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CREMONA: PONCHIELLI TALK

Il divulgatore Luca Mercalli: «Il clima è cambiato. E noi?»

Domani (venerdì 11 febbraio, ore 21) il climatologo volto noto della tv chiacchiera con il pubblico. Modera il direttore Bencivenga

Mariagrazia Teschi

Email:

mteschi@laprovinciacr.it

10 Febbraio 2022 - 09:53

Il divulgatore Luca Mercalli: «Il clima è cambiato. E noi?»

Il climatologo Luca Mercalli

CREMONA - «In questo periodo è normale che il foehn superi le Alpi e raggiunga la Pianura Padana. Non è questo il vero problema: l’allarme sono le temperature, la degenerazione del clima — spiega Luca Mercalli dopo la giornata di vento forte che ha spazzato lunedì scorso Milano e buona parte della Lombardia. E aggiunge: «Se ci lasciamo sfuggire i prossimi dieci anni per agire seriamente, la situazione diventerà irreversibile. O si cambia, o gli scenari saranno di fuoco. E per il clima non esiste vaccino che tenga». Il climatologo (guai a chiamarlo meteorologo) e divulgatore scientifico torinese domani sera (venerdì 11 febbraio, ore 21) sarà padrone di casa al teatro Ponchielli con «Clima Talk», secondo ospite (dopo il tutto esaurito di Alessandro Barbero) della rassegna promossa dal teatro per ascoltare, imparare, comprendere, dibattere, riflettere su temi del nostro tempo. Interverrà il direttore del quotidiano La Provincia, Marco Bencivenga.

Luca Mercalli sul ghiacciaio Ciardoney nel Parco Nazionale del Gran Paradiso al confine tra Piemonte e Valle d’Aosta

Si sente dire «dobbiamo consegnare alle generazioni future un pianeta migliore di quello che abbiamo trovato». È d’accordo? «No, mi limiterei a dire cerco di consegnarvi un pianeta ancora vivibile. Non si può più tornare indietro: il danno è già in corso».

Cosa dobbiamo fare, allora? «Evitare lo scenario peggiore».

Luca Mercalli nasce come ricercatore. «Sì, ricercatore puro con una grande passione per il clima, in particolare per le sorti dei ghiacciai delle Alpi Occidentali. Mi ha sempre affascinato la loro dinamica. Stiamo parlando degli anni Ottanta quando certe sensibilità ambientali erano ancora in embrione, marginali». È nel decennio successivo che il cambiamento climatico è diventato finalmente tema di discussione anche a livello politico. Anche l’informazione ha cominciato ad occuparsene».

Fino agli anni Ottanta i ghiacciai sono rimasti in salute, poi cosa è successo? «In salute e belli tranquilli. Poi i primi segnali di arretramento e io, che li osservavo da vicino, me li sono visti letteralmente mancare sotto i piedi. E mi chiedevo perché».

Riscaldamento globale? «Il sessanta per cento del patrimonio glaciale che avevamo a inizio Novecento è già scomparso. I nostri ghiacciai si riducono di circa un metro e mezzo all’anno. Se non si interverrà sul riscaldamento globale, inquinamento, comportamenti umani scorretti, resterà un po’ di ghiaccio solo sulla cima del del Monte Rosa e del Bianco».

Nascono qui l’impegno in prima persona, la divulgazione, l’insegnamento? «Sì, è stata la svolta, come dire, doverosa nei confronti del problema climatico. Ma ho pure iniziato a proporre soluzioni. Ne parleremo ampiamente domani sera, con il direttore Bencivenga. Mi aspetto dal pubblico molte domande, anche scomode. Per altri, ovviamente, non per me».

Mettersi in gioco in prima persona, cosa intende? «Un atto propositivo. Tutto le iniziative o le manovre che suggerisco in termini di riduzione di impatti ambientali, ad esempio, le ho messe in campo personalmente. Quindi non vado in cattedra a fare la predica dicendo dovete risparmiare energia e mettere i pannelli solari. A casa mia risparmio energia e ho pannelli solari da vent’anni. Mi sembra di risultare più credibile. Porto la mia esperienza, gli esiti dei miei «esperimenti», quando parlo agli studenti non mi limito ai termini generali, sostengo le mie argomentazioni con i fatti, la prova provata che si può fare, che può funzionare».

Ricercatore, scienziato, uomo di spettacolo, giornalista, accademico, scrittore, saggista. «Diciamo che ho fatto la mia parte, il primo servizio in tv, era il 1991, l’ho fatto in collegamento da un ghiacciaio del Bianco. Come divulgatore ho sempre cercato di far passare due informazioni: il problema e la soluzione».

L’attività didattica si è rivelata un successo. «Mi sono accorto ad un certo punto che l’aver sperimentato in prima persone le buone pratiche di cui abbiamo già parlato e che venerdì saranno oggetto di approfondimento, era un modo per entrare in contatto e in sintonia con i ragazzi. Che ti sgamano subito se li prendi in giro, se parli e basta, se fai finta. I ragazzi sono capaci di amarti. Ecco, è stata una grandissima soddisfazione. Quando parli loro di risparmio energetico, riqualificazione energetica, di energie rinnovabili, riciclo dei rifiuti aggiungendo che quello che proponi loro tu lo fai a casa, regolarmente, ogni giorno, e spieghi come lo fai, ecco che cambiano atteggiamento, diventano curiosi. Vogliono provarci anche loro. In trent’anni di insegnamento ho avuto molte soddisfazioni».

Ha portato in teatro uno spettacolo fra musica e scienza. «Si chiamava Non ci sono più le mezze stagioni con Banda Osiris. Spettacolo ironico e vivace replicato molte e molte volte. E poi sono appassionato di musica barocca, anzi di tromba barocca».

Dunque, per concludere, negli ultimi trent’anni sapevamo tutto ma non abbiamo fatto niente. Un pensiero amaro. È così? «Siamo in emergenza. Troppo tardi per pensare di correre ai ripari, evitare di peggiorare quello si può fare. Usiamo bene il tempo che ci rimane senza più nasconderci dietro mille scuse».

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