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MUSICA A CREMONA

StradivariFestival, Krylov: «Mi piacciono le sfide»

Il virtuoso russo-cremonese sabato (ore 21) in Assolo, concerto da solista all’auditorium del Museo del Violino

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09 Novembre 2021 - 09:16

StradivariFestival, Krylov: «Mi piacciono le sfide»

Il violinista russo-cremonese Sergej Krylov

CREMONA - «Mi piacciono le sfide e questa lo è. Di solito un violinista suona accompagnato dall’orchestra, da un pianoforte e solo di rado suona da solo. È una grande prova anche dal punto di vista fisico, oltre che mentale»: Sergej Krylov parla alla vigilia del concerto Assolo che sabato prossimo (ore 21) lo vedrà protagonista all’auditorium Arvedi del Museo del Violino. La serata è organizzata nell’ambito dello StradivariFestival di cui è artista residente, o meglio - come precisa - «artista invitato ogni anno». Saltato lo scorso anno a causa del Covid, si rinnova quindi l’appuntamento con il pubblico cremonese: un appuntamento affettuoso, sentito e atteso che non mostra segni di cedimento. Il programma è di quelli monstre a cui il virtuoso ci ha da tempo abituati: la Ciaccona di Bach, la Sequenza VIII per violino solo di Berio, la Sonata n. 2 di Ysaÿe per violino solo e cinque Capricci di Paganini, con «un filo bachiano a fare da interconnessione».

PIETRA MILIARE DEL VIOLINISMO

I Capricci, Krylov non li ha ancora scelti, ma non potrebbero mancare: «Sono una pietra miliare del violinismo e anche l’apice della difficoltà, occorre dare veramente tanto. Per ora (la chiacchierata ha avuto luogo l’altra settimana, ndr), so solo che chiuderò con il n. 24. Credo che farò un concerto senza intervallo, al massimo mi prendo il tempo di bere un bicchiere d’acqua prima di affrontare Paganini». A proposito di Paganini: Krylov è reduce dall’impegno come presidente di giuria del Premio che dopo ventiquattro anni ha consacrato un italiano, Giuseppe Gibboni. «Ero stato presidente anche nell’edizione precedente, nel 2018. Ma in questa occasione ho anche diretto la Gog, la Giovine orchestra genovese, al Carlo Felice. Ho calcolato che in pochi giorni ho fatto una trentina di ore di direzione, calcolando sia le prove che il concerto. Credo che sia stata la prima volta nella storia del concorso che il presidente della giuria abbia anche diretto l’orchestra e ne sono orgoglioso. Il programma dei concorrenti prevedeva il Concerto di Paganini e quelli di Beethoven, Brahms, Sibelius e Ciajkovskij: ho ancora male al collo e alle spalle», dice sorridendo, mentre sorseggia un caffè. «Sono molto felice per Gibboni - aggiunge -, sicuramente la vittoria di un premio come il Paganini lo aiuterà in questo inizio di carriera, è un ottimo viatico per poter emergere».

SELEZIONE SPIETATA

Krylov e la musica sono una cosa sola. Chi comincia a suonare a 5 anni, può immaginare una vita alternativa? «Sono entrato

Sapevo che l’impegno nella musica era necessario per raggiungere altri obiettivi

da bambino alla Scuola Centrale di Musica di Mosca, la selezione era spietata e non era possibile rilassarsi - ricorda -. Però non mi sono mancati i giochi, sapevo che l’impegno nella musica era necessario per raggiungere altri obiettivi. L’unica cosa che ho fatto al di fuori del violino è la direzione d’orchestra con la Lithuanian Chamber Orchestra, ma anche questo è legato alla musica». «In realtà - interviene Roberto Codazzi, direttore artistico musicale dell’MdV e grande amico di Krylov -, ha molti altri interessi, compresi sport come la vela e la motonautica». E il pensiero va a un’improvvisa tempesta durante un’escursione sul Garda, che avrebbe potuto finire male - ci furono dei morti, quel giorno - se il virtuoso non fosse stato in grado di approdare senza danni. «Per un certo periodo ho ballato - ricorda il violinista -, era molto bello, direi liberatorio e allora avevo una forma fisica perfetta».

IL VIOLINO DI PAPA' ALEXANDER

Si torna a parlare di musica: Krylov ha cominciato a suonare il violino a Mosca, si è poi perfezionato a Cremona. Il suo suono si può considerare più russo o più italiano? «Non saprei - risponde -. Ogni violinista ha un suono tutto suo, impossibile da copiare. È un po’ come l’impronta digitale, ho la mia ed è sempre quella, che può essere più o meno assecondata dallo strumento che si suona». Strumento che, in vista del concerto di sabato prossimo Krylov non ha ancora scelto. È forse l’unico virtuoso del suo calibro a non avere a disposizione uno Stradivari, un Guarneri, un violino della scuola classica: il problema è annoso ma non sembra crucciarsene troppo. È noto che il violino a cui è più affezionato è uno strumento realizzato dal padre Alexander, liutaio eccelso oltre che violinista», e del resto, dice, «sono un grande promotore della liuteria contemporanea».

Sergej Krylov al MdV accompagnato al pianoforte da Ezio Bosso

GLI AMICI CHE NON CI SONO PIU'

E la letteratura invece? Tra i classici russi, ama Bulgakov. O il più recente Suksin, «che ha scritto dei racconti carichi di humour nero ambientati negli anni Trenta, in un condominio requisito dai bolscevichi e con le famiglie costrette alla coabitazione forzata. Le nuove generazioni non conoscono quello che è successo allora, le cose sono molto cambiate dal ‘94 - ‘95». Il ricordo va agli amici che non ci sono più, a Rostropovich («ha saputo conquistare la libertà») e a Ezio Bosso («ammiravo la sua musica e il suo amore per la vita anche prima di suonare con lui»). E poi all’‘altra’ musica, quella che Krylov non suona e che ogni tanto ascolta, che spazia da Astropilot ad Annie Lennox, dal gruppo russo Little Big ai Negramaro, fino ai cantanti italiani più amati in Russia: i Ricchi e Poveri, Raffaella Carrà, Toto Cutugno, «un personaggio incredibile, per me è fantastico». La gente intanto lo saluta, prende appuntamenti telefonici («usa il numero russo su WhatsApp, sono sempre in giro»), lui conferma la sua presenza a Dosimo, dove abita con la mamma Ludmilla, pianista, per qualche giorno. Un ritorno a casa, con l’affetto di sempre.

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