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L'INTERVISTA

Il Giallo di Ferragosto: «Niente sarà più come prima»

Un racconto inedito di Filippo Venturi in regalo domenica con «La Provincia». Con il Covid che aleggia sullo sfondo

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bcaffi@laprovinciacr.it

12 Agosto 2021 - 08:47

Il Giallo di Ferragosto: «Niente sarà più come prima»

Filippo Venturi

CREMONA - È il giorno in cui (quasi) nessuno lavora, quindi perché non dedicarsi alla lettura di un racconto coinvolgente? Anche quest’anno «La Provincia» regala ai suoi lettori il Giallo di Ferragosto: domenica prossima, il giornale avrà una copertina da conservare con un testo inedito di Filippo Venturi e le illustrazioni di Graziano Bertoldi. Quest’ultimo è uno dei più noti artisti cremonesi, eclettico e generoso come pochi altri. Venturi, invece, lo scorso anno è stato l’autore più votato on line al concorso legato a Giallo a Palazzo, grazie alla dark comedy Gli spaghetti alla bolognese non esistono, che riunisce le due passioni dello scrittore. Venturi, oltre che autore di successo, è titolare di due ristoranti a Bologna.

Studi in Giurisprudenza, la ristorazione e la scrittura: il suo sembra essere un percorso a zig zag, come concilia tutto?
«Da un certo punto di vista può sembrare un percorso poco lineare, ma in effetti tutto torna. Ha presente quel gioco della Settimana enigmistica in cui bisogna unire tutti i puntini? Per me è stato un po’ così. Mi sono iscritto a Giurisprudenza e ho capito presto che non era la mia strada, ma ho voluto completare lo stesso il corso di studi. Bologna è una città di grande tradizione universitaria, se non si frequenta l’università si è un po’ tagliati fuori. Perciò capita che ci si iscriva, ci si guardi un po’ intorno e si capisca solo dopo cosa si vuole fare. Ho scelto la ristorazione, che da sempre è la mia grande passione. Forse sorprende di più la scrittura. A scuola non ero di quelli particolarmente portati, uno di quelli con la professoressa che gli sta addosso e che spinge perché si dia magari al giornalismo. Era più facile che mi addormentassi ascoltando musica che non leggendo un libro».

Cosa ascoltava? Lei ha un rapporto particolare con Luca Carboni, visto che il titolo della sua prima raccolta di racconti, Intanto Dustin Hoffman non fa più film, richiama il titolo dell’album ...intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film. E lo stesso Carboni, poi, ha disegnato la copertina di un suo romanzo...
«Da ragazzo ascoltavo cantautori, soprattutto. Lucio Dalla che per noi bolognesi è un mito. Forse non ci ancora resi conto di quanto pesi a Bologna la sua mancanza, non l’abbiamo ancora metabolizzato. Ho cominciato ad ascoltarlo perché i miei genitori avevano in casa i suoi dischi, mentre Carboni è più vicino alla mia generazione, diceva le cose che dicevamo noi giovani. Poi ascoltavo anche De Gregori, Battisti, Guccini».

In televisione sembrano prevalere trasmissioni di cucina e gialli. In tv indagano anche le suore, anche un prete come don Matteo. Lei sembra essere la sintesi di questa tendenza...
«Ho dato vita al personaggio di Emilio Zucchini, un ristoratore che è anche investigatore. L’ho chiamato Zucchini apposta, ovviamente. In menu abbiamo le zucchine ripiene in umido con le polpettine, un piatto della tradizione bolognese. Comunque vorrei tornare a vedere tanti cuochi in tv, tanta gente ai fornelli. Vorrei che finisse l’invasione barbarica di tutti i virologi, tutti gli epidemiologi che da un anno e mezzo sono ospiti dappertutto. Vorrei che tornassero nei loro laboratori, vorrebbe dire che la situazione si è finalmente normalizzata. Ben vengano i cuochi in tv. Credo in ogni caso che il loro successo sia dovuto allo spirito di competizione che in Italia viene esaltato in ogni campo, anche troppo. Dovremmo essere più equilibrati, ai miei figli insegno che se si dà il massimo anche solo provarci è una vittoria. Già Arbore, con La vita è tutta un quiz, parodiava questa mania».

Da Macchiavelli a Lucarelli, Bologna ha una grande tradizione anche nel campo del giallo. Lei si inserisce in questo filone?
«No, senza nulla togliere alla tradizione italiana, sono più black. I miei riferimenti sono più legati a Don Winslow, a Joe R. Lansdale. Va detto che nel 2021 non si inventa nulla. Il mio Zucchini non è né un buono che vince sempre, né un bello e dannato con un passato burrascoso. Poi, è la fantasia a dominare».

Fa un lavoro impegnativo, quando riesce a scrivere?
«Il lavoro impegna, ma sono anche marito, padre, figlio, amico... ognuno di noi è uno zaino pieno di cose, è difficile ritagliarsi il tempo per fare tutto e farlo bene. Di solito scrivo la mattina, quando sono solo in casa e c’è silenzio. seguendo l’ispirazione. Durante il lockdown, nonostante fossi fermo con il lavoro, non ho scritto nulla».

Nel racconto che ha scritto per «La Provincia», il Covid ha un ruolo di rilievo...
«Non possiamo far finta che non sia successo nulla. Anche se la mia è stata tra le categorie più colpite, posso dirmi fortunato perché non ho avuto lutti in famiglia. È stato questo il vero millenium bug, è cambiato tutto e anche quando torneremo alla normalità niente sarà più come prima».

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