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LA CITTÀ DELLA LIUTERIA

Gli strumenti di Conia nel cuore dell’Albania

Li utilizzerà il quartetto Musica Nova, ensemble nato nell'OSFA

Nicola Arrigoni

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narrigoni@laprovinciacr.it

24 Marzo 2026 - 05:05

Gli strumenti  di Conia nel cuore dell’Albania

Musica Nova à Quattro in bottega. Da sinistra: Xhudi Dodaj, Stefano Jr Conia, Xhulia Dodaj, Stefano Conia, Stela Bello, Remino Sula e Simone Gramaglia

CREMONA - Lo sguardo è raggiante. Fra le mani si coccolano gli strumenti di Stefano Conia, che avranno modo di utilizzare grazie al progetto ‘Le Dimore del Quartetto’. Sono le violiniste Xhudi Dodaj e Xhulia Dodaj, la violista Stela Bello e il violoncellista Remino Sula: ‘Musica Nova à Quattro’, ensemble nato in seno all’Orchestra delle Forze Armate Albanesi e all’interno della piattaforma Musica Nova Ensemble.

Nella bottega del liutaio cremonese si danno appuntamento per la messa a punto degli strumenti. A fare da tramite è Simone Gramaglia, violista del Quartetto di Cremona, che racconta come è nata l’idea di sostenere Musica Nova à Quattro, uno dei pochi ensemble cameristici indipendenti albanesi.

«Tutto ha inizio dal mio viaggio a Tirana, su invito dell’Orchestra delle Forze Armate Albanesi, per suonare come solista insieme a Federica Franchi — racconta —. In quell’occasione conosco le prime parti e tengo anche alcune masterclass di musica da camera. Il direttore d’orchestra, Harlen Nicoli, fa un po’ da manager e segue i giovani musicisti».

L’orchestra d’archi all’interno della quale è nato il quartetto Musica Nova

Gli incontri di persona hanno la forza del contagio e aiutano a scoprire nuove realtà. È quanto sottolinea Gramaglia: «Scopro un ambiente di grande talento che ha bisogno di essere sostenuto e comincio a lavorarci. Essendo anche direttore artistico delle Dimore del Quartetto, decido di coinvolgere l’ensemble Musica Nova, convinto che il progetto possa aiutare questi musicisti a trovare nuovi orizzonti».

«L’Albania ha una grande tradizione musicale: è piena di musicisti classici, compositori, strumentisti ad arco, chitarristi, pianisti. Sta rinascendo e crescendo dopo un momento di crisi, anche grazie a importanti investimenti esteri, e l’Italia sta contribuendo — prosegue Gramaglia —. Un esempio su tutti: la Accademia dell’Università è stata completamente restaurata. È diventata una struttura internazionale, splendida, più bella di molti conservatori italiani che invece cadono a pezzi. Credo, come dice Muti, che l’Italia abbia una responsabilità nei confronti di chi fa musica».

Sul tema interviene anche il direttore e ‘manager’ di Musica Nova à Quattro, Harlen Nicoli: «In Albania sono pochi gli ensemble indipendenti. C’è la volontà di alimentare un comparto strumentistico che vada oltre le realtà legate alle forze armate — spiega —. Sentiamo la necessità di uscire dal nostro Paese per incontrare altri musicisti e altri contesti musicali. Il contatto con le Dimore del Quartetto è fondamentale. Musica Nova si concentra sul repertorio barocco e su quello dei compositori del Novecento».

Il direttore Harlen Nicoli e Stefano Conia

La tradizione degli ensemble d’archi non può essere disgiunta da quella liutaria. Per Gramaglia, quando si parla di liuteria, Cremona è il luogo ideale per far incontrare musicisti e liutai: «È grazie alla grande generosità di Stefano Conia che nasce questa possibilità, all’interno delle Dimore del Quartetto, di mettere in dialogo giovani musicisti e grandi maestri liutai. Un confronto che dovrebbe legare strettamente chi costruisce gli strumenti a chi è chiamato a suonarli. Nella liuteria contemporanea si perpetua una tradizione che passa di padre in figlio, come accade per i Conia, ma anche per la famiglia Grisales, anch’essa coinvolta nel progetto».

Stefano Conia, insieme al figlio Stefano jr., sorride e ascolta mentre cura la messa a punto degli strumenti, cercando la posizione giusta di ponticello e mentoniera per mettere a proprio agio i musicisti. «È bello poter mettere a disposizione dei giovani i propri strumenti — afferma Conia senior —. Questo dà senso alla nostra attività, alle ore passate chini sul banco di lavoro. Se con il nostro mestiere possiamo aiutare i giovani talenti a esprimersi, siamo felici». Mentre parla, invita Harlen Nicoli a seguirlo e gli mostra un pannello con alcune bacchette da direttore, regalandogliene una. Nicoli lo guarda con riconoscenza e stupore. È nata un’amicizia.

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