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LE STORIE DI GIGIO

Quella pedalata solidale sulle sabbie del Sahara

Mangiacotti partirà per il Senegal in bici: così raccoglierà fondi per una scuola africana. Giovedì la partenza, l’arrivo 27 giorni dopo. «I rischi? L’ambiente ostile e la corruzione»

Gilberto Bazoli

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redazione@laprovinciacr.it

30 Marzo 2026 - 05:25

Quella pedalata solidale sulle sabbie del Sahara

CREMONA - Per conoscere il mondo da una bicicletta, ma anche per fare del bene. Avventura e altruismo, fatica e generosità, sudore e cuore. Sono gli ingredienti del nuovo, incredibile viaggio in sella a una bici e in solitaria programmato da Piergiuseppe Mangiacotti, 34 anni, tecnico della Snam: da Cremona (per la precisione, da Pozzaglio, dove abita) a Dakar, capitale del Senegal. 4.500 chilometri, di cui 2.500 nel deserto compresi i cinque di una strada circondata dalle mine. Una sfida che l’esperto di metanodotti non avrebbe lanciato a stesso se non fosse nobilitata dallo scopo di raccogliere fondi per una scuola in Africa e regalare un sorriso ai bambini del povero villaggio in cui si trova. «Non vedo l’ora di partire». Deve avere solo un po’ di pazienza, il conto alla rovescia è agli sgoccioli: il via giovedì prossimo, il ritorno il 29 aprile. Ventisette giorni.

A queste imprese l’entusiasta tesserato del Club ciclistico cremonese, ultimo di cinque figli, nato e cresciuto al Cambonino, si sta abituando. Nel 2022 ha pedalato sino in Puglia, a Poggio Imperiale, da dove emigrarono i suoi genitori, Giuseppe e Anna; nel 2023 ha percorso, sempre sulla due ruote, il Cammino di Santiago di Compostela spingendosi a Finisterre; nel 2024 ha sventolato il tricolore a Capo Nord dopo aver attraversato l’Europa; l’anno scorso è stata la volta di Atene, dell’Acropoli e dei 2.700 euro donati all’associazione Agropolis grazie alla vendita delle magliette dedicate al suo progetto. E adesso Dakar. «Mi sono allenato per essere preparato fisicamente anche se più che le gambe conta la testa».

Mangiacotti prevede, scalati i Pirenei, di giungere a Barcellona il 5 aprile, a Pasqua. «Per domenica ho prenotato un posto sulla nave da cui, la sera del 6, sbarcherò a Tangeri, in Marocco. Mi sarebbe piaciuto arrivare allo Stretto di Gibilterra in bici, ma non ho abbastanza giorni di ferie». Di nuovo in sella il 7, destinazione la città di Tan-Tan, a sud del Marocco. «Sino ad allora non dovrei incontrare molti problemi perché quella regione è abbastanza abitata». Da lì comincia il Sahara occidentale, da lì tutto diventa incerto. «Mi sono documentato: al confine tra il Marocco e la Mauritania dilaga la corruzione. Può capitare che ai numerosi posti di blocco i militari ti fermino per ore prima di restituire il passaporto».

Superata la frontiera, un’altra insidia, una manciata di chilometri ma densa di pericoli. «Una strada sterrata e polverosa nella zona con la più alta concentrazione di mine al mondo. In quella striscia di terra, contesa dalla Mauritania e dal Marocco, non bisogna assolutamente arrestarsi né deviare dal cammino perché non ci sarebbe alcuna possibilità di ricevere aiuto. Mi spaventa il vento: dune da una parte e dune dall’altra, se ci si imbatte in una turbolenza, la sabbia entra sulla carreggiata. Per questo motivo ho messo alla mia bici copertoni un po’ più spessi. Farò fatica ma con un battistrada più resistente si corrono meno rischi di scivolare e finire, appunto, nella sabbia».

Il giovane ciclista preferisce muoversi leggero. «Niente tenda, solo un sacco a pelo, un materassino e il minimo necessario». Al confine tra la Mauritania e il Senegal un nuovo ostacolo. «Entrerò dalla città di Rosso. per farlo bisogna attraversare in barca il fiume Senegal in un punto considerato anch’esso uno dei più corrotti che esistano. Mi chiederanno dei soldi, dovrò trattare? Non so cosa mi attende ma escogiterò un modo per toccare l’altra sponda». Da qui gli ultimi chilometri, meno complicati, verso Dakar, la meta finale. «L’incognita di questo viaggio è la sicurezza».

bici

Le immagini della scuola per cui Mangiacotti raccoglierà fondi

C’è poi l’aspetto benefico. Un aspetto che ha il volto radioso di Khadim Gning, 36 anni, cittadino italiano di origini senegalesi, a Cremona dal 2000, prodigatosi per raccogliere fondi destinati alla ristrutturazione della scuola nel villaggio di Fissel Mbadane, dov’è nato. Intorno si estende la foresta; la corrente elettrica fatica ad arrivare; l’acqua viene portata in un unico pozzo, accessibile in determinati orari, si fanno i turni per attingerla e averne una riserva da usare. Grazie a Khadim, tecnico di impianti fotovoltaici, è stato ricostruito il muro perimetrale dell’edificio che tiene lontano gli animali selvatici e permette agli allievi di studiare in tranquillità. «Sono un amico di Khado, come lo chiamiamo noi, siamo cresciuti e abbiamo giocato insieme — riprende Piergiuseppe —. Ero a conoscenza del suo piano di cui ho letto sul giornale, è stato naturale pensare a lui quando dovevo decidere dove andare nel 2026 e con quale finalità. Quella scuola ha sempre bisogno di qualcosa, noi abbiamo troppo mentre là non c’è nulla».

La gara di solidarietà funzionerà in questo modo: «Anche se non sono certo un appassionato dei social, condividerò il diario per immagini delle varie tappe sulla mia pagina instagram accompagnandoli con un link che rimanderà a una piattaforma, ‘Gofundme’, e alle indicazioni per effettuare la donazione. L’obiettivo è raggiungere 9.000 euro. Perché questa cifra? Siccome i chilometri sono 4.500, ho pensato che si potranno comprarli con un costo di 2 euro al chilometro. L’intero ricavato sarà devoluto a quell’istituto. Io ci metto le gambe, ma i veri protagonisti saranno tutti coloro che mi appoggeranno. Non dimenticare chi ha poco mi riempie di gioia e fa luccicare gli occhi».

«La prima fase dei lavori, la recinzione e la messa in sicurezza, è terminata. È stata anche ristrutturata una delle 6 aule, ora serve la somma per sistemare le altre cinque», spiega Khadim. «Quando Piergiuseppe mi ha parlato della sua idea, sono rimasto a bocca aperta. Ho compiuto anch’io quell’itinerario, ma in auto con mio fratello. In bicicletta diventa una sfida che fa tremare i polsi. Occorre tanto, tanto coraggio. Quello del mio amico è un gesto bellissimo che si aggiunge agli altri di molte persone. Sono fortunato per tutto questo, non me lo sarei mai aspettato».

Tagliato il traguardo, il ciclista dal cuore grande dovrà consegnare l’assegno e troverà ad attenderlo a Dakar qualcuno che poi lo accompagnerà dai bambini in festa al villaggio. Stavolta su un fuoristrada.

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