano per assorbire Co2, mentre a fianco sgommavano Ferrari convenute a un raduno. È una serata che si vorrebbe non finisse mai, che aumenta la consapevolezza di essere parte attiva di un pianeta di cui dovremmo essere ospiti e non stupratori.

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