L'ANALISI
31 Marzo 2026 - 05:25
Nel riquadro, Don Storari, don Ferretti e Manfredini. Dietro, don Ferretti in Brasile
PIZZIGHETTONE - Dalla favela brasiliana alla cittadina d’origine, per raccontare i sei anni di missione: don Davide Ferretti domenica pomeriggio è stato protagonista di un incontro quaresimale all’oratorio San Luigi, organizzato dall’unità pastorale Madonna del Roggione. Con lui l’educatrice cremonese Gloria Manfredini, che ha condiviso tre anni della stessa emozionante e significativa esperienza in Brasile.
Ad aprire l’incontro è stato il parroco di Pizzighettone don Angelo Storari, che ha salutato i presenti sottolineando il valore speciale dell’appuntamento: «Oggi accogliamo un nostro compaesano, cresciuto qui ma che è stato a lungo in un’altra parte del mondo. Un’occasione preziosa per arricchire anche il nostro cammino, proprio all’inizio della settimana santa».

La parola è passata quindi proprio a don Davide, che ha descritto Salvador de Bahia, dove è stato parroco presso la chiesa di Jesus Cristo Resuscitado, in una comunità di circa 35mila abitanti situata nella periferia più fragile e povera. Fra difficoltà sociali, miseria, violenza. Tra le quali, però, filtrava una profonda umanità, unita ad una grande voglia di riscatto: «Perché la favela non è solo degrado. Ci sono uomini, donne e bambini che ogni giorno cercano di vivere con dignità».
In questo complesso contesto la diocesi di Cremona ha cercato di essere presenza viva e concreta, dando vita ad una missione davvero determinante soprattutto per le nuove generazioni. Provando a trasmettere fede, ma più in generale valori e conoscenze che siano base per un futuro migliore. Sono stati così organizzati vari appuntamenti di catechesi, grest estivi (la chiamati ‘colonia de férias’), partite di calcio, lezioni di danza nell’ambito del progetto ‘Le stelle del bairro’, laboratori di vario genere.
Accanto a tutte queste attività sono stati programmati naturalmente anche interventi concreti di carità, come la distribuzione della ‘cesta básica’, vale a dire pacchi con generi di prima necessità destinati alle famiglie più in difficoltà. «I problemi non si risolvono certo con un chilo di riso – ha detto don Davide –, ma anche in questo modo si costruiscono relazioni». E si arriva alla fiducia reciproca, fondamentale per crescere insieme.

L’educatrice Manfredini durante i tre anni di permanenza a Salvdor de Bahia si è concentrata soprattutto sui più piccoli, programmando laboratori creativi, attività scolastiche e momenti di ascolto. «Prima di proporre ho voluto conoscere – ha premesso durante l’incontro a Pizzighettone –, perché non si può aiutare davvero senza comprendere i bisogni reali». È nato così uno spazio libero per i bambini, dove unire lettura e attività artistiche, che ha fatto anche emergere le molteplici potenzialità dei piccoli brasiliani: «Ma purtroppo per loro mancano spesso le opportunità. Il nostro obiettivo è stato accendere sogni, senza dimenticare la fatica che si compie nel realizzarli».
Complessa anche la situazione religiosa incontrata, vista la forte presenza di movimenti evangelici e il progressivo ridimensionamento della presenza missionaria cattolica. Don Davide è stato infatti tra gli ultimi sacerdoti diocesani inviati all’estero, ma nonostante il suo recente rientro (a fine gennaio) l’impegno non si interrompe: la diocesi e la comunità locale stanno lavorando per continuare a sostenere i progetti avviati, in particolare quelli legati ad educazione, sport e formazione.
Il testimone, ora, è passato ai sacerdoti del posto. Che nel novembre scorso avevano incontrato una delegazione diocesana partita da Cremona: il vescovo monsignor Antonio Napolioni, insieme a don Umberto Zanaboni che è l’incaricato diocesano per la Pastorale missionaria, aveva fatto visita alla missione restando in Brasile per alcuni giorni. Domenica pomeriggio i pizzighettonesi hanno ascoltato con attenzione le preziose testimonianze, arricchite da fotografie scattate proprio in Sud America, e al termine hanno preso parte ad un momento conviviale: l’aperitivo ‘made in Brazil’.
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