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Diffamazione social omofoba, paletto procedurale: 74enne assolto

Mancata utilizzabilità delle dichiarazioni raccolte dai carabinieri fa cadere la prova sull’identità dell’autore. Possibile ora la strada civile per il risarcimento a favore delle vittime

Francesca Morandi

Email:

fmorandi@laprovinciacr.it

25 Marzo 2026 - 16:45

Diffamazione social omofoba, paletto procedurale: 74enne assolto

CREMONA - Quando i carabinieri lo hanno convocato, Vladimiro, cremonese di 74 anni, «ha ammesso di essere l’autore del post social e ha anche accennato a delle scuse». Un post omofobo, diffamatorio. Ma c’è un ma: un nodo procedurale. Nel processo penale, chi fa le indagini (la polizia giudiziaria) non può riferire la testimonianza ‘de relato’.

Il carabiniere non ha potuto riportare la dichiarazioni riversate da Vladimiro nel verbale di sommarie informazioni testimoniali redatto quando lo hanno sentito, ben otto anni fa. Nel processo penale, quel documento è carta straccia, si cestina. E così, senza la prova certa sull’identità dell’autore del post, il 74enne oggi è stato assolto dall’accusa di aver diffamato gli attori teatrali Sergio Sormani e Giorgio Donders, da più di 33 anni coppia nel lavoro e nella vita.

Ser&Gio portano sui palchi di tutta Italia, in radio, in Tv e sul web la propria storia personale e i propri contenuti artistici a difesa del diritto di esprimere la propria identità. L’11 settembre del 2018, Sergio e Giorgio si sono uniti civilmente a Vimercate. E hanno pubblicato un post su Facebook. Tra i commenti, quello riconducibile a Vladimiro: «C... di m... frocioni».

Per il 74enne cremonese che ha 3-4 pagine di precedenti, diverse condanne per diffamazione, il pm aveva chiesto 6 mesi di reclusione, l’avvocato di parte civile, Luca Castelli, il risarcimento dei danni (30mila euro da versare in beneficenza). E l’avvocato della difesa, Stefania Giribaldi, l’assoluzione, «perché non è stato acquisito alcun elemento che consenta di ricondurre il post al profilo del mio assistito. Sappiamo come su Facebook sia facile usare profili di altri».

Come si è arrivati a Vladimiro, lo ha spiegato il brigadiere capo della stazione dei carabinieri di Vimercate. Qui, sei anni fa, i due artisti hanno presentato la querela con le indicazioni sull’autore del post, il nome di Vladimiro, appunto. «Non abbiamo fatto le indagini informatiche, siamo andati direttamente sulla persona. Siamo arrivati alla sua residenza, i colleghi lo hanno sentito a sommarie informazioni testimoniali».

E qui sta il nodo procedurale. Qui il carabiniere si è dovuto fermare. «Le regole processuali prevedendo che la prova si formi in dibattimento, impediscono che quelle dichiarazioni possano transitare nel processo senza che ci sia ulteriore prova».

Ma «ciò non toglie che a livello civilistico, quel documento abbia - e ha - rilevanza ed eventualmente, aprirà la strada del risarcimento in una causa civile». Risarcimento «finalizzato a dare da una parte un segnale che le condotte generano una responsabilità da parte di chi li mette in atto e dall’altra, a sostenere tutte quelle iniziative volte a tutelare le persone che ancora oggi sono vittime di discriminazione per il proprio orientamento sessuale».

L’avvocato definisce «offensive e gratuite le parole dell’imputato, ma anche di altri che hanno commentato». Parole che «denotano la voglia di dare spazio alle proprie frustrazioni, insultando delle persone che, tra l’altro, erano in un contesto che per loro doveva essere di felicità: la proposta di suggellare questo amore che da tanti anni c’era tra loro. Questo dimostra come serva ancora dell’educazione, a tutti i livelli, sulla affettività e sul rispetto delle persone anche nella loro diversità: fortunatamente siamo tutti diversi».

L’avvocato si rivolge alle Procure, le «sensibilizza ad effettuare indagini più pregnanti per identificare chi commette questi reati sui social». Perché «i social danno spazio a chiunque, senza freni, generando questa idea di non essere perseguiti perché tanto chi ti dice che sono io. Questo secondo me è grave e bisogna responsabilizzare di più chi scrive sui social».

 

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