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MUSICA: LA REUNION

World Music, con la Cordigliera oltre la nostalgia

In un libro e due Cd la storia di un gruppo che ha fatto da colonna sonora agli anni Settanta e Ottanta. A San Vitale l'evento-concerto

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12 Novembre 2021 - 08:49

World Music, con la Cordigliera oltre la nostalgia

CREMONA - Sono cento racconti brevi, utili per raccontare una storia musicale in realtà lunga, fra le più entusiasmanti e luminose di quelle nate sulle rive del fiume Po, ma innervate di suggestioni provenienti da catene montuose lontanissime e poi toccate da mari di mezzo sempre a portata di mano. La Cordigliera bagnata dal Po è il titolo del volume che celebra e ripercorre la storia della Cordigliera, formazione cremonese fondata alla metà degli anni Settanta e ispirata dal golpe cileno del 1973. Il gruppo domani sera (sabato 13 novembre) alle 21 si riunirà per un concerto al Centro Culturale San Vitale (i posti sono già esauriti). A scriverlo è stato Achille Mezzi, membro fondatore del gruppo, poi protagonista di ulteriori esplorazioni musicali che dal Sud America hanno spostato l’attenzione verso i suoni del Mediterraneo e del Medioriente con un nuovo progetto musicale, gli Aksak Project.

UN PROGETTO CONTROCORRENTE

Con il volume (poco meno di 400 pagine documentatissime, illustrate e scritte con una passione e un gusto per la prosa che rendono la lettura un doppio piacere) escono in contemporanea anche due cd che rappresentano l’ideale compendio sonoro del libro: Meteore, riedizione dell’autoproduzione del 1986 firmata Cordigliera, e poi Altitudes, una selezione di

Noi scegliemmo il coraggio e la forza di una scelta controcorrente

«fortuite e spesso insperate» registrazioni dei concerti dell’ensemble, recuperate fra vecchi nastri miracolosamente sopravvissuti al tempo. Si parla di documenti (ma soprattutto di vive opere di cultura) importanti per diversi motivi: il primo è che la Cordigliera rappresenta un capitolo centrale nella storia della musica nata all’ombra del Torrazzo, primo passo di un percorso musicale più ampio che - come si ricordava poco fa - con gli Aksak costituisce oggi un patrimonio di world music di altissima qualità, in anni più recenti capace anche di attirare l’attenzione della stampa specializzata e nazionale. Il secondo è che raccontare la storia della Cordigliera significa anche raccontare un pezzo importante del panorama culturale giovanile (ma non solo giovanile) degli anni Settanta e Ottanta a Cremona. Un panorama costellato di festival, sale prove, radio libere, fermenti e impegno sociale. E anche di scelte che, in quegli anni, erano forse anche un po’ impopolari musicalmente parlando: «Noi scegliemmo il coraggio e la forza di una scelta controcorrente - ricorda Meazzi -, la scelta più difficile e più lontana dalle mode poiché anche la musica cosiddetta ‘di rottura’ come il punk e il metal tradivano (nel senso che celava) una discreta dose di omologazione. In questo modo abbiamo sempre cercato di reagire alle prese per i fondelli, alle intimidazioni e ai pregiudizi che spesso ci hanno accompagnato anche in altri momenti di questa nostra storia, cercando di rispondere con il rigore, la professionalità, la convinzione trasfusi nel lavoro che quotidianamente facevamo assorbiti in una specie di ‘trance militante’, senza mai perdere di vista il nostro obiettivo primario».

MUSICA E IMPEGNO CIVILE

Il terzo motivo che rende meritevole di grande attenzione questa uscita - più intimo ma non meno importante - è che la storia di questo gruppo di musicisti è anche la storia di un gruppo di amici cementata dalla passione per la musica e l'impegno civile. «Gli esperti - continua Meazzi - dicono che la biografia di un gruppo o di un musicista si possa condensare, per sommi capi, anche in una sola pagina, oppure arrivare a scriverne un libro. Per quanto mi riguarda, il testo non è (e non vuole essere) una biografia, ma semplicemente il racconto leggero (a volte un po’ scanzonato) di una storia vera, ricostruita a posteriori con la sola forza del ricordo, qualche incrocio documentale nell’archivio del gruppo e ricerca nel web, soprattutto per tentare di collocare gli eventi nel modo corretto fra il 1976 e il 2016».

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